Freddie Mercury: 20 anni dopo la sua morte il mito resiste, ma per Zanzibar è una vergogna

Scarica in PDF
Ricevi gli aggiornamenti direttamente sul tuo MESSENGER!
ZANZIBAR, 25 NOVEMBRE - Domani saranno vent'anni che il mondo vive senza la voce di Freddie Mercury....

ZANZIBAR, 25 NOVEMBRE - Domani saranno vent'anni che il mondo vive senza la voce di Freddie Mercury. Vent'anni fa se ne andava via lasciando un vuoto incolmabile nel panorama della musica mondiale. Un vuoto che tutt'oggi nessuno è stato in grado di sopperire o in qualche modo sostituire. Perché di Artisti come Freddie Mercury non è facile trovarne e forse mai se ne troverà. E allora resta il ricordo, la memoria.

Un ricordo, che in tutto il mondo da domani risuonerà ne siamo certi, tranne che a Stone Town, la città che gli diede i natali.

Li dove è nato non ci sarà alcun omaggio al cantante, all'artista, all'uomo Freddie Mercury. Dimenticato, anzi ancor peggio rinnegato per il suo essere omosessuale e per essere morto di Aids.

La cittadina di Stone Town, cuore e capitale di Zanzibar, non ricorderà il leader dei Queen nonostante sia stata la sua casa per tanto tempo, prima del trasferimento in India dove è poi cresciuto. All'anagrafe Farrock Bulsara, figlio di una famiglia di etnia parsi, nacque in questo piccolo centro cittadino, che domani non celebrerà con nessun concerto o iniziativa speciale i 20 anni dalla sua morte. Altre località avrebbero giocato molto su questo espediente per incoraggiare il turismo, ma per la città la cosa migliore da fare è dimenticare un uomo omosessuale tragicamente scomparso per Aids.
Freddie Mercury per Zanzibar è quasi una "vergogna", che è meglio rimuovere, perché del resto in Tanzania i gay sono definiti illegali.

Un parte di mondo estraneo al mondo stesso a questo punto, che si nasconde nonostante siano passati 20 anni dalla morte del frontman dei Queen, vent'anni che hanno visto arrivare dall'Occidente i simboli del consumismo, le vie dello shopping, gli shorts per le ragazze. Vent'anni che però non sono bastati a trasformare quella che è l'idea - condizione dell'uomo, così lontana da quella proposta da Freddie Mercury : simbolo di libertà, di coraggio, di forza e simbolo per molti gay.
Se in patria non gli viene ricordato nulla, caso opposto è in tutto il mondo pronto a celebrare e a ricordare l'uomo Freddie. Basti pensare a Montreux, in Svizzera, dove c'è una statua a lui dedicata sempre cosparsa di fiori, messaggi, testi di canzoni, ricordi, pensieri. La gente passa, si ferma, lo osserva, gli scatta una foto e ricorda.

Ricorda quegli anni magici, che non devono e non possono essere dimenticati.
In patria non interessa a nessuno cosa abbia fatto in vita l'artista Freddie Mercury, anche se a Zanzibar sulla spiaggia c'è un piccolo locale col suo nome, che di tanto in tanto lo ricorda con delle serate a tema; serate che non ricadono mai vicino il giorno della sua nascita o morte, essendo delle date che potrebbero attirare troppa gente e quindi dare troppo nell'occhio. Si preferisce così festeggiarlo con calma e tranquillità, in uno mood che non ricorda minimamente l'artista Freddie Mercury.
Il successo arrivò prepotentemente nel 1975 con la band dei Queen e con il brano "Bohemian Rhapsody" a cui fecero seguito altri grandi successi come "Somebody to love", "Radio ga ga", "We are the champions" e "Under Pressure".

Freddie Mercury dal vivo era di una presenza scenica unica. Carismatico, affascinante e dal talento innegabile fu il leader del gruppo dei Queen, un gruppo che ha segnato la storia della musica rock pop mondiale.

Improvvisamente a partire dal 1986 le sue apparizioni cominciarono a diminuire, ma nonostante ciò continuava a registrare ed incidere nuovi brani. Decise però di non tornare più su un palcoscenico e scelse il silenzio e l'amore del suo compagno Jim Hutton, con cui viveva a Londra. Nel 1989 cominciò a circolare la notizia che Mercury fosse malato di Aids. Il tutto fu confermato il 23 Novembre del 1991 tramite un comunicato ufficiale, in cui lo stesso cantante confermava la notizia, chiedendo ai fan di stargli vicino e di non abbandonarlo. Solo un giorno dopo, il 24 Novembre del 1991, a soli 45 anni arrivò la notizia della sua morte a causa di una broncopolmonite aggravata a a causa di alcune complicazioni legate all'Aids.
Una morte che ha portato via l'uomo, capace di segnare un'epoca con la sua voce, la sua personalità e la sua vita fatta di eccessi e di sregolatezze.

A noi resta il ricordo, ma sopratutto la sua musica, che suona e risuonerà per sempre, regalandogli così l'immortalità.

Emanuele Ambrosio

InfoOggi.it Il diritto di sapere