Gli operai Natuzzi bloccano i cancelli degli stabilimenti

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SANTERAMO IN COLLE (BA) 12 FEBBRAIO 2014 - Era tutto previsto e, anzi, ci si meravigliava come mai i...

SANTERAMO IN COLLE (BA) 12 FEBBRAIO 2014 - Era tutto previsto e, anzi, ci si meravigliava come mai i sindacati avessero aspettato così tanto per prendere un’iniziativa. Dalla prima mattinata i lavoratori del colosso del mobile imbottito stanno presidiando i cancelli degli stabilimenti. 

La mobilitazione è partita infatti alle prime luci di mercoledì 12 febbraio, dopo la riunione che si è tenuta nella sede della CGIL di Santeramo in Colle. Con il parere favorevole dei lavoratori, si è deciso di bloccare i cancelli degli stabilimenti di Jesce, nel territorio della vicina Matera, e di Laterza, in provincia di Taranto.

Il blocco interessa solo i camion in entrata e in uscita dagli stabilimenti e a presidiare i cancelli ci sono gli iscritti e i simpatizzanti della CGIL. L’azione dimostrativa andrà avanti almeno fino a venerdì 14 febbraio, giorno in cui a Bari, nella sede di Confindustria, è previsto un nuovo incontro tra parti sociali e azienda, dopo il vertice infruttuoso dell’ultima volta.
 
L’azione di blocco ai cancelli è stata decisa perché l’azienda, senza il parere dei sindacati, ha iniziato a mandare le lettere per la CIG a ore zero a centinaia di lavoratori, lasciando di fatto i sindacati all’oscuro di tutto. Le parti sociali hanno letto in quest’azione l’ennesimo atto di arroganza dell’azienda, che prende decisioni di tale genere senza un minimo di confronto. A dare battaglia al momento è la CGIL, che con la Fillea, rappresentante dei lavoratori di categoria, sta presidiando i cancelli e lo farà 24 ore su 24, tanto che gli operari che partecipano ai blocchi si stanno organizzando per mantenere il presidio attivo anche di notte. Orami sono veterani dei blocchi, come accaduto due anni fa e sempre per lo stesso motivo. Sono i corsi e i ricorsi storici di vichiana memoria.

Sui giornali, nelle scorse settimane, c’era stato uno scambio di note e comunicati stampa tra azienda e sindacati, in cui l’azienda accusava il sindacato di rifiutare ogni confronto, e i sindacati che ricambiavano le accuse, affermando che l’azienda cambiava i piani industriali ogni due settimane e che il programma di rientro delle produzioni dalla Romania, promesso lo scorso anno, in realtà non si è mai avviato.

Ai cancelli dello stabilimento di Jesce è andato anche il sindaco di Santeramo Michele D’Ambrosio, che ha sempre incentivato e favorito ogni tipo di iniziativa e di incontri, in Regione e non solo, per cercare la soluzione ottimale al problema, ben sapendo che la CIG e la successiva mobilità dei lavoratori affosserà la già precaria economia del paese murgiano, visto l’enorme numero di operai santermani impiegati negli opifici sul territorio. Un esempio concreto è stato l’incontro che il primo cittadino ha avuto nella mattinata dello scorso 10 febbraio, quando a Palazzo Municipale ha incontrato una delegazione di lavoratori Natuzzi e in viva voce hanno chiamato telefonicamente l’assessore al Lavoro della Regione Puglia Leo Caroli, il quale ha assicurato ai lavoratori che l’accordo di programma è a un punto cruciale della sua attuazione e che diverse imprese (circa un paio) vorrebbero investire in Puglia. Sono a disposizione delle imprese diversi incentivi, ma potranno riceverli a patto che l’investimento sia reale, nel senso che ci siano effettivamente macchinari e operatori al lavoro.

Il pesante piano di rilancio stilato nell’autunno 2013, che visto chiudere gli stabilimenti di Ginosa (TA) e di Matera, ha portato pochi risultati. Anche l’accordo di programma, in cui sono previsti incentivi non certo wsigui, ha visto l’interesse di poche aziende disposte a investire sul territorio. Le Newco, ovvero le nuove imprese che dovrebbero rimpiazzare le esistenti con nuove produzioni, si sono affacciate timidamente sul territorio, ma di concreto c’è ben poco.

Rimangono una serie d’interrogativi che attanagliano le menti migliori del territorio: che faranno i lavoratori? E che farà l’intero territorio murgiano, che per decenni è stato abituato alla mono produzione del salotto? Che futuro si prospetta per la fragile economia santermana?

Molti lavoratori accusano l’azienda che per decenni ha ricevuto incentivi economici dallo Stato. L’azienda accusa i lavoratori perché, quando erano in cassa integrazione, hanno lavorato a nero presso aziende concorrenti. Uno scambio di accuse che non porta a nulla.

Rimane il problema che per decenni molti artigiani, spesso veri maestri, hanno preferito chiudere il proprio laboratorio per andare a lavorare nelle industri Natuzzi. E non valeva solo per il falegname o il tappezziere, ma davanti ai banconi a tagliare o a cucire ci sono finiti anche cuochi, parrucchieri,idraulici, una grossa fetta dell’artigianato locale è scomparsa proprio perché assorbita dal colosso del mobile imbottito. Certamente l’azienda non ha fatto rastrellamenti nei laboratori del paese per cercare manodopera a basso costo, però è un dato di fatto che nella cittadina murgiana il settore secondario è ridotto ai minimi termini.

Ripartire si può e si deve. La gente murgiana ha affrontato circa un ventennio fa la crisi del tessile, quando centinaia di maglifici chiusero i battenti e trasferirono le produzioni in Tunisia. Ha reagito una volta, saprà farlo anche adesso.

Giovanni Dimita

 

 

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