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Il Sulcis in parlamento: interpellanza urgente

Marco Secci
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Il Sulcis in parlamento: interpellanza urgente
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ROMA, 09 NOVEMBRE 2012 - È stata discussa ieri un'interpellanza urgente al Parlamento sulle vertenze industriali sarde, firmata da 57 deputati del Pdl, tra cui Mauro Pili che è intervenuto alla Camera e che si è chiesto l'utilità della visita in Sardegna dei ministri Passera e Barca e del sottosegretario De Vincenti, prevista per martedì prossimo. [MORE]

Pili, esprimendo la sua impressione sull'atteggiamento del Governo che definisce dilatorio, ha ricordato che «sino ad oggi, non vi è stato alcun passaggio concreto, sostanziale che abbia visto questo Parlamento coinvolto sulla vertenza più importante e cioè quella dell'Alcoa e, più complessivamente, quella del sistema energetico della Sardegna».

Da tempo, infatti, Pili insiste sull'esigenza di risolvere il “nodo energetico” tramite un accordo con l'Enel e trova che, in un anno, l'attuale Governo non si sia mosso in quella direzione e che abbia inseguito, invece «soggetti internazionali o meno, da quelli che producevano energia con gli aquiloni sino a quelli che paventavano soluzioni texane, per realizzare un pacchetto energetico che, invece, si è rivelato assolutamente inesistente […] ma non vi siete occupati di quello che era il cuore del problema, cioè fornire a basso costo o a costo di riequilibrio l'energia elettrica a quella fabbrica» che, a suo avviso, rappresenta l'unica soluzione possibile e porta ad esempio «l'Alcoa spagnola, che ha avuto e che ha dall'Endesa, che [...] è di proprietà dell'Enel, un contratto bilaterale che le consente di restare sul mercato e, anzi, di fronte anche alla crisi internazionale viene confermata la produzione di alluminio in quell'area geografica».

Di conseguenza, rimanendo quel nodo irrisolto «questa visita in Sardegna appare il prosieguo di quella linea messa in campo dal Governo di non affrontare la questione energetica con la determinazione necessaria e, anzi, risulta [...] ulteriormente dilatoria, perché non vi è un barlume di tentativo di convergere su quella che appare a tutti l'unica soluzione possibile, lasciata appunto all'unica possibilità che l'Unione europea ha aperto».

L'accusa è che «il Governo non ha utilizzato né gli strumenti di persuasione, che potevano e dovevano essere utilizzati per costringere l'Enel a più miti consigli nella gestione di un rapporto monopolistico nei confronti della Sardegna, che ha messo sotto schiaffo non soltanto l'industria di Portovesme, ma il sistema industriale della Sardegna che, passando da Ottana per arrivare alla Eon di Porto Torres, sta rischiando di mettere in ginocchio l'intera attività industriale della Sardegna stessa. Tutto questo non può essere sottaciuto e non può essere tenuto nascosto».

Il deputato appare piuttosto critico anche verso il “piano Sulcis”: «non vi è - in quello pseudopiano Sulcis - nessuna linea che possa sostituire i 3 mila posti di lavoro che andrebbero persi con la reazione a catena della chiusura dell'Alcoa e, conseguentemente, con la mancata realizzazione delle nuove centrali elettriche e, soprattutto, con il rischio a cui si metterebbe il sistema integrato della miniera centrale cattura e stoccaggio della CO2».

Il sottosegretario Claudio De Vincenti ha ricordato che si è ottenuta la proroga sulla superinterrompibilità e difeso il “piano Sulcis” dicendo che le risorse per questo esistono e che inoltre si fa affidamento sui capitali privati che dovrebbe attrarre.

Pili si è mostrato insoddisfatto della risposta: «si tratta della dilazione di un ulteriore anno per il progetto integrato della miniera di carbone Sulcis centrale. Era l'obiettivo che si era posto l'Enel».

Ad un accenno del sottosegretario alla riqualificazione professionale e riqualificazione produttiva, risponde che «da una parte ha detto che nel territorio ci sono delle grandi competenze e, dall'altra, parla di un intervento che il Governo, che non ha nessuna competenza su questo, vuole perseguire per riqualificare professionalmente quelle figure professionali che hanno da sempre caratterizzato appunto quel polo industriale del Sulcis. Significa che state venendo a seppellire l'attività industriale per perseguire un progetto, un piano Sulcis, che è inesistente, sia sul piano finanziario, economico e della fattibilità, sia sul piano della realizzabilità».

Ed ha motivato il proprio scetticismo dicendo che «non ci può essere nessuna riconversione agricola e non può esserci nessuna riconversione turistica perché non è possibile irrigare altre aree, dato che l'Unione europea vieta di irrigare nuovi territori, e perché il piano paesaggistico regionale, blindato dalla precedente giunta regionale e confermato da questa, ma con l'avallo del Governo stesso, impedisce la realizzazione anche del recupero dei siti minerari dismessi. E lo stesso cambio di destinazione d'uso di quelle aree minerarie è vietato dalla legge».

Ha poi commentato con lo stesso scetticismo anche i finanziamenti «dite: istituzione di un'area franca nell'area del porto industriale di Portovesme. Lo stanziamento previsto da questo fantomatico piano è di un milione di euro. Siamo al ridicolo: fondare un progetto di sviluppo di aree industriali, di un polo di zona franca in quell'area significa stanziare un milione di euro? Siamo di fronte a parole spese soltanto per aprire la bocca».

Quanto all'«intervento per la portualità industriale di Portovesme […] stiamo parlando di un intervento di 7 milioni di euro che, secondo voi, dovrebbe far rinascere uno strumento, una precondizione dello sviluppo, quando a fianco [...] c'è il pontile dell'Eurallumina pronto e allestito per essere immediatamente utilizzato».

Trova irrealistico voler «sostituire l'Alcoa, la Carbosulcis, l'Eurallumina con un progetto di realizzazione di un sistema di borghi di miniera stanziando 4 milioni» ed anche «la riqualificazione del sistema portuale e turistico del Sulcis Iglesiente [con] 19 milioni di euro, [perseguendo] un progetto privo di qualsiasi ricaduta economica e, soprattutto, privo di qualsiasi ricaduta occupazionale».

E sui finanziamenti, infine, «il sottosegretario dice che, in realtà, sono 350 milioni. In realtà […] basta prendere le delibere del CIPE: tutte le altre risorse che appartengono ai 350 milioni di euro o sono state già spese o riguardano altri progetti di riqualificazione ambientale che concernono la dimensione del settore piombo-zincifero, che niente ha a che fare con quello carbonifero e con quello dell'industria energivora».

Ha poi concluso commentando la proroga «di tre anni l'interrompibilità, che è di un mese fa. Quindi, avete fatto passare otto, nove, dieci mesi senza che quella soluzione, che io reputo assolutamente inesistente sul piano della sostanza e della risoluzione del problema, sia stata proposta».

«Lei lo avrà dimenticato, signor sottosegretario, tuttavia, in quest'Aula ci sono i verbali e io ho avuto la premura di prenderli. Il sottosegretario dice: «abbiamo, cerchiamo la possibilità di costruire un regime diverso dal costo dell'energia dell'isola che, in particolare, consenta la competitività della filiera dell'alluminio. In questa chiave, stiamo attivando i nostri rapporti con l'Unione europea per avere la proroga dei tre anni». E il sottosegretario De Vincenti dice ancora: «[...] non escludiamo di chiedere una proroga, come del resto la Camera ci ha sollecitato questa mattina» - stiamo parlando di dieci mesi fa -, «ma naturalmente sappiamo bene che non è lì la soluzione del problema. Non è una soluzione, ma è solo un tamponamento». È vergognoso ed è indecente che un rappresentante del Governo dimentichi quello che ha detto qui dieci mesi fa, perché significa offendere coloro che, dieci mesi fa, hanno creduto che quella fosse una soluzione tampone e che, oggi, si sentono dire dallo stesso rappresentante del Governo che è la soluzione per i problemi».

«Non solo non è la soluzione, ma non c'è un gruppo internazionale, non c'è un soggetto serio che possa arrivare nel Sulcis e rilevare l'Alcoa, se non ha almeno una prospettiva industriale di dieci anni. Dieci anni di supporto al costo dell'energia. E per quale motivo l'Enel non firma l'accordo bilaterale? Perché trova la sponda nel Governo [...] che ha detto che i costi di produzione di quella centrale sono di 130 euro a megawattora - l'avete messo nei vostri report -, quando, invece, qualsiasi centrale a carbone in Europa non è sopra i 55 euro a megawattora».

Questi i punti salienti dell'intervento di Mauro Pili.

Ricordare quanto la battaglia per il Sulcis e tutta l'isola sia doverosa e condivisibile è banale, ma senza un minimo di autocritica non c'è molta possibilità di evitare di commettere sempre gli stessi errori. E l'attuale Governo, che ha comunque riaperto la vertenza Eurallumina, se sbaglia lo fa nel ripetere le azioni dei suoi predecessori.

Proprio per questo, specialmente considerando la veemenza dell'intervento, non sarebbe stato male se Pili avesse ricordato che Eurallumina ha chiuso i battenti nel 2009, quando il governo regionale e nazionale era retto dagli esponenti del suo partito e che a proporre per la prima volta gli sgravi per il servizio di superinterrompibilità nel 2010 è sempre stato il suo partito.

(in foto: Mauro Pili, fonte: L'Unione Sarda).

Marco Secci

 


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