Istat: stipendi saliti solo dell'1,3%, mai così male dal 1982

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ARNAD, 29 GENNAIO 2015 – Continua la scia di aggiornamento del minimo storico da parte d...

 ARNAD, 29 GENNAIO 2015 – Continua la scia di aggiornamento del minimo storico da parte dell'Istat, riguardo le retribuzioni contrattuali orarie: risultati che portano indietro gli stipendi di almeno 32 anni, il tempo di una generazione. Secondo l'Istat, infatti, le retribuzioni sono salite solo dell'1,3% nella media del 2014, dato che rappresenta la variazione più bassa dal 1982, anno d'inizio della serie.

Per quanto riguarda la pubblica amministrazione, i contratti sono bloccati dal 2010 e così resteranno anche per tutto il 2015; analizzando invece i singoli comparti, vi si scorgono piccoli aumenti “leggermente superiori alla media” per le retribuzioni di chi lavora nei settori delle telecomunicazioni (3,5%), della lavorazione della gomma e della plastica (2,9%), mentre l'edilizia e i trasporti riportano valori prossimi allo zero (rispettivamente 0,5% e 0,6%). Paragonando i dati al solo mese di dicembre, i salari restano fermi su base mensile, mentre salgono appena dell'1,1% in termini tendenziali.

Unica nota 'positiva' arriva dai prezzi, saliti ancora meno delle retribuzioni (+0,2% nel 2014), con un respiro di sollievo per il potere d'acquisto. Ma in ultima analisi l'Istat lascia intendere che la capacità di spesa aumenta soltanto grazie a un'inflazione praticamente piatta.

Per quanto riguarda i contratti di lavoro, a dicembre si allunga anche l'attesa media per il rinnovo: i contratti scaduti devono attendere 37,3 mesi – ossia oltre 3 anni – per un aggiornamento. I contratti di lavoro interessano circa 37 settori e 7,1 milioni di dipendenti; a lavorare con contratti scaduti resta quindi la maggioranza dei lavoratori, il 55,5%.

Foto: ilmessaggero.it

Dino Buonaiuto

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