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La coppia genitoriale ai tempi del Coronavirus

Lazio > Roma

In questa fase del coronavirus, la convivenza forzata, sta creando in molte coppie genitoriali non pochi problemi esistenziali. A questo proposito ho intervistato per voi il Dott. Omar Bonanni, Educatore socio-pedagogico e Consulente Educativo, si occupa di minori dal 1997, sia all’interno di comunità per minori che all’interno di altri servizi educativi. Dal 2007 si occupa di minori e famiglie a domicilio. E’ autore di tre saggi per libri universitari e filastrocche per bambini.

L’intervista:

A: Cosa sta succedendo oggi alla coppia genitoriale rinchiusa 24 ore su 24 in casa con i figli?

D: Madre, padre e figli solitamente sono abituati a vivere sotto lo stesso tetto poche ore al giorno e spesso solo la notte. Quello che succede oggi invece è che molte famiglie si ritrovano insieme 24 ore su 24 senza poter vedere nessuno. A risentirne non sono solo i figli, ma anche la coppia genitoriale, la quale si ritrova in una situazione forse mai vissuta, in cui discussioni o litigi possono nascere per nulla. Questo cambiamento repentino può mettere a rischio l’equilibrio della famiglia ed in particolar modo la coppia genitoriale. In questo caso deve essere negoziata una nuova serie di adattamenti. E’ come se le relazioni di coppia debbano essere ricostituite, i rapporti genitoriali cambiano e anche in questo caso vi saranno rinegoziazioni. Vanno ristabilite regole e confini, che devono essere chiare prima ai genitori e poi trasmesse ai figli, in modo che ogni membro possa esercitare senza interferenze le proprie funzioni. All’interno della coppia genitoriale il rischio è che nascano nuovi conflitti, e anche in questo caso, come avviene nel rapporto genitori-figli, è importante che nessuno si senta sconfitto, anche qui vige la risoluzione io vinco-tu vinci. Ognuno dei genitori, dovrà cedere parte del proprio individualismo per riconquistarlo nel rapporto di coppia.          

I genitori, come coppia, devono ricrearsi un territorio psico-sociale proprio, con determinati confini, in modo che nessuno possa intromettersi e all’interno dei quali potersi dare sostegno reciproco permettendo ai figli di interagire con entrambe i genitori. Il problema maggiore viene a crearsi laddove era nata una forte diade tra genitore- figlio. In questo caso è necessario che il genitore della diade, si faccia un po' da parte e anzi sostenga l’altro genitore nella relazione con il figlio/a

A: Quali situazioni si sono venute a creare a causa del Covid-19?

D: In questo periodo, ci può essere stata la perdita del lavoro di uno dei coniugi o in alcuni casi di entrambe, in questo caso la famiglia dovrà totalmente rigenerarsi ed adeguarsi al cambiamento per assicurarsi la sopravvivenza. A questo punto la conflittualità è determinata da più cause concomitanti, dove la ricerca di sostentamento è la priorità assoluta e questo potrebbe portare anche a casi di conflittualità molto alta, ad esempio l’uomo di casa, il marito, non si sente più utile o in grado di sostenere la propria famiglia.                                      

Poi ci sono i casi di conflittualità, o alta conflittualità, tra genitore che non lavorava, o che era più spesso in casa, e figlio. L’inserimento del coniuge che lavorava gran parte del tempo e che ora è costretto a stare in casa, deve essere funzionale al raggiungimento di un nuovo equilibrio, e di conseguenza questi deve mettersi a disposizione per l’abbassamento del livello del conflitto, apportando nuovi equilibri all’interno dell’ambiente familiare e sostegno al coniuge, ma allo stesso tempo essere presente anche con il figlio.                            Infine ci sono le situazioni in cui i mariti ancora lavorano per almeno 6-8 ore al giorno e mogli che trascorrono in casa con i figli tutta la giornata. In questo caso spesso nel rapporto tra madre e figlio può accadere che si rafforzi la diade, o che invece aumenti il livello di conflitto tra i due, soprattutto in età adolescenziale.

A: Qual è la sua funzione in questi casi?

D: Come Consulente Educativo lavoro attualmente solo online, a causa delle restrizioni sociali e sto affrontando insieme a molte famiglie i problemi di cui abbiamo parlato, non mi occupo di interventi terapeutici, lavoro sulle risorse interne ed esterne del singolo e della coppia al fine di ottenere risultati efficaci come genitori, partner e singoli individui. Inoltre supporto i figli per aiutarli a comprendere meglio la nuova situazione e a sostenerli in questo momento.                          

Il mio lavoro non è quello di aiutare la coppia ad evitare il conflitto, ma far sì che nessuno fugga dal conflitto impegnandosi a risolverlo, in modo che anche i figli ne prendano esempio e imparino a gestire il conflitto successivamente anche al di fuori del contesto abitativo. I figli impareranno che i propri genitori lavorano insieme per risolvere il problema.

A: In che modo lavora sulle loro risorse?

Come già accennato, spesso sono le madri ad aver trascorso più tempo all’interno dell’abitazione in compagnia dei figli, ed inevitabilmente sono quelle che o hanno creato una forte diade con il figlio, tenendo fuori dal rapporto il coniuge, oppure sono quelle che hanno un rapporto di alta conflittualità con i figli, soprattutto oggi a causa della esecuzione dei compiti scolastici o dell’uso eccessivo della tecnologia. In questo caso il mio primo obiettivo è aiutare la donna a sollevarsi dalla responsabilità dell’intervento educativo verso i figli, lasciandola al marito, che deve sostenere la moglie o compagna e recuperare il rapporto con i figli utilizzando la sospensione dal proprio lavoro come un tempo utile e prezioso da dedicare a tutti i componenti della famiglia. La difficoltà in questo primo esempio, potrebbe essere da una parte quella di convincere la moglie a lasciare libero il marito di fare gli interventi educativi, e dall’altra stimolare il marito ad intervenire in maniera autorevole, né autoritaria né permissiva, pur rischiando di entrare in un conflitto moderato con il figlio/a.                      

Il secondo obiettivo a cui dò priorità è quello di gestire il rapporto tra coniugi, cercando insieme un nuovo equilibrio, che possa andare alla ricerca di un nuovo metodo educativo funzionale ed efficace e di un nuovo modo di vivere la relazione di coppia.                                                                                                                    Quello che ho riscontrato in questi anni è che spesso all’interno delle coppie, marito e moglie non hanno conoscenza delle modalità comunicative reciproche e per cui tendono a lamentarsi ad esempio di non essere ascoltati. Di conseguenza aiuto la coppia ad imparare a comunicare in modo efficace. 

A: In che modo li aiuta a comunicare in modo efficace?

D: Quante volte abbiamo sentito la frase “Non mi ascolta”, questo accade perché non si conoscono i propri e altrui “Sistemi Rappresentazionali” che sono i canali attraverso i quali le persone percepiscono la realtà esterna (auditivo, visivo, cinestetico, auditivo interno). Le coppie hanno bisogno di sapere cos’è importante per sé stessi e per il partner. Per cui è fondamentale parlare all’altro per farsi ascoltare con il suo sistema preferenziale, altrimenti il rischio è di non riuscire ad entrare in sintonia. Per esempio se il canale preferenziale della moglie è auditivo, vorrà sentirsi dire quanto è amata, se è visiva, vorrà essere guardata in un certo modo, ecc… Questo modo di comunicare con l’altro, naturalmente è efficace anche con i figli e in tutte le relazioni personali e professionali.

Il mio modo di intervenire non si fossilizza tanto sul contenuto, quanto sulla ricerca di una soluzione per rimuovere l’ostacolo, di conseguenza aiuto i membri della coppia e a volte di tutta la famiglia, nei casi di conflitto, a mettersi nei panni dell’altro, ma non basta, li invito a mettersi nei panni del risolutore del conflitto, come di chi ha la soluzione a portata di mano, li aiuto a mettersi in una posizione esterna alla coppia, in modo di avere sotto mano tutto il contesto e questo stimola realmente la persona a trovare una o più soluzioni e ad esternarle. Non parliamo solo di empatia, ma di un modo per rivedere sé stessi, i propri errori e modalità comunicative, quelle dell’altro e di conseguenza a contestualizzare l’episodio e ad uscirne con una soluzione utile alla coppia, soluzione che nella maggior parte dei casi è accettabile e condivisibile dall’altro.                                     

Altra cosa su cui vado ad intervenire sono i valori della coppia, che rappresentano le basi della nostra vita e possono influenzare le nostre scelte, comportamenti, pensieri e azioni. Valori che devono essere congruenti con gli obiettivi personali, familiari ed educativi. A tal fine propongo ad ogni componente di lavorare su nuovi obiettivi, indipendentemente dall’età e dal ruolo che hanno all’interno della famiglia, in questo modo ognuno sarà concentrato a raggiungere i propri obiettivi sia singolarmente che come nucleo familiare, sostenendo la massima espressione di cooperazione, negoziazione, responsabilizzazione, consapevolezza e democrazia.

Dott. Bonanni, la ringrazio di cuore per la sua generosa e costruttiva collaborazione. I suoi articoli sono molto interessanti e per questo molto seguiti. Spero di avere il piacere di intervistarla ancora…

Antonia Caprella