Le emozioni di Buva nella home session a Canosa di Puglia

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CANOSA DI PUGLIA, 8 AGOSTO - Giornata di musica, cibo e festa a Canosa di Puglia (Bt) che ha os...

CANOSA DI PUGLIA, 8 AGOSTO - Giornata di musica, cibo e festa a Canosa di Puglia (Bt) che ha ospitato il cantautore Buva, presso la Tenuta Cefalicchio. Un grande momento in stile “unplugged”, reso possibile da una squadra di giovani ragazzi tra cui Dalila Di Gioia, Mario Petroni, Michaela Catano e Flavia Damiano. 

Il progetto dei concerti domestici ha preso forma nel 2013, regalando al paese diverse esibizioni di artisti degni di nota. «Un modo per stare tra amici, promuovere buona musica e bere del buon vino» è il motto dei giovani ragazzi, ed anche ieri è stato così con la performance di Buva, cantautore cerignolano “prestato” a Roma presso la prestigiosa Officina Pasolini. Precedentemente erano stati ospitati: Giuseppe Liuzzi, Gerardo Tango, Giuseppe Jimiray Piazzolla, Rainbow Bridge, Nick Seccia e Molla.

I primi eventi nascono in casa, con una presenza limitata e a volumi maggiormente ridotti. Il 2015 è invece l’anno nel quale si concretizza il progetto con vere e proprie home session come quella di ieri, grazie anche all’apporto di Antonio Mangino, chef di Tenuta Cefalicchio, resosi disponibile per l’utilizzo della struttura. E il regalo di ieri ai nostri ragazzi non è stato da poco.

Il cantautore Buva non ha infatti deluso le aspettative di un pubblico attento e caloroso. Nome d’arte per Valerio Buchicchio, nativo di Cerignola, è vincitore del premio “Gradimento del pubblico” a Musicultura 2016, teatro musicale di audizioni nella città di Macerata.

In crescita presso l’officina romana Pasolini, laboratorio di formazione dei giovani talenti, Buva continua a comporre e rappresentare lo stile tipico del cantautorato italiano, pur tuttavia distinguendosene e discostandosene attraverso la propria musica e i propri testi. Dalla “banalità dell’amore” al racconto della durezza del lavoro sino alla semplicità del quotidiano e all’analisi del mondo che ci circonda.

Un mondo distratto e disattento, “Figlio della pay tv” così come raccontato in uno dei suoi migliori momenti della serata: un racconto duro ma al contempo leggero e ironico, capace di evidenziare con la classe e con il sorriso le banalità della nostra attualità. Le canzoni di Buva sono così non solo fini alla piacevolezza dell’ascolto, ma raccontano delle storie configurabili come spaccati di vita piuttosto frequenti, non disdegnando spiegazioni allo stesso ascoltatore: si pensi al “paragone della liberazione” nell’ode a “Torquato Tasso”.

Anche quella “banalità dell’amore” è trasformata in composizioni piuttosto significative: da “Vado di fretta” (singolo d’esordio e titolo del primo Ep) a i “Cinque sensi”, nella quale è raccontata una storia di discussioni, incomprensioni e soprattutto, disattenzioni (guardando lo schermo di un cellulare piuttosto che quello di chi si ama). Dall’acustico, al folk, al pop elettronico, Buva è sempre capace di mettere in musica le idee e la propria visione della realtà. Forse perché il suo primo approccio con la musica è l’album “Hegel” (1994), ultimo disco di un certo Lucio Battisti, nonché uno dei più controversi e criticati. Ma in fondo ciò che vi è di davvero controverso pare la realtà odierna della musica televisiva e confezionata. E Buva questo ce lo spiega benissimo.

foto da: musicultura.it

Cosimo Cataleta

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