"LegalMente", l'antimafia della didattica informale. Intervista a Caterina Mangiaracina

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TRAPANI, 20 APRILE 2012 – Alcune settimane fa, durante una delle udienze del processo sull'omi...

TRAPANI, 20 APRILE 2012 – Alcune settimane fa, durante una delle udienze del processo sull'omicidio del giornalista Mauro Rostagno, ci aveva favorevolmente colpito la presenza di una scolaresca – alla quale, come abbiamo poi raccontato, ne sono seguite altre – e abbiamo per questo deciso di fare quattro chiacchiere con Caterina Mangiaracina (nella foto), docente dell'istituto trapanese di istruzione superiore “Giovanni Biagio Amico”, che del progetto è ideatrice e referente. Iniziamo con questa intervista i nostri "giri di Giostra (della Legalità)."


Ti chiedo innanzitutto di spiegarmi un po' quando e come nasce l'idea di questa esperienza formativa e come è strutturata.


L’idea mi è venuta oltre un anno fa quando è maturata questa idea progettuale nell’area della Legalità. Il progetto, denominato “LegalMente” (titolo che ho dato io) e finanziato dai Fondi europei, è molto articolato ed è diviso in due moduli: il primo, “Lo Statuto: dal Comune alla Regione, passando per la Provincia”, riguarda soprattutto le istituzioni e il rapporto del cittadino con le istituzioni stesse. In particolare, ho individuato nello Statuto (di Comune, Provincia e Regione con particolare rilievo di quest’ultimo essendo la Sicilia una regione a Statuto Speciale pregresso rispetto alla Costituzione) lo strumento normativo specifico attraverso il quale ogni ente è organizzato e dialoga con il territorio.

Il secondo modulo, invece, dal titolo “Mafia e Antimafia”, prevede un approfondimento del fenomeno mafioso, di cui spesso i giovani sentono solo parlare attraverso i media o, peggio, per sentito dire. Tra le attività che ho previsto, ho ritenuto indispensabile far partecipare i ragazzi ad una udienza di un processo che per il territorio è in questo momento “attualità”.

Il percorso formativo è nato all’interno della scuola. Mi sono occupata io stessa sia del progetto sia di tutte le convenzioni con gli enti partner a cui ho ovviamente proposto il partenariato, praticamente accolto da tutti coloro a cui mi sono rivolta. La maggior parte delle attività, sul piano metodologico, si svolge secondo una didattica informale da cui gli studenti sono particolarmente attratti anche perché si svolge mentre sono calati in situazione. Io insegno Italiano e Storia e in questa scuola mi occupo anche dell’area della Legalità. Qualche altra collega si è occupata del tema in passato, ma non per progetti elaborati dalla scuola stessa. Mi spiego: Libera, ad esempio, propone ogni anno alle scuole dei progetti, a cui anche questa scuola aderisce con dei gruppi di lavoro che di solito non guido io.


Che tipo di scuola è quella in cui lavori e qual è lo "studente tipo"?


La scuola ha al suo interno un istituto tecnico per geometri e un istituto professionale per l’industria e l’artigianato. I ragazzi del gruppo provengono da entrambi gli istituti. Gli studenti dei due istituti sono leggermente diversi soprattutto per attitudini, ma l’utenza di entrambi gli istituti è eterogenea per estrazione socioculturale: ci sono tanto figli di professionisti così come figli di operai, di imprenditori o di agricoltori. Tieni conto che i due istituti hanno un’alta percentuale di pendolarismo. In sostanza, non sono tutti trapanesi, ma molti provengono dai comuni viciniori (Paceco, Valderice, San Vito Lo Capo, Custonaci, Erice, fino a Salemi o Vita) con tutte le difficoltà che i pendolari devono affrontare (orari, mezzi di trasporto, ecc.) per seguire le attività e soprattutto quelle extracurriculari, pomeridiane in particolare.


Come hanno accolto i ragazzi questa tua iniziativa?


L’iniziativa è stata bene accolta dai ragazzi e devo dire anche ottimamente accolta dalle loro famiglie. Nell’ambito della Legalità ritengo fondamentale formare i giovani ad un avvicinamento,sempre più di sostanza piuttosto che di mera forma, alle istituzioni dalle quali dipende anche il loro benessere sociale e culturale. Ritengo fondamentale sviluppare nei ragazzi il desiderio di partecipare alla vita sociale, culturale, politica del micro e del macrocosmo, sapendo che da questa partecipazione deriva anche assunzione di responsabilità verso se stessi oltre che verso gli altri.


Di cosa si occupano e si occuperanno i ragazzi durante le attività previste dal modulo “Mafia e Antimafia”?


I ragazzi si occuperanno anche di beni confiscati alla mafia, del ruolo della magistratura e delle forze dell’ordine nella lotta alla mafia, del giornalismo antimafia e di inchiesta, del ruolo delle associazioni (con Libera e Addiopizzo), di pizzo e di ribellione ad esso (con Confindustria).


Progetto "LegalMente", vuoi spiegare un po' di cosa si tratta?


LegalMente è il titolo che ho dato io al progetto. Si tratta di un percorso formativo che ho elaborato approfittando di un bando, appunto PON FSE – Fondi strutturali Programma OperativoNazionale 2007-2013 -Iniziativa “LE(g)ALI AL SUD: UN PROGETTO PER LA LEGALITA' IN OGNISCUOLA” -Obiettivo C: “Migliorare i livelli di conoscenza e competenza dei giovani” Azione C. 3“Interventi sulla legalità, i diritti umani, l'educazione ambientale e interculturale, anche attraverso modalità di apprendimento “informale”. Come ti ho spiegato è un progetto (100 ore in tutto – 50 ore per modulo che si svolgono lungo tutto l’anno scolastico) che si articola su due moduli: uno dedicato alle istituzioni e al loro dialogo con i cittadini e con il territorio soprattutto attraverso lo Statuto (Comune, Provincia, Regione); uno dedicato a mafia e antimafia.


Da quello che ho capito, dunque, tu lavori in maniera indipendente da Libera (quindi,diciamo così, dal "circuito principale" della lotta alla mafia) Come ti muovi? Quali sono le difficoltà o i vantaggi di lavorare senza dover tenere conto di progetti prefissati?


Io non faccio parte di Libera. Io sono una docente di Lettere e anche Giornalista professionista (sebbene iscritta tra i pubblicisti per via della non esclusività della professione che svolgo come freelance). Intendo la lotta alla mafia probabilmente in un modo che va oltre il tradizionale “antimafia”, in quanto secondo me fare antimafia è un lavoro culturale. Lavorare con i giovani, formarli al rispetto delle regole, alla fiducia nelle istituzioni, al senso di responsabilità individuale e collettivo, alla partecipazione, alla cittadinanza partecipata, allo sviluppo del senso critico. Tutto questo è antimafia. Mi muovo nell’azione didattica della quotidianità quando stimolo i miei ragazzi a non fermarsi in superficie, quando li stimolo a tenersi informati attraverso la lettura dei media (e di più media) o la visione dei telegiornali (li invito a guardare un tg diverso per ogni giornata o un paio nella stessa giornata, ad esempio).


Come riesci a conciliare questo tuo progetto con l'attività didattica ordinaria?


Poi, certo, sono importanti i progetti che ti propongono le associazioni, come Libera, ed è importante creare sinergie nel territorio. Poi, ci sono le occasioni dei finanziamenti… e lì mi butto con la mia inventiva progettuale. Senza finanziamenti, purtroppo, non si può fare molto più di quel che si fa in fase curriculare. Non lesino ore in più rispetto al mio orario di servizio per i miei ragazzi, ma ti faccio un esempio: grazie a questo progetto, potrò portare i miei ragazzi a visitare alcuni beni confiscati. Senza finanziamento, ciò non sarebbe stato possibile perché non avrei avuto i fondi, ad esempio, per pagare il pullman. Un progetto non richiede soltanto le ore lavorative del docente, del professionista, che può pure essere disposto a lavorare gratuitamente, ma ci sono altre spese che bisogna affrontare e che non sempre (anzi, quasi mai) le scuole oggi hanno, in tempi di vacche magre. E infatti questo progetto richiede un impegno di gran lunga maggiore rispetto a quello retribuito. Ma lo si fa perché io, malgrado tutto quel che si dice di loro, credo profondamente nei giovani e nelle loro potenzialità straordinarie che vanno solo sviluppate, guidate, incanalate.


Tu parli di didattica "informale", cosa intendi? come si svolge una vostra lezione? Una volta terminata la lezione "scolastica" i ragazzi hanno del lavoro da fare?


La didattica informale è la didattica che produce conoscenza, apprendimento in situazione. Provo a spiegarti: sono stati all’udienza. Lì, senza bisogno di studiare sui libri, hanno appreso come si svolge un’udienza, da chi è guidata, che ci sono gli avvocati della difesa e quelli di parte civile, che c’è un pubblico ministero. Hanno visto con i loro occhi e sentito con le loro orecchie cos’è un tribunale, a cosa serve, come si struttura anche nello spazio, cosa significa testimonianza, ecc. Hanno appreso tantissime cose, ma non lo hanno fatto in una condizione di apprendimento “tradizionale”. Non hanno studiato teoria, hanno appreso direttamente nella situazione. L’apprendimento informale arriva anche oltre attraverso le simulazioni, ad esempio, dentro cui lo studente diventa attore della simulazione. Dopo avere partecipato all’esperienza c’è la riflessione sull’esperienza. Attraverso una conversazione guidata si pongono i dubbi emersi, si approfondisce qualcosa che è rimasto in superficie anche perché in situazione si scatena la curiosità dei ragazzi.

Ti faccio un esempio: sono stati incuriositi dal fatto che alcune persone della corte portassero la fascia tricolore. Mi hanno chiesto: «Prof. perché alcuni portavano la fascia tricolore?» Da lì il chiarimento: chi è il giudice popolare, chi può diventare giudice popolare, la corte d’Assise, ecc. Vedi? Fai antimafia, ma fai anche diritto, e nel fare diritto fai anche antimafia. Certo, di natura culturale. Ma antimafia è anche questo: è repressione, ma è anche prevenzione e quest’ultima la si fa anche a partire da queste cose che possono sembrare piccole, ma che rilasciano semi importanti da cui potranno germogliare cittadini consapevoli e rispettosi delle regole collettive. 


Il lavoro, quindi, prosegue anche al di là dell'orario scolastico. Come?


In genere non si danno compiti a casa, ma può capitare, ma diventano privi di quell’assillo chepuò esserci per i classici compiti a casa. Mi spiego: dopo l’udienza, sono stati alcuni ragazzistessi, senza mio suggerimento, ad andarsi a cercare del materiale (sul web) su Mauro Rostagno, su chi era, sulla sua attività. E lo hanno messo a disposizione degli altri (da cui lo sviluppo dello spirito di gruppo e della cooperazione) E’ un compito che hanno svolto a casa, ma non un compito nel senso tradizionale del termine.

Andrea Intonti

 

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