Manovra: ecco la lettera inviata dalla Commissione UE al MEF

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ROMA, 19 OTTOBRE – Come annunciato negli scorsi giorni, la Commissione Europea – nella persona d...

ROMA, 19 OTTOBRE – Come annunciato negli scorsi giorni, la Commissione Europea – nella persona del Vicepresidente Valdis Dombrovskis e del Commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici – ha scritto una lettera al Ministro dell’Economia del governo italiano, Giovanni Tria, per commentare in via preliminare il Documento Programmatico di Bilancio relativo all’anno 2019, che prontamente il Tesoro aveva fatto pervenire alla stessa Commissione, in base a quanto previsto dal regolamento n. 473/2013.

Ogni documento programmatico di finanza pubblica, infatti, prima ancora che sia reso definitivo a livello nazionale, deve essere sottoposto dal governo dello Stato membro che lo abbia elaborato alla valutazione delle istituzioni europee ed in particolare della Commissione – organo che persegue l’obiettivo di rappresentare e tutelare gli interessi dell’Unione nella sua interezza. Ciò avviene seguendo i passaggi scanditi da un apposito ciclo di bilancio, comune a tutti i Paesi membri, che si sviluppa nel corso del cd. semestre europeo, in modo tale che le politiche economiche vengano elaborate nei singoli Stati nella seconda metà dell’anno, seguendo però le raccomandazioni approvate dalle istituzioni dell’UE nei precedenti sei mesi. Tale procedura è così volta a garantire ex ante la coerenza delle politiche economiche e di bilancio elaborate nei vari Paesi e favorirne un più intenso coordinamento.

In tale ottica, anche il DPB (o DEF), riassuntivo dei principali contenuti della manovra economica predisposta per l’anno venturo, deve essere presentato dai Dicasteri economici sia alla Commissione sia all’Eurogruppo (centro di coordinamento informale in cui si riuniscono i Ministri delle finanze dei 19 Stati che adottano l’Euro). Su tale progetto, dunque, si è concentrata l’attenzione della Commissione, che ha voluto avvertire preventivamente il governo italiano sulle principali critiche che verranno mosse alle proposte economiche in fase di elaborazione e discussione.

Oltre a chiedere ulteriori chiarimenti circa specifiche previsioni di spesa, gli autori della missiva avvertono che i piani elaborati dal governo Conte potrebbero rappresentare una violazione grave e manifesta delle raccomandazioni adottate dal Consiglio ai sensi del Patto di Stabilità e Crescita per il 2019, il che rappresenterebbe motivo di seria preoccupazione per la Commissione. I Commissari spiegano infatti che nel testo del DPB fatto pervenire da Roma si prevede un tasso nominale di crescita della spesa pubblica primaria netta del 2,7%, al di sopra dell’incremento massimo raccomandato dello 0,1%; inoltre, il deterioramento strutturale ricalcolato per il 2019 ammonta allo 0,8% del PIL, il che corrisponde ad una deviazione significativa rispetto allo sforzo strutturale massimo dello 0,6% del PIL raccomandato dal Consiglio per l’anno 2019 già in data 13 luglio 2018. In effetti, nella lettera si richiama più volte la raccomandazione approvata all’unanimità dal Consiglio Europeo (del quale ovviamente fa parte anche l’Italia) il 28 giugno scorso e che è stata poi adottata anche dal Consiglio dei Ministri dell’Unione ed inviata all’Italia come a tutti gli altri Stati membri, rispetto alla quale si registrerebbero evidenti scostamenti.

La Commissione critica fortemente sia il fatto che il DPB italiano preveda un’espansione fiscale prossima solo all’1% del PIL, ove il Consiglio aveva invece raccomandato un ulteriore miglioramento del suo saldo strutturale, sia l’entità della deviazione prevista (con una differenza di circa l’1,5% del PIL), affermando che scostamenti tali non avrebbero precedenti nella storia del Patto di Stabilità e Crescita. Si ricorda, inoltre, come in un contesto in cui il debito pubblico italiano è già pari a circa il 130% del PIL, i piani dell’Italia non garantirebbero il rispetto della regola di riduzione del debito concordata tra tutti gli Stati membri, la quale  ne richiede appunto una costante diminuzione tendendo verso la soglia del 60% del PIL, stabilita dai Trattati (sempre approvati da tutti i contraenti).

Infine, i rappresentanti dell’organo unitario chiedono a Roma di chiarire le ragioni per le quali le previsioni macroeconomiche sottostanti il progetto di bilancio non siano state validate dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), l’organismo indipendente di monitoraggio fiscale in Italia. Ciò contrasterebbe infatti con l’esplicito dispositivo del regolamento 473/2013, ai sensi del quale le previsioni macroeconomiche devono appunto essere elaborate o validate da un organismo indipendente, la cui opinione dovrebbe poi esser presa in considerazione.

Nonostante, pertanto, la Commissione Europea ravvisi già gli estremi di una potenziale violazione degli obblighi di politica finanziaria definiti nel Patto di Stabilità e Crescita, con questa lettera sollecita l’Italia ad effettuare una revisione dei suoi progetti e far pervenire alla stessa istituzione nuove osservazioni in merito entro lunedì 22 ottobre a mezzogiorno, al fine di consentire ai Commissari di tenerne conto prima di emettere il parere formale vero e proprio sul DPB. Si precisa comunque che gli organi dell’Unione mirano a proseguire un dialogo costruttivo con l’Italia per arrivare ad una soluzione definitiva.


Francesco Gagliardi


Fonte immagine: ilgazzettino.it

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