Murales in carcere e incontri di filosofia con i detenuti

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PESCARA, 02 DICEMBRE - Un importante, impegnativo e prezioso esperimento di carattere nazionale, ch...

PESCARA, 02 DICEMBRE - Un importante, impegnativo e prezioso esperimento di carattere nazionale, che si terra' nel carcere San Donato di Pescara, e' stato promosso dall'assessorato alle Politiche sociali per favorire il recupero e la valorizzazione dei detenuti, attraverso l'emersione del potenziale espressivo e la riflessione interiore. Il progetto, denominato "Sulle ali della liberta'", prevede il coinvolgimento e la messa in rete degli operatori della casa circondariale, degli studenti del liceo artistico "Misticoni-Bellisario", dell'associazione culturale "Lo Spazio di Sophia" e della Croce Rossa.

L'attivita' si fonda su due momenti. Il recupero, attraverso la realizzazione di murales, di due elementi architettonici del carcere situati in spazi di vita sociale dei detenuti , e cioe' la stanza per i colloqui con i familiari e il muro della zona all'aperto nella quale trascorrono l'ora d'aria. Contemporaneamente a questa attivita', i reclusi avranno la possibilita' di vivere un'esperienza di ricerca interiore e di condivisione attraverso una serie di incontri di filosofia organizzati e condotti dagli operatori dell'associazione "Lo Spazio di Sophia", che cercheranno di stimolare in loro una riflessione che li aiuti ad esteriorizzare le proprie idee per i murales e, piu' in generale, a favorire il processo comunicativo .

La Croce Rossa, che gia' da tempo opera con un gruppo all'interno della casa circondariale, contribuira' al progetto attraverso l'acquisto di parte del materiale necessario alla realizzazione dei murales, che saranno ispirati al concetto della liberta' e dell'apertura verso spazi estesi. L'iniziativa, presentata stamani in Comune, partira' nel mese di gennaio e si concludera' a giugno. "E' motivo di orgoglio promuovere questo progetto con cui siamo riusciti a creare un incontro tra diverse realta' in una sorta di abbraccio ideale - ha spiegato l'assessore alle Politiche sociali, Antonella Allegrino - L'iniziativa nasce dalla necessita' di dare opportunita' di recupero e reinserimento ad una categoria fragile della societa', quella dei detenuti, che potranno cosi' esprimere la propria interiorita' e la vena artistica confrontandosi con diversi operatori che agiranno in 'rete', uno strumento in cui crediamo molto".

Sara' un arricchimento per i detenuti - ossreva l'assessore - ma anche per gli studenti, che avranno modo di conoscere la realta' del carcere e la condizione di chi, pur avendo perso la liberta' per non aver rispettato la legge, merita un' opportunita' di riscatto sociale. L'esperimento ha gia' suscitato l'interesse del ministero della Giustizia. Il sottosegretario Federica Chiavaroli, infatti, ha gia' preannunciato di voler partecipare ad un incontro di filosofia. E' inoltre prevista la possibilita', come richiesto dagli stessi detenuti, di collegarsi in teleconferenza con Elio Cassone, magistrato in pensione, autore del libro 'Fine Pena: ora', una corrispondenza durata ventisei anni tra un ergastolano e il suo giudice".

"E' un progetto di recupero e revisione critica che coinvolgera' sia detenuti comuni sia collaboratori di giustizia - ha aggiunto il direttore del carcere, Franco Pettinelli - Molti di essi hanno risorse a livello artistico che ora avranno la possibilita' di esprimere. Grazie alla collaborazione con il Mibe, verra' abbellito anche lo spazio in cui avvengono gli incontri tra padri e figli, in modo da far sentire meno la condizione di reclusione, soprattutto ai bambini. La societa' deve farsi carico anche della condizione in cui vivono i detenuti; la presenza del Comune, della scuola e delle associazioni nel progetto dimostra che c'e' questa possibilita' di recupero".

"E' un abbraccio che abbiamo colto e in cui vogliamo essere - ha sostenuto la dirigente del Mibe, Raffaella Cocco - Attraverso la realizzazione dell'iniziativa, diffonderemo tra i nostri studenti i valori del rispetto e della legalita', perche' i giovani devono essere consapevoli che la regola rappresenta una tutela dei propri e dei diritti altrui. Saranno impegnati nel progetto i ragazzi che hanno gia' dimostrato di sapersi impegnare fino in fondo in precedenti esperienze. Il percorso prevede, nel primo periodo, la realizzazione di schizzi, che prenderanno poi forma su pannelli utilizzati per abbellire in cortile. Poi, decoreremo la stanza dei colloqui". "Ci tenevo tantissimo a fare questa esperienza perche' sapevo che avrei avuto tantissimo - ha dichiarato Tino di Cicco, dell'associazione Lo Spazio di Sophia, che ha gia' partecipato a incontri con i detenuti - Il tramite si chiama Simone Weil, che ha fatto degli ultimi il senso della sua esistenza". "Appartengo al gruppo carcere da diversi anni - ha concluso Marisa Camplese, della Croce Rossa - E' un percorso che ha tante sfaccettature e che consente uno straordinario arricchimento a livello umano".

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