'Ndrangheta, la sanità calabrese in mano ai commissari

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CATANZARO, 13 MARZO - Per la quinta volta il Governo decide il commissariamento di un'azienda s...

CATANZARO, 13 MARZO - Per la quinta volta il Governo decide il commissariamento di un'azienda sanitaria calabrese per infiltrazioni mafiose. Due volte la mannaia si e' abbattuta sulla disciolta Asl di Locri, altrettante sull'Asp di Reggio Calabria ed una volta su quella di Vibo Valentia. Era il 1989 quando l'allora Asl 9 di Locri subi' per la prima volta l'onta dello scioglimento degli organismi di gestione, per essere nuovamente commissariata nell'aprile 2006, pochi mesi dopo l'omicidio del vice presidente del consiglio regionale, Francesco Fortugno, medico in servizio proprio nell'ospedale della cittadina calabrese. Nel 2008 il primo commissariamento per infiltrazioni mafiose della neonata Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria, ancora monca perche' l'Asl di Locri, gia' commissariata, non era stata interessata dall'accorpamento deciso dal Consiglio regionale nel maggio 2007, che riguardo' le sole aziende sanitarie del capoluogo e di Palmi.

Il Consiglio dei ministri, in base alla relazione dell'allora ministro dell'Interno, Giuliano Amato, sciolse gli organismi di gestione l'Asp reggina per "accertate forme di condizionamento da parte della criminalita' organizzata". Secondo il decreto dell'epoca, gli interessi della 'ndrangheta sarebbero intervenuti "pregiudicandone il regolare funzionamento dei servizi e costituendo pericolo per lo stato di sicurezza pubblica". Le inchieste avrebbero fatto emergere "elementi sintomatici dell'infiltrazione e del condizionamento della criminalita' organizzata".
Il secondo commissariamento dell'Asp reggina e' stato deciso il 7 marzo scorso dal Consiglio dei ministri ed e' stato reso operativo oggi con la nomina dei commissari da parte del prefetto, Michele di Bari. La sanita' calabrese fa gola alla 'ndrangheta, come dimostrano anche diverse inchieste giudiziarie. Nella tormentata storia dell'Asp di Reggio Calabria va messo nel conto anche il recente provvedimento di Massimo Scura, ex commissario della Sanita' calabrese, che pochi mesi fa decise di autonominarsi commissario dell'azienda "a causa - spiego' - del perpetrarsi della grave situazione di cattiva gestione caratterizzata da un immobilismo amministrativo e gestionale che ha impedito la possibilita' di mettere ordine alla situazione pregressa, addirittura aggravandola".

Nel 2010 il pugno di ferro del governo colpi' l'Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia. Le verifiche avrebbero evidenziato condizionamenti in ogni settore e la presenza di esponenti di alcune fra le maggiori cosche attive sul territorio tra il personale dipendente. In particolare, si leggeva nel decreto, "le famiglie mafiose dei Lo Bianco, dei La Rosa e dei Gasparro-Fiare' che risultano essere in rapporti di relazione diretta e/o indiretta con personale dipendente dell'Asp".
"Dalle attivita' svolte - evidenziava la relazione - e' emerso che le aziende vincitrici dell'appalto di somministrazione pasti presso in presidi ospedalieri dell'Asp di Vibo Valentia, (nonche' presso le mense scolastiche del comune capoluogo) hanno sempre utilizzato personale dipendente risultato poi essere direttamente collegato alla consorteria criminale operante nel territorio di san Gregorio d'lppona denominata cosca Gasparro-Fiare'".
Anche l'Asp di Cosenza, nel 2013, sempre per sospette ingerenze della 'ndrangheta, fu messa sotto la lente della commissione d'accesso nominata dalla prefettura, ma l'attivita' di ispezione non porto' allo scioglimento ed al conseguente commissariamento. A completare il quadro disastroso della sanita' calabrese c'e' l'assenza di un assessore al ramo, che si protrae da un decennio, per il pesante deficit accumulato nei conti regionali di cui si occupa un commissario ad hoc. (Agi)

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