Presidente ANCL Treviso: "Apprendistato a tempo determinato? Grave passo indietro"

Scarica in PDF
Ricevi gli aggiornamenti direttamente sul tuo MESSENGER!
TREVISO, 26 APRILE 2014- Cesare Artico, il presidente ANCL Treviso, il sindacato dei consulenti del ...

TREVISO, 26 APRILE 2014- Cesare Artico, il presidente ANCL Treviso, il sindacato dei consulenti del lavoro, è molto critico nei confronti dell’introduzione dell’apprendistato a tempo determinato. “Gli emendamenti al disegno di legge originario del Ministro Poletti votati alla Camera” spiega Artico “reintroducono vincoli burocratici e rischi di contenzioso per le imprese che potevano essere evitati. Il testo originario della riforma consentiva otto proroghe contrattuali ai contratti a termine rispetto all’unica permessa dalla riforma Fornero, mentre la commissione Lavoro le ha ridotte a cinque. Dietrofront anche per l’apprendistato. La riforma originaria infatti non prevedeva nessuna condizione di assunzione per il datore di lavoro che impiega un apprendista, così come cancellava l’obbligo del progetto formativo in forma scritta. Il nuovo testo inserisce invece per le aziende oltre i 30 dipendenti l’obbligo di stabilizzazione del 20 percento degli apprendisti prima di poterne impiegare ulteriori. La nuova versione reintroduce inoltre l’obbligo formativo e, accanto alla formazione aziendale, specifica che deve essere avviata anche quella pubblica, favorendo così alcune realtà che già stanno sfruttando questa situazione”.

Non è affatto soddisfatto Artico, che in merito ai contratti di apprendistato in particolare, ritiene si siano fatti molti passi indietro. Secondo il presidente ANCL Treviso, la forma burocratica in particolare non facilità per niente nuove opportunità di lavoro perché si basa su un mercato rigido. "Basti pensare alla complessità del piano formativo" dice "che invece di favorire la flessibilità per il datore di lavoro lo inchioda a norme e lungaggini burocratiche. Io sono arrivato a non suggerire l’assunzione con apprendistato ma l’assunzione da contratto ordinario ma a termine. Questo per dare modo al datore di lavoro di misurare e formare il dipendente, lasciando margine per una contrattazione finale, in base ai risultati ottenuti”.

E prosegue: “A rendere difficile l’applicazione delle normative sul lavoro è anche la competenza regionale in tema, che spesso non agevola noi consulenti. Avere 20 modelli diversi di gestione per apprendistato, collocamento, ammortizzatori sociali e formazione professionale, genera intoppi procedurali che impediscono il decollo di nuovi posti di lavoro. Per questo le istituzioni e la politica, dovrebbero prestare più ascolto alle nostre istanze generate dal continuo osservatorio quotidiano sul mondo del lavoro e, soprattutto, sulla necessità di semplificazione che esso richiede per uscire dallo stallo in cui si trova il nostro Paese”.

Federica Sterza

InfoOggi.it Il diritto di sapere