Processo Credito Cooperativo Fiorentino, Verdini scoppia in lacrime in aula

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FIRENZE, 29 GIUGNO – Prosegue il processo d’appello per il crac del Credito Cooperativo ...

FIRENZE, 29 GIUGNO – Prosegue il processo d’appello per il crac del Credito Cooperativo Fiorentino, avvenuto nel 2012, che vede come principale protagonista mediatico l’ex Senatore di ALA Denis Verdini.

La vicenda è in realtà iniziata nel 2010, quando la Banca d’Italia propose al Ministero dell’Economia la sottoposizione dell’azienda alla procedura di amministrazione straordinaria per gravi irregolarità nell’amministrazione e gravi violazioni normative, sulla base delle quali l’allora Ministro Tremonti firmò il decreto di commissariamento. L’istituto, apparentemente sano dal punto di vista economico, era finito nell’occhio del ciclone a causa degli strettissimi legami con la BTP di Fusi e Bartolomei, di cui era già stata dichiarata bancarotta, dunque su queste basi furono accertate dagli ispettori alcune gravi irregolarità nell’amministrazione. Denis Verdini (all’epoca anche coordinatore nazionale del PDL di Berlusconi) fu costretto a rassegnare irrevocabilmente le proprie dimissioni dal ruolo di presidente del consiglio di amministrazione assieme a tutti gli altri membri del medesimo cda, per essere sostituito dai commissari straordinari. Nel 2012, poi, fu completata la procedura di liquidazione coatta dell’istituto, dopo che i commissari inviati da BankItalia avevano scoperto, nei conti della società, un disavanzo patrimoniale tra i 10 ed i 15 milioni di €, che grazie alla liquidazione furono assorbiti dal fondo nazionale di garanzia delle bcc per salvaguardare i risparmiatori ed i clienti della banca.

Successivamente, nel marzo del 2017, il Tribunale di Firenze condannò Verdini per bancarotta e truffa ai danni dello Stato a 9 anni di reclusione con interdizione perpetua dai pubblici uffici, anche in relazione ai finanziamenti pubblici che sarebbero stati da lui indebitamente percepiti per alcune iniziative editoriali (la gestione della società STE, che pubblicava il Giornale di Toscana, ma anche della SetteMari, in edicola con il settimanale Metropolis). Assieme all’ex presidente del CCF furono condannati altri 19 imputati, fra cui l’ex direttore generale e tutti i consiglieri ed i sindaci revisori della banca, nonché i collaboratori dell’ex Senatore nel settore dell’editoria, come l’onorevole Massimo Parisi (anch’egli ex Forza Italia ed Ala).

Secondo le motivazioni della sentenza di primo grado, lo stato di insolvenza in cui finì l’ex Credito Cooperativo Fiorentino, per 20 anni presieduto da Verdini, fino al suo commissariamento nel luglio 2010, sarebbe stato ascrivibile a “condotte gestionali abnormi ed irregolari, riconducibili al management della banca e non certo attribuibili a chi era intervenuto per porre fine e rimedio alle stesse”. In particolare, i finanziamenti concessi alla BTP di Fusi e Bartolomei (già in bancarotta) non sarebbero state solo operazioni rischiose, ma “viziate da una scelta ostinata, consapevole e testarda”, poiché – sempre secondo i giudici del Tribunale fiorentino – la BTP e tutte le altre società collegate, erano “imprese attive ma che vivevano sul filo del rasoio, sul ciglio del burrone, per la scaltrezza nell’attingere a finanziamenti che servivano ad avvalorare i progetti ed autoalimentarsi di nuova finanza, che serviva per effettuare movimenti infragruppo, i quali a loro volta determinavano un’apparenza di solidità, ma nascondendo invece un precario equilibrio economico”.

I legali di Verdini, Franco Coppi ed Ester Molinaro, hanno dunque deciso di impugnare tale provvedimento, sostenendo che i giudici di primo grado avrebbero travisato completamente la posizione dell’ex Segretario di ALA, il quale non avrebbe effettuato alcuna distrazione di capitali ed anzi avrebbe concesso finanziamenti esclusivamente dietro dimostrazione di solide garanzie, in base alla versione dei fatti da essi esposta.

Oggi, nell’aula del Tribunale del capoluogo toscano in cui era in corso un’udienza relativa al secondo grado di tale processo, al termine dell’arringa dei suoi avvocati difensori Verdini ha deciso di prendere la parola dinanzi alla Corte per rendere alcune dichiarazioni spontanee. Secondo l’ex presidente del cda del ccf, la gestione della banca descritta dall’accusa ed anche dai giudici di primo grado negherebbe la storia di una comunità, “creata con forza, passione e dedizione”; Verdini ha sottolineato il fatto di aver “tratto una piccola banca dalle ceneri, facendola sviluppare e trasformandola in una comunità”. È scoppiato poi in lacrime prima di avviarsi alla conclusione del suo intervento, ricordando – con voce rotta dalla commozione – di aver dato tutto per quell’istituto di credito e di non aver avuto alcuna intenzione di lasciarlo fallire volontariamente. Su queste basi, i suoi legali hanno chiesto per lui l’assoluzione piena da tutti i capi di imputazione; la prossima udienza, dedicata ad eventuali repliche ulteriori, è prevista per il 3 luglio, in seguito la Corte si ritirerà in camera di consiglio per la sentenza di secondo grado.

 

Francesco Gagliardi

 

Fonte immagine: italiachiamaitalia.it

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