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Quando la sapienza genera stoltezza!

Calabria

27 LUGLIO 2015 - È risaputo che la terra rimanda al mittente ciò che l’è stato imposto dall’uomo egoista e privo di una visione armonica del creato. Papa Francesco nella sua ultima enciclica, Laudato Si’, parla di ecologia integrale. L’uomo e la natura si appartengono, essendo intimamente connessi tra di loro. Questo principio vale per gli effetti che a cascata prendono forma sull’assetto generale del mondo vegetale e animale, ma ha anche una sua precisa connotazione all’interno del processo intellettivo e spirituale di ogni essere umano. Potremmo dire che quello che si semina nel cuore e nella testa dell’uomo ce lo ritroveremo in seguito quale frutto acerbo o dolce sulla tavola della vita. Sembra un ragionamento scontato, ma quando si va a metterlo in pratica cade ogni sicu-rezza proclamata. Come mai? Che succede? L’intelligenza umana perché si appanna e non tutela i suoi passi?  


Domande queste non certo facili! Gli esiti spesso arrivano dal nostro naturale comportamento, magari anche formalmente impeccabile rispetto al contesto di riferimento. Ognuno di noi comunque non può esimersi dal dare delle risposte, partendo dalle proprie sensibilità. Personalmente sono convinto che se l’uomo continuasse a rispondere solo a se stesso, articolando la sua esistenza soltanto sulle ragioni empiriche delle sue relazioni umane, rischierebbe più volte di vanificare lo sforzo del suo lavoro, fino a perdere o a truccare il senso principale del fine prefissato. Bisogna essere saggi, accorti, legati all’essenza divina che pervade la realtà dell’uomo e di quanto lo circonda. La sapienza che viene da Dio e a Lui riconduce, è l’unica strada sicura da dover percorrere, se si vuole dare un senso compiuto ad ogni azione messa in atto.  [MORE]

Lo stesso re Salomone, che per la sua sapienza divina fu visitato dalla lontana Regina di Saba, perse alla fine quel suo equilibrio ovunque osannato. La ricchezza di sapienza da lui posseduta non riuscì però a salvarlo, perché di essa ne aveva fatto un fine a se stesso. La vera sapienza deve condurre invece non soltanto alla continua ricerca delle cose della terra, ma deve essere innanzitutto indirizzata per una sempre più grande conoscenza di Dio. Una sapienza usata tuttavia per i beni materiali alla fine si trasforma in stoltezza e Salomone, appena invecchiato, divenne un vero stolto. Si fece idolatra. Abbandonò il suo Dio che lo aveva reso celebre su tutta la terra, ricolmandolo di grandissima fama e lode. L’uomo perde spesso la testa, non si accontenta, non pensa al suo futuro e quindi coltiva campi sterminati di stoltezza per le nuove generazioni. Lo fa perché non ama le regole; non accetta i comandamenti o meglio li ritiene validi solo per gli altri.

Si commuove per le beatitudini, ma poi dimentica la fedeltà al Signore; si reputa misericordioso, ma dentro di sé nulla cambia e tutto si ferma ad un gesto esterno di solidarietà, disdegnando il profumo della misericordia preveniente che prepara e rende forte dentro di sé l’uomo, prima delle verifiche della vita dinnanzi al prossimo bisognevole. La sapienza mal riposta genera perciò stoltezza e inganna il futuro. Se invece rimane in Dio suscita effetti buoni e non si espone a verifica. È stolto pertanto chi incredulo chiede un segno, come i farisei nella Sinagoga fanno con Gesù, per toccare con mano l’esito tangibile della saggezza infinita. L’augurio è che ognuno, al di là del suo ruolo nella società, perché nessuno è esente, non si vergogni di chiedere in preghiera la sapienza a Dio, attrezzandosi a muovere ogni cosa per la gloria del cielo. È un ottimo rimedio per mandare la stoltezza, oggi imperante, in malora e rendere gli uomini artefici credibili di un destino migliore.

Egidio Chiarella

www.egidiochiarella.it

egidiochiarella@gmail.com