Reversal, la vendetta va servita con l'adrenalina

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Reversal - La fuga è solo l'inizio, LA RECENSIONE. Un revenge movie all'incontrario che cerca...

Reversal - La fuga è solo l'inizio, LA RECENSIONE. Un revenge movie all'incontrario che cerca di ricostruire una trama sensata. Non vi riesce, ma non importa, perchè è un horror basato sui sensi, sulla carnalità, sull'adrenalina.

Chissà com’è che Bound to Vengeance (“costretta alla vendetta”) è diventato, nella traduzione italiana, anzi, anglo-italiana, Reversal – La fuga è solo l’inizio. Probabilmente, da noi doveva suonare come una sorta di versione splatter di Memento, ossia un film – senza reticenze, un onesto b-movie – dalla trama a ritroso, in cui si parte dalla fine ed ogni tessera del mosaico va messa al giusto posto. Questo è, ma solo in parte, il film del messicano José Manuel Cravioto: che invece, come più apertamente dichiara il titolo originale, è innanzitutto un revenge movie. Sadico, sanguinolento, serrato – forte nell’azione e nelle secrezioni ematico-adrenaliniche, deboluccio sulla trama; eppure così coerente nel voler essere, più che altro, un concentrato d’alta tensione, che non importa poi tanto di tutti gli altri difetti. Purchè, ovviamente, si sia seguaci dell’exploitation in stile L’ultima casa a sinistra di Wes Craven.

IL GIOCO DELL'ORCA - Il carnefice le porta da mangiare: è legata ed affamata, probabilmente deperita, ma in corpo c’è l’ultimo sussulto di energia per sorprendere l’aguzzino, tramortirlo e liberarsi, lasciandolo prigioniero. La ragazza si ritrova in una casa che non conosce e con i ricordi offuscati. Pochi minuti e dalla cattività passa alla cattiveria. Carica, di pistola e motivazioni, intende far luce sull’accaduto: scopre che ci sono altre ragazze come lei sparse nel raggio di qualche chilometro. Con l’ex carnefice sotto schiaffo, comincia un gioco dell’oca: di casa in casa, più che di casella in casella, per liberarle tutte. Ma con tante penalità da pagare. E col rischio che diventi “il gioco dell’orca”, vista l’onda assassina che la caccia genera.

NIENTE DI NUOVO... - Nulla di nuovo in Reversal, in cui la fuga è solo un già visto: la preda che diventa predatore, il riscatto della donna ai maltrattamenti maschili ed un tour de force con molti rovesciamenti (im)previsti. Anche se i tanti incroci cruenti della via crucis della giovane protagonista non brillano per originalità, Reversal si lascerebbe apprezzare per diverse ragioni. Per un prodotto di genere, al quale non viene chiesto di riscrivere canoni, semmai di ripassarli ordinatamente, la buona riuscita in ritmo e malvagità è un punto a favore. Così, d’altronde, le buone interpretazioni dei due protagonisti, l’aguzzino Richard Tyson, sorprendente per viscidità e mind games, e la giovane Tina Ivlev, che per aggressivo biondame e sudata bellezza pare ispirarsi a Jennifer Lawrence, fatte le debite proporzioni.

... E NIENTE DA CONTESTARE - Soprattutto, il film di José Manuel Cravioto rifugge due pericolose tendenze di tanti horror recenti: quella di rinunciare alla ricerca stilistica, visto che nel montaggio ricco di piani sghembi ed accelerazioni, nonché nella cupissima fotografia alla Fincher, il livello tecnico è mantenuto su standard più che degni; quella di fare i film sul niente – vedansi i found footage a basso costo degli ultimi anni (l’ultimo, in ordine di tempo, è The Gallows – L’esecuzione). Forse, anzi, Reversal è un film sul niente, vista la debolezza della trama, ma non è un film fatto di niente: fatua e fatale, l’azione incalza. Può andar bene.


DATA USCITA: 08 ottobre 2015
GENERE: Horror, Thriller
REGIA: José Manuel Cravioto
SCENEGGIATURA: Rock Shaink
ATTORI: Tina Ivlev, Richard Tyson, Bianca Malinowski
FOTOGRAFIA: Byron Werner
MONTAGGIO: Jorge Macaya
MUSICHE: Simon Boswell
PRODUZIONE: Dark Factory Entertainment
DISTRIBUZIONE: Notorious Pictures
PAESE: USA
DURATA: 80 Min

 

Antonio Maiorino
 

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