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Scaltrezza e sapienza

Calabria

L’uomo arranca, mentre cerca in formule di mercato la sua felicità. Una ricerca fredda, fatta a tavolino, mentre fuori, denuncia il Papa, sessantacinque milioni di persone sono in cerca dell’identità perduta, sconvolta, demolita.[MORE]

L’Europa a Bratislava, nel mese di luglio scorso, ha approvato un documento per la futura politica del vecchio continente, senza individuare una autorevole strategia difronte al fiume di persone che bussano oggi all’Europa nella disperazione. Vuoto di sapienza. Vuoto di cristianità. Si corre verso un futuro senza garanzie sicure, affidandosi sempre di più all’egoismo umano e alla sua incapacità di sapersi accostare ai beni e al tempo che Dio ha affidato in prestito ad ognuno. D’altronde come si possono risolvere i grandi problemi che affliggono la realtà dei nostri giorni, se chiunque ha difficoltà nel portare a termine il proprio cammino quotidiano.

È infatti venuta meno quella sapienza “capace di trasformare in grazia di salvezza e di redenzione anche la polvere del suolo”. Il Signore, scrive Mons. Di Bruno, non vuole un uomo intriso, così come non voleva alcuno dei suoi discepoli, “di sapienza rigida, ferrea, cementata, legalizzata, imprigionata in delle norme vecchie e antiquate. Questa sapienza non piace a Gesù. Non è quella dello Spirito Santo, non è il suo dono. È una sapienza umana, non divina”. Si tratta di una sapienza che alla fine, come siamo abituati a constatare, non trova le decisioni giuste; le strade maestre per rafforzare la democrazia; le soluzioni per alleggerire il peso della povertà; gli accordi per far rispettare le tregue umanitarie; la volontà per allontanare lo spettro abituale della guerra; la forza per dare un’anima ad una società costruita e diretta solo da regole e protocolli.

Tutto comunque può cambiare in meglio. L’uomo non è nato per il pessimismo o le sole sconfitte, ma per costruire un mondo dell’amore e della prosperità, pilastri del bene comune. La sua salvezza eterna, passa da quella terrena. Se sceglie la corruzione o il suo freddo tornaconto politico, economico, familiare, sociale, non potrà mai redimersi, né tantomeno rendere giustizia al prossimo.

La Parola del Figlio dell’Uomo ci fa comunque riflettere sulla scaltrezza utilizzata per la costruzione del futuro personale, pur non in linea con i suoi dettami, per mettere a frutto i beni avuti a disposizione dal Creatore e procurarsi così un regolare passaporto per il regno dei cieli. Leggiamo in merito ancora una riflessione di mons. Di Bruno sulla disonestà di un amministratore che, prima di essere licenziato, si assicura il suo futuro con operazioni non certo limpide a favore dei debitori.


“Il padrone non loda l’amministratore disonesto per la sua disonestà, ma per la scaltrezza con la quale aveva pensato al suo futuro. Usa i beni non suoi per procurarsi un avvenire sereno e senza intoppi, dal momento che a suo giudizio nessun’altra via è percorribile per lui. Anche Gesù vorrebbe lodare i suoi discepoli, i figli della luce, per la loro sapienza nel procurarsi il regno eterno, con i beni che non appartengono ad essi, perché ogni bene di questo mondo è del Signore ed è solamente dato loro in uso per potersi procurare la vita eterna. Invece Gesù vede che quasi tutti sciupano i beni di Dio donando ad essi un fine che di certo non è di vita eterna. I suoi discepoli mancano di vera sapienza. Eppure essi sono stati dotati, corazzati, armati di Spirito Santo…”.
L’uomo del nostro tempo, mantenendo il suo cuore e la sua mente in direzione del cielo, deve sapere utilizzare, senza apatia e rassegnazione, ogni opportunità per sé e per gli altri.

Deve entrare nelle cose di ogni giorno, utilizzando la sua saggezza e anche la sua scaltrezza per allargare in terra l’energia celeste del vangelo. Un atto non autoreferenziale, ma diretto ad essere nella testimonianza annunciatore di un mondo più giusto.



Egidio Chiarella

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