Sicurezza sul lavoro, l'Europa pretenda dai Paesi membri il rispetto della normativa

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TORINO, 26 APRILE 2014 - Nella notte tra il 5 e il 6 Dicembre del 2007, morivano a Torino sette oper...

TORINO, 26 APRILE 2014 - Nella notte tra il 5 e il 6 Dicembre del 2007, morivano a Torino sette operai dell’acciaieria Thyssenkrupp. L’ennesima tragedia sul lavoro, ancora una volta vite spezzate e tanti dubbi sulle condizioni di sicurezza in cui quei lavoratori erano costretti ad operare nella fabbrica.
A pochi giorni dalla decisione della Cassazione, che ha disposto il rinvio degli atti alla Corte d'Assise d'Appello di Torino per la «rideterminazione delle pene» dei responsabili di quei fatti e in una fase elettorale per le Europee in cui più alta è l’attenzione dell’opinione pubblica, sia nel nostro Paese che nel Vecchio Continente, lancio la proposta che uno dei due giorni di quel dramma, il 5 o il 6 Dicembre, sia per sempre ricordato con l’obiettivo di richiamare tutte le sensibilità, istituzionali e sociali, sul fenomeno delle “morti bianche”. Una data in cui si possa meditare, al di là dei semplici e spesso solo ripetitivi riti di facciata, sul sacrificio delle vittime del lavoro, di tanta gente deceduta senza soluzione di continuità a causa delle condizioni non adeguate dei luoghi di lavoro.

Credo che la giornata in memoria di quelle persone non debba essere solo un “monumento” per non dimenticarle e per portare i fiori sulle loro tombe, ma un’occasione continua per farci capire che è arrivato il momento, e sarà comunque troppo tardi, per occuparsi seriamente di questo fenomeno, della carneficina che ogni anno si consuma nelle fabbriche, nei cantieri e in tanti altri luoghi dove si produce e, spesso, si pensa solo ed esclusivamente al profitto aziendale e poco alla tutela delle vite umane.
Nel nostro Paese, dopo solo quattro mesi del 2014, sono già circa 170 i morti per infortuni sui luoghi di lavoro, +20,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2013. In Italia, purtroppo, si registra il più alto numero di morti sul lavoro tra i Paesi dell’Unione europea. Sì, abbiamo questo triste primato: da noi si muore di più di lavoro. Nel settore della sicurezza sul lavoro, l’Europa è impegnata oramai da diversi anni, indicando livelli operativi vincolanti, ma non di rado sono di fatto resi inefficaci dalla non adeguata verifica degli organi di controllo. Tra l’altro, bisogna insistere sul concetto che gli incidenti e le malattie professionali hanno ripercussioni inevitabili per le aziende a livello di costi da sostenere. Gli investimenti sui temi della sicurezza sono di lungo periodo e, come spesso segnalato dalla Unione europea, riguardano “azioni razionali e non solo deontologiche”.

In questi anni non sono mancate le denunce alla Commissione europea sulla conformità del recepimento in Italia della direttiva 89/391 della Cee sulla sicurezza e la salute dei lavoratori, tanto che la Commissione ha persino approvato il progetto di costituirsi in mora contro lo Stato italiano. C’è ancora un forte impegno da mettere in pratica sulla strada per attenuare la deresponsabilizzazione del datore di lavoro: dalla tragedia della Thyssenkrupp ad oggi, i decessi dovuti alla scarsa osservanza delle norme per la sicurezza non si sono arrestati. Siamo tutti responsabili di quanto continua ad accadere, come classe politica che non si adopera per quello che dovrebbe, e come cittadini nel momento siamo distanti da questo problema e poco sensibili.

Rivolgo un appello a tutti coloro che sono impegnati in questa campagna elettorale per le Europee a farsi carico di un’azione seria e convinta per invertire la rotta sulle questioni della sicurezza nei luoghi di lavoro. Ci si occupi, in particolare, dei problemi legati alla completa emanazione dei provvedimenti di attuazione del Testo Unico, sino alle difficoltà che registrano le attività ispettive e alla necessità di regole per la tutela di alcuni settori quali i trasporti e l’agricoltura.

Silvana Arbia

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