DAMASCO, 5 DICEMBRE 2011 – Un comunicato ufficiale, diffuso dal dipartimento delle dogane che dipende dal ministero delle Finanze siriane, ha annunciato che da oggi sarà vietato l’uso di IPhone e smartphone sul suolo siriano. Questo provvedimento è stato preso per mettere fine alla diffusione di notizie circa la repressione attuata dal regime di Bashar el Assad.[MORE]
Il testo recita: <<Il governo annuncia il divieto di utilizzazione dell’IPhone in Siria a partire da oggi>>. Inoltre, chiunque sia trovato in possesso di tale oggetto, cittadini siriani e stranieri, sarà automaticamente sospettato di spionaggio.
Il tutto nasce dalla stretta relazione tra la Primavera araba e l’uso dei telefonini da parte di migliaia di ragazzi che chiedono maggiore democrazia in diversi paesi del Nord Africa. I dimostranti siriani, in questi mesi di proteste contro il regime, hanno creato un network di “citizen journalism” alternativo alla stampa e alle tv locali controllate dal governo. In questo modo i dissidenti sono riusciti a denunciare al mondo intero le violenze e la repressione della polizia e dei militari fedeli al governo. Immagini di torture, uccisioni e fosse comuni sono state condivise in rete grazie anche alle potenzialità dell’IPhone, che permette di scrivere reportage, scattare immagini e postare il tutto direttamente in Internet.
Intanto la Lega Araba ha concesso una proroga alla Siria per accettare il piano di mediazione ideato dall’organizzazione inter-araba ed evitare nuove sanzioni, ma allo stesso tempo ha approvato una lista di 19 dirigenti siriani a cui sarà vietato recarsi nei paesi arabi.
Le violenze, in ogni caso, continuano e ieri sono state uccise quaranta persone dalle forze di sicurezza e dalle milizie fedeli ad Assad, tra cui tre adolescenti. E Razan Ghazzawi, una blogger che dal 2009 prende parte alla vita politica e sociale del paese è stata arrestata. Dalle pagine del suo blog, “Razaniayat”, ha più volte denunciato la repressione in atto contro blogger e giornalisti. Ghazzawi era alla frontiera siro-giordana e stava partendo per Amman per assistere a un convegno sulla difesa del diritto di informazione, quando è stata presa.
Il Consiglio dell’Onu per i diritti umani ha duramente condannato la brutale repressione messa in atto contro gli oppositori al regime. Il pronunciamento delle Nazioni Unite è stato giudicato dal regime siriano come un incoraggiamento ad <<altri atti di terrorismo>> e come <<un’aperta e ingiustificata interferenza negli affari della Siria, che ha sempre difeso la causa dei diritti umani>>.
Gaia Seregni
(fonte foto: ispazio.net)
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