Zero il folle in tour 2019-2020. È scoccata l’ora Zero! La favola mia torna a raccontarsi…

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Zero il folle in tour 2019-2020. È scoccata l’ora Zero! La favola mia torna a raccontarsi… Miri...

Zero il folle in tour 2019-2020. È scoccata l’ora Zero! La favola mia torna a raccontarsi… Miriadi di Triangoli e un solo Carrozzone. Mai più Sogni di latta, ma un mare di canzoni. È lui, ancora e sempre lui: Zero il folle e tutta la sua gente.
Fate largo che arriva più vivo e più Presente!!!

ZERO IL FOLLE IN TOUR 2019-2020
Roma 1,3,4 e 6 novembre Palazzo dello Sport (Roma)
Firenze 14 e 15 novembre Nelson Mandela Forum
Pesaro 23 e 24 novembre Vitrifrigo Arena
Livorno 7 e 8 dicembre Modigliani Forum
Torino 14 e 15 dicembre PalAlpitour
Bologna 21 e 22 dicembre Unipol Arena
Milano 11 e 12 gennaio Mediolanum Forum
Eboli 18 e 19 gennaio Palasele
Bari 23 e 25 gennaio PalaFlorio

I biglietti saranno disponibili a partire dal 9 maggio, tutte le informazioni sul sito renatozero.com Il tour sarà anticipato da un nuovo album di inediti intitolato “Zero il Folle” che uscirà ad ottobre, realizzato a Londra con la produzione e gli arrangiamenti di Mr. Trevor Horn

Renato Zero è il nome d’arte di Renato Fiacchini nato a Roma il 30 settembre 1950 dall’unione tra il poliziotto Domenico Fiacchini e l’infermiera Ada Pica. Renato Fiacchini trascorrerà la sua infanzia in via Ripetta, 54 a due passi da piazza del Popolo, in una famiglia al femminile con la nonna Renata, le tre sorelle Enza, Fiorella e Maria Pia (il fratello Giampiero nascerà dieci anni più tardi), mentre vivrà la sua adolescenza in un casermone destinato ai dipendenti della pubblica sicurezza di via Fonte Buono, zona Montagnola. Subito dopo essere venuto al mondo rischiò di morire a causa di una incompatibilità materno – fetale del fattore Rh, tanto che necessitò di una trasfusione totale.
La famiglia gli impartirà un’educazione di valori semplici e solidi.

A quattordici anni ottiene il suo primo contratto per 500 lire al giorno al Ciak di Roma, ma l’ingresso ufficiale di Renato nel mondo della musica è datato 1967 con un 45 giri prodotto da Gianni Boncompagni, anche autore dei testi con musiche di Jimmy Fontana. Il brano Non basta sai è una marcetta retorica fintamente rivoluzionaria, mentre In mezzo ai guai è la cover di beat 98.6 di Keith, alias James Barry Keefer, brano banale e moralistico che nella sua versione originale aveva venduto un milione di copie, mentre Zero ne venderà appena venti.

Il Renato Zero degli esordi aveva intuito che per essere effettivamente diverso, innovativo e soprattutto durare nel tempo doveva giocare le sue carte su altri piani, infatti dal suo singolo d’esordio alla pubblicazione del suo primo album, deciderà di allontanarsi almeno parzialmente dall’ambiente musicale per compiere altre esperienze che risulteranno fondamentali per il suo bagaglio culturale e artistico. Comincerà a frequentare il noto locale romano Piper, che segnerà un’epoca divenendo un punto di riferimento per chiunque volesse entrare a far parte del mondo dello spettacolo. Qui incontrerà Mita Medici, Patty Pravo, Mia Martini e sua sorella Loredana Bertè, ma soprattutto verrà notato da Renzo Arbore, che lo recluterà fra il pubblico dei programmi Bandiera gialla e Per voi giovani e da Don Lurio che lo scritturerà tra i collettoni, corpo di ballo di Rita Pavone. Nello stesso periodo registrerà alcuni caroselli per una nota marca di gelato, parteciperà al raduno beat cantando per la prima volta coi The Spaectres Groups, con i quali parteciperà al film Brucia ragazzo, brucia di Ferdinando Di Leo, farà parte del coro del brano Gingì di Pippo Baudo, sigla della trasmissione televisiva La freccia d’oro, interpreterà Tancredi nell’opera teatrale di Ruzante l’Anconitana e farà parte del cast di Ciao,Rudy e della versione italiana di Hair insieme a Loredana Bertè e Teo Teocoli. Otterrà piccoli ruoli in alcuni film di Federico Fellini: Satyricon, Roma, Amarcord e Casanova, ma l’esperienza più significativa di questo primo periodo sarà il ruolo di “Venditore di felicità” nella versione discografica e cinematografica del musical Orfeo 9 di Tito Schipa Jr.

IDENTIKIT

Renato Zero tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta è ancora alla ricerca di un’identità, ma nel frattempo aveva lavorato duramente per mettere a punto il proprio stile, studiando artisti specie stranieri, scrivendo nuove canzoni e sperimentando nuove formule di messinscena. Dopo tanta gavetta è pronto a debuttare con le sue preferenze stilistiche, il suo nome d’arte scelto per ripicca contro chi lo criticava (“Sei uno zero” è la frase che più si sentirà ripetere quando travestito e truccato cominciò ad esibirsi in piccoli locali romani), il suo repertorio, il suo spettacolo ed un contratto con la RCA alle sue condizioni. Il suo personaggio dapprima trasgressivo, provocatorio ed alternativo, che trucchi e costumi restituiranno solo in parte, negli anni si evolverà sostituendo le paillettes con una gestualità e una mimica che oggi sono il veicolo per esprimere le proprie emozioni, le utopie, i sogni (da Zerolandia a Fonòpoli), le speranze, le delusioni, le gioie e le amarezze. Le sue canzoni racconteranno se stesso come uomo e come artista, l’amore e il sesso in tutte le sue declinazioni e precorreranno i tempi affrontando temi come la pedofilia, l’identità di genere, la droga, l’incomunicabilità, l’omosessualità, l’emarginazione, la violenza e la spiritualità.

L’INTESA CON I SUOI FANS

I fan del cantante sono detti “sorcini”, definizione che è andata a sostituire l’iniziale “zerofolli”. Il termine nacque a Viareggio nei primi anni ottanta, quando osservando i suoi ammiratori che lo attorniavano coi motorini, esclamò: “Sembrano tanti sorci”. Da quel momento per analogia è diventato “il re dei sorcini”.
Nel 1981 l’artista dedicò ai suoi fan il brano I figli della topa e l’anno successivo organizzò le “Sorciadi” presso lo Stadio Eucalipti di Roma, partecipando di persona alla premiazione dei vincitori.

ANNI ’70

Nel 1973 esce il primo album ufficiale della sua carriera intitolato No! Mamma, no! Un esordio atipico visto che si tratta di un disco dal vivo, anche se in realtà non è completamente tale. Nonostante i problemi tecnici e una certa acerbità interpretativa, il primo lavoro discografico di Zero è tutt’altro che dimenticabile, visto che in esso è già racchiusa tutta la poetica e le tematiche dell’artista romano. Tra i pezzi più significativi vanno ricordati l’inno alla libertà del brano d’apertura Paleobarattolo, il simpatico antimilitarismo di Sergente, no!, l’intensa
Nell’archivio della mia coscienza, il monologo antiabortista di Sogni nel buio e la coraggiosa per l’epoca No! Mamma, no!
Nonostante l’insuccesso commerciale del primo disco, Zero non demorde e nel 1974 mette in cantiere Invenzioni, che sarà un disco decisivo. Almeno due i capolavori presenti che resisteranno nel tempo: Qualcuno mi renda l’anima che affronta ante litteram il tema della pedofilia e Inventi canzone sull’amore universale, ma sono degne di nota: L’evento, Tu che sei mio fratello, Metrò e 113.

Il 1976 è un anno decisivo per Zero che deve dimostrare la sua maturità di artista e raggiungere finalmente un pubblico più vasto. Prepara quindi un nuovo album e il suo primo tour legati
dallo stesso filo conduttore, quello del Trapezio. L’album contiene undici pezzi (tre sono ripresi dai precedenti lp) e per la prima volta entra nella classifica dei dischi più venduti (il 45 giri Madame/ Un uomo da bruciare sale fino alla quindicesima posizione).
Rimarranno nel tempo nel suo canzoniere la struggente Motel, tra le canzoni d’amore più belle del suo repertorio, Una sedia a ruote e Salvami.

L’anno della consacrazione definitiva sarà il 1977, quando Zero pubblica il 45 giri Mi vendo/Morire qui con il quale entra in hit parade rimanendoci per cinquantasette settimane. Il successo ottenuto, anche grazie alle radio libere, farà da traino al nuovo disco (e spettacolo) intitolato Zerofobia che riuscirà a raggiungere il quinto posto della classifica. Le nuove canzoni sono trasversali, ironiche, ma soprattutto sanno raggiungere il cuore di chi le ascolta. Indimenticabili: Vivo, Il cielo, divenuta nel tempo canzone simbolo dell’artista e le più scanzonate, Manichini, Tragico samba e L’ambulanza. Raggiunto il successo, Zero decide di svincolarsi dalla sua casa discografica, che fino ad allora non aveva propriamente creduto in lui. Crea dunque l’etichetta indipendente Zerolandia.
Anticipato dal 45 giri Triangolo/Sesso o esse Zero pubblica nel 1978 Zerolandia. Nel disco, che raggiungerà la terza posizione della classifica, trovano posto altri brani “erotici” come Amaro Medley e Sbattiamoci, ma soprattutto pezzi divenuti di culto come la biografica La favola mia, Sogni di latta, Fermati e Uomo, no.

Nel 1979 pubblica EroZero, album che traccia un primo bilancio della sua carriera e chiude un ciclo con l’uscita del film Ciao nì. Per mettere in scena lo spettacolo “la favola di Ero Zero” l’artista decide di affittare dalla famiglia circense Togni un tendone e chiamarlo Zerolandia. Pubblica il 45 giri Il carrozzone/baratto, che come l’album raggiungerà la prima posizione della classifica. EroZero è stato un disco pop complesso e variegato, contaminato da folk e rock, che alterna pezzi poetici e meditativi (Il carrozzone, La tua idea, Periferia, La rete d’oro, Arrendermi mai ad altri irriverenti e fantasiosi (Baratto e Fermo Posta).

ANNI ’80

Renato compie trent’anni e chiede una tregua al mondo, a se stesso, al suo pubblico. Nasce da questi presupposti il doppio album Tregua, dedicato al padre Domenico scomparso nello stesso anno, anticipato dal 45 giri Amico/Amore sì amore no. Entrambi raggiungeranno il vertice della classifica. I diciotto brani di “Tregua” sono un caleidoscopio di generi, da Niente trucco stasera, Guai, Fortuna, Profumi balocchi & Maritozzi alle spirituali Potrebbe essere Dio e Buon Natale.

Fra Roma e Torino, tra il dicembre del 1980 e il gennaio del 1981 Zero mette in scena la serie di concerti “Natale a Zerolandia” da cui nasce un doppio album live dal titolo “Icaro”. L’album contiene due inediti live: Chi più chi meno e Più su. Dopo l’ennesimo trionfo in classifica, in estate, senza alcun preavviso Zero pubblica il 45 giri Galeotto fu il canotto.
Notizia segnalata da (RenatoZero)

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