103 anni fa, la piccola tregua nella Grande guerra

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NAPOLI, 26 DICEMBRE - E' dicembre nelle Fiandre, la neve cade ed il suolo gela, rendendo meno penetr...

NAPOLI, 26 DICEMBRE - E' dicembre nelle Fiandre, la neve cade ed il suolo gela, rendendo meno penetrante l'odore dei cadaveri. A fronteggiarsi, in quel frammento di Europa, sono le armate britanniche e tedesche, impegnate a combattere per il controllo di quella che rappresenterebbe "la porta per Parigi". Pochi mesi prima, infatti, le truppe della Germania hanno tentato di sorprendere i francesi invadendo il Belgio, a nord est dell'esagono, per aggirare le linee difensive e marciare rapidamente sulla capitale. La loro azione, tuttavia, è stata arrestata nel corso della prima battaglia della Marna, ad opera di transalpini e britannici. Ora, nel Natale 1914, i due schieramenti si fronteggiano in quella che passerà alla storia come la prima guerra di posizione.

Con l'avvicinarsi del Natale l'allora Pontefice Benedetto XV aveva lanciato un appello per una tregua, rimasto (nemmeno a dirlo) inascoltato. Quello che però accade nei giorni intorno al 25 dicembre nel freddo Belgio settentrionale è probabilmente un qualcosa di più grande. Un qualcosa che in molti hanno tentato di occultare, di rinnegare, e che invece per altri ha rappresentato il vero segno di una guerra "assurda": la tregua di Natale 1914.

Non furono negoziati solenni, condotti dagli uomini di potere, nè tantomeno trattative al fronte, tra i sordi ufficiali. No, fu una tregua spontanea, iniziata nella notte della vigilia di Natale, proprio dalle truppe tedesche, che cominciarono a decorare le proprie trincee e ad intonare "Stille Nacht", versione germanica della celebre melodia natalizia. Presto, dall'altro lato del fronte, anche i britannici presero a cantare "Silent Night", ed in breve tempo uomini e ragazzi di mezza Europa, fino a poche ore prima nemici costretti a spararsi l'uno contro l'altro, presero coraggio, attraversarono "il non luogo di mezzo" e si incontrarono per scambiare piccoli regali e bere insieme.

Ed è proprio in questo scenario sorprendente che, tra realtà e leggenda, furono improvvisate delle vere e proprie partite di calcio tra i soldati. Per alcuni si giocò all'incirca una mezz'ora, per altri la partita durò ore, salvo poi interrompersi quando il pallone, scagliato contro una linea di filo spinato, si bucò e divenne inutilizzabile. La partita si concluse, ma da quanto emerge dalle lettere dei soldati, nei giorni successivi il cessate il fuoco proseguì per consentire la raccolta e la sepoltura dei corpi dei caduti.

"Incredulità" è la parola che meglio riassume il contenuto dei messaggi di chi, quella tregua, l'aveva vissuta.

Quanto ci sia di vero, tra i miti che avvolgono quella partita di calcio, ad oggi non è dato saperlo. Quanto a lungo giocarono, se effettivamente fu il filo spinato che bucò il pallone, possiamo solo immaginarlo. Di sicuro, qualche anno fa fu proprio il presidente della UEFA Michel Platini ad omaggiare quei luoghi, inaugurando un monumento commemorativo di quella partita, di quella tregua, che questo Natale compie 103 anni e che allora dimostrò al mondo quanto insensata fosse una guerra tra uomini che, alla prima occasione, perferirono un pallone al fucile.

Paolo Fernandes

Foto: lecanardcentenaire.com

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