Suicidato a Napoli un impiegato un anno dopo l'accusa di Striscia la Notizia

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NAPOLI, 18 GENNAIO 2013 - Lucio Montaina era un impiegato del catasto immobiliare di Via de Gasperi,...

NAPOLI, 18 GENNAIO 2013 - Lucio Montaina era un impiegato del catasto immobiliare di Via de Gasperi, un anno fa "vittima" di un servizio di Striscia la Notizia che lo accusava di intascare mazzette in cambio della consegna di documenti e mappe catastali, in modo ovviamente illegale.

L'episodio di corruzione fu filmato e denunciato dall'inviato del tg satirico di Mediaset Luca Abete il 24 gennaio 2012, quando con una telecamera nascosta colse l'impiegato ad accettare 20 euro da una donna, complice del servizio, per consegnarle in cambio una planimetria, senza che lei mostrasse alcuna delega.

Dopo la messa in onda del filmato per Lucio Montaina arrivò il licenziamento in tronco, con le difficoltà ed i
problemi che ne conseguirono, era anche padre di un figlio diversamente abile da accudire.

Alle 5 di ieri mattina, un anno dopo, preso dalla disperazione, l'ex impiegato si suicida, lanciandosi dal balcone del settimo piano di casa sua, in Via Filippo Maria Briganti, lasciando una moglie casalinga e due figli.

Il sindacalista Salvatore Iossa denuncia l'accaduto con queste parole: «Questa volta Striscia la Notizia si è
macchiata di un'azione di sciacallaggio, Lucio era un impiegato perbene, non era certo uno che chiedeva tangenti, come si vede dal filmato quei 20 euro glieli hanno offerti...».

I suoi colleghi del catasto sono pieni di rabbia contro Striscia la Notizia, e raccontano di aver aiutato con i propri stipendi Montaina dopo il licenziamento, il quale, anche qualche giorno fa in ufficio, affermava che i giornalisti di Strsicia gli hanno teso una trappola.

L'ufficio stampa di Mediaset, per il momento, non commenta, e non commenta l'autore del servizio Luca Abete.

E l'opinione pubblica si divide tra la presunta invadenza di programmi che smascherano la corruzione ed il malcostume pubblico rovinando la vita privata delle "vittime" di turno, e coloro che difendono la moralità sul lavoro e la correttezza senza le quali non si può andare avanti. Nonostante tutte le tragiche conseguenze del caso.

 

Valentina D'Andrea

 

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