Angelo Provenzano a Servizio Pubblico. Diritti e dignità per il boss di Cosa Nostra

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PALERMO, 16 MARZO 2012 - Nella trasmissione di Michele Santoro “Servizio Pubblico” andat...

PALERMO, 16 MARZO 2012 - Nella trasmissione di Michele Santoro “Servizio Pubblico” andata in onda ieri sera e dedicata al caso Borsellino e alle trattative Stato-mafia Angelo Provenzano reclama “Diritti e dignità” per il padre Bernardo Provenzano boss di Cosa Nostra e dichiara <<Mio padre vive un decadimento neurologico tale da non poter permettere la somministrazione di cure chemioterapiche per il suo tumore alla prostata. È sempre un cittadino italiano, un essere umano, la dignità umana va rispettata>>. Sentir parlare di dignità umana e diritto alla vita e alla salute, per un uomo che insieme a Riina ha messo fine all'esistenza di numerose persone è roba da far raccapricciare i capelli. Bisogna ricordare a Provenzano junior che anche le persone uccise da Cosa Nostra avevano il diritto di vivere, di godersi i loro figli e i loro parenti.

Intanto Iaccarino e Crisci, un neurologo e uno psichiatra,escludono l’infermità per il codice di procedura penale che pregiudica la cosciente partecipazione al processo del capomafia, imputato in appello dell’omicidio di Ignazio Panepinto, ucciso durante la guerra di mafia degli anni ‘80. Sulla lucidità del boss i due periti non hanno dubbi.

Alla domanda su chi siano a suo giudizio i giudici Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, Angelo Provenzano ha risposto <<Per me sono due vittime immolate sull’altare della Patria. Sono due vittime della violenza>>.
Salvatore Boresellino, fratello del giudice ucciso in via d'Amelio, nel corso della trasmissione sostiene <<Mio fratello è stato seppellito a brandelli>>. Si può quindi parlare di semplice violenza?
La mafia ha stroncato numerose vite e di sicuro da quello che risulta non ha usato modi gentili: 5 quintali di Tritolo hanno messo fine alla vita di Falcone, a sua moglie e alla sua scorta. Altri 100 kg di esplosivo sono stati utilizzati per uccidere Borsellino e cinque dei suoi uomini. Per non parlare del piccolo Giuseppe Di Matteo sciolto in una vasca piena di acido nitrico, che come unica colpa aveva quella di essere figlio del pentito Santino Di Matteo

Angelo Provenzano non deve rispondere di qualcosa di fronte alla legge, non ha commesso reati. A differenza del figlio di Riina che, nonostante la giovane età ne ha già commessi parecchi. Essendo figlio di un boss mafioso agli occhi della gente e delle famiglie vittime della mafia non può risultare credibile, a meno che non si faccia carico delle crudeltà di suo padre e racconti la verità dei fatti alla magistratura.

(foto da: http://www.palermotoday.it )

 

Elisa Mirabile

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