"Anime": che passione!

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L’universo degli “Anime” è sempre più ampio e gli appassionati in tu...

L’universo degli “Anime” è sempre più ampio e gli appassionati in tutto il mondo, ormai, non si contano più. Ma che cos’è un “anime”? I meno informati sanno che quando si utilizza questo termine ci si riferisce a qualcosa che ha a che fare con il mondo giapponese. Certamente è così, ma il neologismo anime, utilizzato anche in Giappone solo dalla fine degli anni ’70, sta per animeshōn, ossia la trascrizione giapponese dell’anglosassone animation, con cui, per intenderci, si fa riferimento ai cartoni animati, anche se non è proprio la stessa cosa. In Italia con anime si intendono tutte le opere d’animazione giapponesi tratte dai manga. Gli otaku, “appassionati” del genere, ci tengono molto alla differenza tra anime e cartoni animati, indicando con questi ultimi i lavori di animazione americani, anche perché spesso, è opinione comune, che il “cartone animato” in senso stretto, sia un programma solo per bambini e se si vede un adulto guardare un anime la frase tipica è: «Ancora i cartoni animati?». Non è così.

Distinguiamo diverse categorie di anime, naturalmente esistono anche quelli per bambini, i cosiddetti “Kodomo”, opere animate che possono interessare un pubblico che arriva al massimo fino ai 10 anni. Chi di voi non ha mai guardato Doraemon? Quello strano gatto azzurro dalle mille risorse, ne è un tipico esempio. La maggior parte dei “cartoni animati” bollati per bambini da chi non se ne intende, invece, appartengono ad altri generi, che comprendono una fascia d’età diversa, ossia quella che va tra i 10 ed i 18 anni, la fase adolescenziale, e gli anime che caratterizzano questo periodo sono definiti “Shōjo”, per le ragazze, e “Shōnen”, per i ragazzi.

“Candy Candy”, “Georgie”, “Lady Oscar”, sono tipici esempi di anime shōjo, al cui sottogenere appartengono numerose altre opere come “Ransie la strega”, “Sailor Moon”, proprie del “Mahō shōjo”, ossia storie la cui trama si intreccia con la magia, ma anche Ren'ai e Romakome, storie d’amore e commedie romantiche, per un mondo quello dell’adolescenza femminile tutto intriso di sentimenti.

Per i maschietti della stessa età, poi, ci sono gli shōnen, i cui modelli distintivi possono essere rappresentati da “City Hunter”, “Saint Seiya” (I cavalieri dello zodiaco), “One Piece”, “Naruto” e tanti altri.

Tra gli shōjo e gli shōnen poi ci sono quelli dedicati anche ad un pubblico omosessuale con narrate storie d’amore tra ragazze, gli “Shōjo-ai”, e storie d’amore tra ragazzi, gli “Shōnen-ai”.

Ma non è finita qui! Perché esistono anime dedicati anche al mondo degli adulti, che hanno trame complicate ed intrecciate a tal punto da incuriosire ed approdare anche nel mondo cinematografico e discografico.

A partire dal 2000 due anime in particolare, tratti dagli omonimi manga, realizzati dalla stessa Mangaka, Ai Yazawa, che molti in Italia ricorderanno per “Cortili del cuore”, hanno introdotto il genere “Josei”, per ragazze dai 18 ai 99 anni, che da allora è stato sempre più tradotto: “Paradise Kiss”, storia intricata, che tratta tematiche d’amore, mondo della moda e obiettivi per il futuro di alcuni adolescenti particolari, e “Nana”, divenuto un cult nel mondo, che con la sua trama complicata, che racconta la vita di due ragazze dal nome identico, che in un modo o nell’altro appartengono o entreranno a far parte del mondo della musica e danno luogo con la loro amicizia ossessiva a intrighi, sotterfugi, scandali, tra sesso droga e rock & roll, è proprio il caso di dirlo. Divenuto, anche una pellicola in due atti, “Nana” ha anche una colonna sonora realizzata da bravissimi musicisti e cantanti noti in Giappone, che si è trasformata in veri e propri album musicali, con interpreti le due band protagoniste dell’anime ed i titoli dei progetti musicali, gli stessi presenti nell’anime.

Per un gusto maschile, invece abbiamo i “Seinen” di cui fanno parte “GTO”, “Exel Saga” e moltissimi altri, che chiunque ha guardato almeno una volta nella vita e che fanno parte anche delle sottocategorie Shōnen, come “Neon Genesis Evangelion”, “Mobile suit gundam”, “Mazinga”, “Daitarn 3”, per quel che riguarda il “Mecha” gli anime con robot come coprotagonisti, mentre “Slam Dunk” e “Holly e Benji”, che rappresentano i famosi “Spokon”, cioè gli anime sportivi.

Il mondo degli anime, inoltre, non smette di sorprendere con una serie prodotti, che può essere definito per un pubblico di “soli adulti”, dai contenuti erotici o pornografici, cioè se vuoi un porno di “fantasia”, puoi spulciare nelle videoteche giapponesi sotto la voce “Hentai”, pura pornografia animata, e “Ecchi”, erotico/pornografico per ogni gusto.

Insomma, un vero e proprio labirinto di animazione, che oggi con retrospettive e festival in ogni parte del mondo richiama miliardi di appassionati, datato, come nascita, 1° Gennaio 1963 con la messa in onda di “Tetsuwan Atom” (Astro Boy), che non è stato semplice creare e che scaturisce direttamente dai “Manga”, i fumetti giapponesi, i cui realizzatori i “Mangaka”, sono celebrati in questo Paese e non solo, come dei veri e propri divi, scrittori e artisti, e che hanno radici molto antiche, risalenti addirittura al periodo Edo (1603-1867). 

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