Bonus affitto per genitori separati, fino a 500 euro al mese: requisiti, limiti e criticità
Cinquecento euro al mese rappresentano il tetto massimo del contributo, non una somma garantita. Il nuovo sostegno abitativo destinato ai genitori separati o divorziati punta ad alleggerire il peso dell’affitto, ma le risorse disponibili potrebbero non essere sufficienti a coprire l’intera platea prevista.
Nelle separazioni con figli, uno degli aspetti più delicati riguarda spesso la casa familiare. Quando l’abitazione viene assegnata al genitore con cui i figli vivono stabilmente, l’altro può trovarsi nella necessità di cercare una nuova sistemazione, continuando contemporaneamente a sostenere il mantenimento dei figli e, in alcuni casi, anche la rata del mutuo dell’immobile lasciato.
È proprio per rispondere a questa situazione che nasce il fondo per il sostegno abitativo dei genitori separati o divorziati, istituito presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dalla Legge di Bilancio 2026, con una dotazione indicata in 20 milioni di euro l’anno a decorrere dal 2026.
Secondo quanto previsto dall’iter descritto, il decreto attuativo ha ricevuto il 14 settembre l’ultima firma, quella del Ministro dell’Economia. Per l’effettiva presentazione delle domande bisognerà però attendere la pubblicazione del provvedimento e l’avviso con l’apertura della relativa piattaforma.
Chi potrà richiedere il bonus affitto
La misura individua una serie di condizioni per poter accedere al contributo per l’affitto dei genitori separati.
Tra i requisiti indicati figurano la separazione o il divorzio, la mancata assegnazione dell’abitazione familiare di proprietà, la presenza di almeno un figlio a carico con meno di 21 anni, la regolarità nel pagamento del mantenimento e un contratto di locazione regolarmente registrato intestato al richiedente.
È inoltre previsto un reddito individuale non superiore a 35.000 euro.
Resterebbero invece esclusi gli assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica, chi beneficia già di altri sostegni abitativi e chi dispone di un’altra abitazione entro cinquanta chilometri.
Un elemento importante riguarda il mancato utilizzo dell’ISEE come parametro centrale. Nelle situazioni successive a una separazione, infatti, la composizione economica e familiare può essere profondamente diversa rispetto a quella precedente.
Bonus fino a 500 euro al mese, ma l’importo non è garantito
Uno degli aspetti da chiarire riguarda proprio la cifra di 500 euro al mese.
Non si tratta di un importo riconosciuto automaticamente a tutti i beneficiari, bensì del limite massimo del contributo. Il sostegno dovrebbe coprire fino alla metà del canone di locazione, entro un massimo di 6.000 euro all’anno.
Di conseguenza, un genitore che sostiene un affitto mensile di 600 euro potrebbe ottenere, in base alle condizioni previste e alle risorse disponibili, un contributo teorico di 300 euro al mese.
Il pagamento sarebbe inoltre effettuato in un’unica soluzione dopo la definizione della graduatoria.
Il nodo delle risorse disponibili
È proprio il rapporto tra finanziamento e potenziali beneficiari a rappresentare uno dei punti più discussi.
A fronte di una dotazione annuale di 20 milioni di euro, se ogni beneficiario ottenesse il massimo di 6.000 euro, le risorse sarebbero sufficienti per poco più di 3.300 persone.
Se invece la platea dovesse raggiungere i 15.000 beneficiari stimati, una semplice divisione delle risorse disponibili porterebbe a un contributo medio di circa 1.330 euro all’anno, equivalente a poco più di 110 euro al mese.
Si tratta naturalmente di un calcolo medio teorico: l’importo effettivo dipenderà dal canone sostenuto, dai criteri della graduatoria, dalla distribuzione delle risorse e dal numero delle domande ammesse.
Come dovrebbe funzionare la graduatoria
Nella formazione della graduatoria per il bonus locazione dovrebbero assumere particolare rilievo diversi elementi, tra cui il numero dei figli, la presenza di disabilità, la disoccupazione involontaria e la residenza in Comuni ad alta tensione abitativa.
Le risorse dovrebbero inoltre essere distribuite tra le Regioni tenendo conto anche degli indicatori reddituali e abitativi.
Questo passaggio sarà particolarmente importante per i territori del Mezzogiorno, dove il costo dell’affitto deve essere valutato anche in relazione al livello medio dei redditi e alla capacità economica effettiva delle famiglie.
Le criticità per i genitori non sposati
Secondo l’analisi dell’avvocato Antonello Talerico, componente del CNF e consigliere comunale, uno dei primi aspetti da approfondire riguarda i genitori che non sono stati sposati.
Le norme civilistiche sull’affidamento e sull’assegnazione della casa familiare trovano applicazione anche nei confronti dei figli nati fuori dal matrimonio. Da qui nasce il dubbio sulla posizione del genitore convivente che, a seguito di un provvedimento giudiziario, debba lasciare l’abitazione familiare pur trovandosi in una condizione sostanzialmente analoga a quella di un genitore separato o divorziato.
Talerico evidenzia quindi una possibile disparità di trattamento, richiamando gli articoli 3 e 30 della Costituzione.
Il problema della casa familiare in affitto
Un secondo punto riguarda la formulazione relativa ai non assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà.
Una lettura letterale potrebbe lasciare fuori dal beneficio chi, prima della separazione, viveva con la famiglia in un immobile in locazione e successivamente è stato costretto a trovare un’altra casa.
Secondo Talerico, questo aspetto richiederebbe un intervento legislativo chiarificatore, perché rischierebbe di penalizzare proprio quei nuclei che non dispongono di un patrimonio immobiliare.
Cosa significa avere un figlio a carico
Un ulteriore elemento dovrà essere definito con precisione nell’avviso operativo: il concetto di figlio a carico riferito al genitore presso il quale il minore non vive prevalentemente.
Le modalità con cui questo requisito verrà verificato saranno decisive per evitare che una parte dei potenziali destinatari venga esclusa per ragioni esclusivamente formali.
C’è poi la questione delle tempistiche. Un contributo erogato a consuntivo potrebbe arrivare diversi mesi dopo il momento in cui il genitore deve sostenere le spese più pesanti per una nuova abitazione, come deposito cauzionale, anticipo dell’affitto e primi canoni.
Un sostegno abitativo che apre un tema più ampio
L’introduzione di un fondo per i genitori separati e divorziati rappresenta comunque un passaggio significativo perché riconosce che la separazione può determinare, oltre alle conseguenze familiari, anche un concreto problema abitativo.
La reale efficacia della misura dipenderà però dall’entità dei contributi effettivamente riconosciuti, dal numero delle richieste, dai criteri della graduatoria e dalla rapidità dell’erogazione.
Secondo l’analisi di Talerico, per rendere lo strumento maggiormente aderente alle esigenze delle famiglie sarebbe necessario valutare una dotazione economica proporzionata al numero delle separazioni con figli, anticipare il sostegno rispetto alle principali spese per la nuova abitazione e affrontare le questioni relative ai genitori non coniugati e a chi lascia una casa familiare in affitto.
L’apertura della piattaforma e la pubblicazione dell’avviso saranno quindi passaggi fondamentali per conoscere nel dettaglio le modalità di presentazione delle domande, i criteri definitivi e gli importi concretamente accessibili.
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