Zelensky all’ONU attacca Putin mentre Trump apre al dialogo al G20
Il presidente ucraino invita la comunità internazionale a rafforzare la pressione sulla Russia mentre Washington valuta nuovi incontri diplomatici per favorire una possibile de escalation
Zelensky rivendica la resistenza dell’Ucraina
Dal palco dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Volodymyr Zelensky ha presentato l’Ucraina come un Paese ancora capace di resistere, difendersi e colpire obiettivi strategici russi nonostante il prolungarsi del conflitto.
Il presidente ucraino ha richiamato l’attenzione dei leader internazionali sulla necessità di fermare l’espansione della guerra. Per descrivere il ruolo di Vladimir Putin, Zelensky ha utilizzato una metafora legata alla pandemia, definendolo il “paziente zero” di una crisi che, secondo Kiev, rischia di propagarsi oltre i confini ucraini.
L’appello rivolto alla comunità internazionale è quello di limitare lo spazio politico, economico e militare a disposizione di Mosca, impedendo che altri Stati vengano coinvolti direttamente o indirettamente nel conflitto.
L’accusa sul coinvolgimento di cittadini stranieri
Nel corso del suo intervento, Zelensky ha sostenuto che la Russia impiegherebbe soldati provenienti da 47 Paesi. Il leader ucraino ha quindi invitato i governi interessati a verificare il destino dei propri cittadini e a evitare qualsiasi forma di partecipazione alla guerra.
Il messaggio non riguarda soltanto il sostegno militare a Kiev, ma anche la capacità degli Stati di controllare reclutamenti, trasferimenti e collaborazioni che potrebbero alimentare ulteriormente le operazioni russe.
Missili droni e perdite al centro del discorso
Zelensky ha accompagnato il suo intervento con una serie di dati destinati a mostrare le dimensioni raggiunte dalla guerra. Secondo le cifre indicate dal presidente ucraino, in otto mesi la Russia avrebbe registrato 248 mila militari uccisi o gravemente feriti.
Nello stesso periodo, contro l’Ucraina sarebbero stati utilizzati più di 2 mila missili e condotti circa 63 mila attacchi con droni. Si tratta di numeri forniti da Kiev che descrivono una pressione militare continua, accompagnata da operazioni contro città, infrastrutture energetiche e obiettivi strategici.
Il presidente ucraino ha inoltre ricordato gli attacchi effettuati dalle forze di Kiev contro le installazioni petrolifere russe. Queste operazioni puntano a ridurre le entrate energetiche di Mosca e a indebolire la capacità del Cremlino di finanziare il conflitto.
Il programma missilistico Freyia e la produzione nazionale
Una parte del discorso è stata dedicata allo sviluppo dell’industria militare ucraina. Kiev sta cercando di aumentare la produzione interna di droni, munizioni e sistemi a lungo raggio, riducendo progressivamente la dipendenza dalle forniture straniere.
In questo quadro rientra anche il programma missilistico Freyia, presentato come uno degli strumenti attraverso i quali l’Ucraina intende rafforzare la propria capacità di deterrenza.
L’esperienza maturata sul campo ha trasformato il Paese in un punto di riferimento per le tecnologie legate alla guerra elettronica e alla difesa dai droni. Secondo Zelensky, alcune delle competenze sviluppate dalle forze ucraine potrebbero risultare utili anche agli Stati impegnati nella protezione del proprio spazio aereo in Medio Oriente.
Il rischio di un nuovo inverno difficile
Il possibile aumento degli attacchi contro le infrastrutture energetiche rappresenta una delle maggiori preoccupazioni in vista dell’inverno. Centrali elettriche, reti di distribuzione e impianti di riscaldamento rimangono obiettivi particolarmente vulnerabili.
Zelensky ha avvertito che, in caso di una nuova offensiva russa contro il sistema energetico ucraino, Kiev potrebbe rispondere intensificando gli attacchi alle strutture strategiche presenti sul territorio della Federazione Russa.
Da qui la richiesta di accelerare gli sforzi per una de escalation prima dell’inverno. Resta però ancora lontana anche l’ipotesi di una tregua limitata agli impianti energetici, sostenuta dagli Stati Uniti come possibile primo passo verso un confronto più ampio.
Trump invita Putin al G20 di Miami
Mentre Zelensky chiedeva maggiore fermezza contro Mosca, Donald Trump ha scelto di mantenere aperto il canale diplomatico invitando Putin al G20 di Miami, in programma a dicembre.
La posizione statunitense è stata illustrata dal segretario di Stato Marco Rubio dopo un incontro a New York con il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov. Secondo Washington, il confronto diretto con i leader con cui esistono profonde divergenze può essere necessario per affrontare le crisi internazionali e cercare soluzioni negoziali.
Mosca ha confermato che durante il colloquio sono stati affrontati i preparativi per gli appuntamenti del G20 e il futuro delle relazioni tra Russia e Stati Uniti. Il governo russo ha inoltre ribadito la volontà di migliorare i rapporti bilaterali sulla base degli impegni raggiunti dai due presidenti.
Restano incerti la partecipazione di Putin e il ruolo di Zelensky
La presenza di Putin al vertice non è ancora confermata. Non è stato chiarito neppure se Zelensky riceverà un invito ufficiale, condizione che potrebbe incidere sul significato politico dell’appuntamento.
Il presidente ucraino ha dichiarato di essere disponibile a incontrare Putin, anche dopo il colloquio avuto a New York con Trump. Il Cremlino, tuttavia, continua a porre condizioni precise: un eventuale faccia a faccia dovrebbe tenersi a Mosca, dove al leader ucraino verrebbero garantite adeguate misure di sicurezza.
Il portavoce Dmitry Peskov ha ridimensionato le possibilità di un’immediata ripresa dei negoziati, sostenendo che al momento non esisterebbero le condizioni necessarie. La Russia continua comunque a dichiararsi aperta al dialogo e a un nuovo vertice tra Trump e Putin.
Anche la Cina può avere un ruolo nei negoziati
Prima del G20 potrebbero presentarsi altre occasioni di confronto internazionale, compreso il vertice Apec previsto a novembre a Shanghai. In quell’ambito potrebbero intrecciarsi i contatti tra Stati Uniti, Russia e Cina.
Zelensky ha chiesto a Trump di affrontare il dossier ucraino anche con Xi Jinping. La leadership cinese mantiene infatti una significativa influenza economica e politica su Mosca e, secondo Kiev, potrebbe contribuire ad aumentare la pressione per un accordo.
Il percorso diplomatico resta comunque complesso. Da una parte l’Ucraina chiede garanzie di sicurezza e strumenti concreti per impedire nuove offensive; dall’altra la Russia continua le operazioni militari pur dichiarandosi disponibile a negoziare. Il possibile incontro al G20 potrebbe quindi rappresentare un passaggio importante, ma non offre ancora certezze sull’avvio di una vera trattativa di pace.
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