Chi tace e piega la testa muore ogni volta che lo fa. Ricordo di Giovanni Falcone

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“Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alt...

“Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola”.
« LA MAFIA NON È AFFATTO INVINCIBILE. È un fenomeno umano e come tutti i fenomeni u-mani ha avuto un inizio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze mi-gliori delle istituzioni.»

La voragine sull’asfalto dell’autostrada Palermo- Punta Raisi è nella mente e nel cuore di tutti. Il 22 maggio un pulsante, un maledetto pulsante, pigiato da Giovanni Brusca, poi condannato all’ergastolo, manda letteralmente per aria la vita del giudice palermitano, di sua moglie Fran-cesca Morvillo e degli agenti di scorta affidati al giudice.

La figura di Giovanni Falcone rimane tra quelle di spicco nella lotta alla mafia e alla criminalità organizzata in generale. Ancora oggi, dopo gli ignobili manifesti comparsi a Milano che invitavano a cacciare le Brigate Rosse dalle procure, è bene ricordare Falcone e Borsellino, insieme a quelle di Cassarà, Chinnici, Alessandrini, Guido Rossa, Livatino, e tanti che hanno perso la vita in nome dello Stato in cui credevano, ma forse lo Stato non credeva molto in loro. Lo si è visto nel corso degli anni, quando anche un intellettuale illuminato come Leonardo Sciascia scrisse il suo famoso editoriale sul “Corriere della Sera” intitolato “I professionisti dell’Antimafia” in cui, pur lodandone l’intento, affermava che la lotta alla mafia era uno strumento per fare carriera. Per non parlare delle macchine del fango azionate a morte avvenuta. Come ammazzare due volte una persona. Anche lo stesso Totò Cuffarro, futuro governatore della Sicilia, attaccò violentemente il magistrato durante una puntata speciale di Samarcanda sostenendo come le iniziative portate avanti da un certo tipo di "giornalismo mafioso" fossero degne dell'attività mafiosa vera e propria, tanto criticata e comunque lesive della dignità della Sicilia. Cuffaro parlò di certa magistratura "che mette a repentaglio e delegittima la classe dirigente siciliana".

La morte di Falcone, per i primi anni, è stata accompagnata da ferventi ondate di sentimentali-smo e, forse, anche di retorica. In primis fu la classe politica dell’epoca a partecipare in massa ai suoi funerali, mentre tutta la città di Palermo ne fischiava la sua presenza in cattedrale.

Con il passare degli anni, probabilmente è anche fisiologico che ciò accada, la cosiddetta elabo-razione del lutto, certi tragici avvenimenti passano in secondo piano. A volte la stessa politica cerca di rimuovere certe immagini, soprattutto a livello nazionale.

Brecht affermava che il popolo che non ha bisogno di eroi è fortunato. L’Italia è ben lontana da quella fortuna.
Ciao Giovanni. Ti hanno ammazzato ma le tue idee camminano con le nostre gambe, comprese le mie.


(notizia segnalata da Giovanni Dimita)

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