Contraffazione: un danno per l'economia italiana da 6,9 mld e 110mila posti lavoro in meno
ROMA, 22 OTTOBRE 2012 – Nel corso della conferenza “L'impatto della contraffazione sul sistema-Paese”, sono stati esposti i risultati di una ricerca del ministero dello Sviluppo economico con il Censis, secondo i quali, in assenza della contraffazione, in Italia ci sarebbero 110 mila posti di lavoro in piu' e 1,7 miliardi di entrate per il fisco. In particolare, se i prodotti falsi venissero venduti sul mercato legale, la produzione salirebbe di 13,7 miliardi e le imposte (indotto incluso) di 4,6 miliardi.
Come ha evidenziato il direttore generale del Censis, Giuseppe Roma, "In un periodo di crisi dove si ragiona di uno o due decimi di punto di crescita, la contraffazione sottrae al Paese 5,5 miliardi di valore aggiunto", lo 0,35% circa del Pil”. Inoltre, “Il mercato italiano del falso fattura 6,9 miliardi di euro ed è così esteso che non esiste prodotto che non possa essere imitato e venduto". Tra i settori, i più colpiti sono l'abbigliamento e gli accessori con un giro d'affari del falso di 2,5 miliardi, i cd, dvd e software (1,8 miliardi) e l'alimentare (1,1).
In particolare a mantenere fiorente il mercato del falso, secondo lo studio del Censis, “una domanda consistente da parte dei consumatori che sono indifferenti al fatto di compiere un atto illecito e convinti di fare un affare”. Questo cancro colpisce la nostra economia in maniera trasversale, spaziando dai gioielli alle calzature, dal design ai giocattoli e perfino i medicinali. Il fenomeno non riguarda solo l'imitazione di marchi, ma concerne anche la falsificazione dell'indicazione made in Italy, l'importazione parallela sottocosto di prodotti destinati ad altri mercati, e l'Italian sounding nell'alimentare, ovverosia che “suona italiano”. [MORE]
Tale effetto è ottenuto attraverso l’uso di parole italiane, immagini, packaging che emulano alla perfezione i prodotti italiani. Come già affermato, si tratta di infiniti e fantasiosi “cloni” del prodotto italiano di qualità: Parmezan e Mozzarella Napolact prodotti in Romania, il Parmi olandese, la Fontina svedese, la PastaMilaneza portoghese, il Lasandwich inglese, il formaggio Reggianito ed i sughi sudamericani DaVinci e CocoPazzo, i pelati SanMarzano argentini, il ParmaHam ed il Romano Cheese nordamericani, il Cambozola – imitato Gorgonzola tedesco – o ancora il californiano Barbera Cà di Solo.
Tuttavia, va evidenziato che, in questo caso, non si parla di “contraffazione “, ma di imitazioni, delle nostre eccellenze. La differenza è sostanziale, visto che nel primo caso si tratta di un reato perseguibile penalmente, legato all'etichettatura erronea, o falsata di prodotti che non hanno diritto al marchio ma che vengono comunque etichettate Made in Italy, impossessandosi indebitamente di quel valore aggiunto proprio della filiera italiana. L’imitazione invece è una copia low-cost dei prodotti nostrani, per i quali è specificata la provenienza d’origine diversa da quella italiana. Forse qualcosa di più subdolo della stessa contraffazione.
Tutto ciò, costituisce un duro colpo per la nostra Bilancia commerciale e son solo. Infatti, oltre alla flessione nelle importazioni, che si traduce in fatturato sottratto alle aziende, si devono stimare anche i danni provocati ai lavoratori, alla competitività, alla redditività degl’investimenti in ricerca, innovazione e marketing. Ecco perché occorre intervenire con interventi mirati, volti a debellare il suddetto cancro.
(Fonte: Ansa)
Rosy Merola
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