Contratti dipendenti statali: nuova intesa raggiunta anche per il comparto sanità

57
Scarica in PDF
Ricevi gli aggiornamenti direttamente sul tuo MESSENGER!
ROMA, 23 FEBBRAIO – Dopo il via libera del CdM al rinnovo del contratto per ministeriali e aff...

ROMA, 23 FEBBRAIO – Dopo il via libera del CdM al rinnovo del contratto per ministeriali e affini, arrivato il 9 gennaio scorso, da aggiungere a quello relativo agli enti locali, l’Aran ha raggiunto oggi una nuova intesa con i sindacati rappresentativi dei dipendenti del comparto “Sanità”, toccando circa 540mila lavoratori, tra infermieri, operatori sanitari ed amministrativi del SSN. L’intesa rappresenta un passo importante per l’inserimento del terzo tassello nel sistema-rinnovi, necessario per superare il vero e proprio blocco della contrattazione collettiva nazionale operante di fatto dal 2010.

Come spiegato da Serena Sorrentino, Segretaria di FP-CGIL (struttura interna alla storica sigla sindacale, dedicata appunto alla categoria dei dipendenti pubblici), sono stati raggiunti i tre principali obiettivi che erano stati prefissati nell’interesse dei lavoratori: erogare per il 2018 aumenti retributivi fino a 95€ mensili, corrispondere gli arretrati per il biennio 2016-2017 e far ripartire la contrattazione per il trattamento accessorio. È stato poi previsto l’accantonamento di 91€ pro capite, destinati ad incrementare i fondi legati alla produttività, facilitando inoltre l’accesso a permessi, congedi, ferie e malattie. Sono stati garantiti fino a 15 minuti di tempo di vestizione (che rientrerebbero così nel cd. tempo-tuta, ovvero quello necessario ad indossare gli indumenti da lavoro, che va considerato e retribuito quale tempo di lavoro effettivo), eventualmente innalzabili in sede di contrattazione aziendale. Smentite modifiche alla disciplina dei riposi e dell’orario di lavoro, vi sarà piuttosto un’estensione immediata del sistema indennitario vigente a beneficio degli operatori socio-sanitari e degli assistenti sociali. È stata infine assicurata l’apertura di un confronto in Conferenza delle Regioni su assunzioni, formazione, risorse aggiuntive e riorganizzazione dell’attuale sistema di classificazione dei lavoratori.

“Tirando le fila – ha osservato la stessa Serena Sorrentino – nella nuova intesa siamo riusciti a mettere insieme tre punti cruciali: salario, diritti e contrattazione. Chiudiamo questi dieci anni di attesa, arrivando ad un accordo che produce avanzamenti e ci mette nelle condizioni migliori di guardare da subito al prossimo rinnovo contrattuale, quello del triennio 2019/2021”. Grande soddisfazione è stata espressa anche dal Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha parlato su Twitter di un “passo importante per restituire la dignità a migliaia di professionisti che ogni giorno lavorano nel nostro SSN e garantiscono la salute dei nostri cittadini”. Ai microfoni di RaiNews24, la Direttrice dell’altro Dipartimento pubblico interessato, il Ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia, ha invece voluto ringraziare tutte le parti sociali per il grande sforzo collettivo profuso per giungere, dopo circa 30 ore di trattative, ad un accordo che mancava da quasi 10 anni.

In effetti, le firme delle parti sociali coinvolte sono arrivate dopo una lunga e dura maratona di trattative incessanti, resasi necessaria dalla grande mobilitazione organizzata ieri a Roma dalla categoria degli infermieri, che hanno incrociato le braccia bloccando l’erogazione di quasi 60mila prestazioni diagnostiche e terapeutiche, manifestando la volontà di ottenere una stretta sui rinnovi. Peraltro, nonostante l’intesa raggiunta, rispetto alla prima bozza che era stata presentata ieri dall’Aran e che era stata giudicata “del tutto irricevibile” da parte delle sigle, il fronte sindacale si è oggi definitivamente spaccato, con la decisione di Nursind e Nursing Up (associazioni rappresentative degli interessi degli infermieri) di non sottoscrivere l’accordo finale. Antonio De Palma, Presidente di Nursing Up, ha espresso insoddisfazione soprattutto sulla mancata modifica della disciplina dei riposi (si continua a non prevedere un limite generale della giornata lavorativa, come richiesto invece dall’art. 36 della Costituzione, senza nel contempo assicurare le 11 ore consecutive di riposo imposte invece dalle direttive europee vigenti in materia). De Palma ha inoltre fatto riferimento al sovraccarico lavorativo che graverebbe sugli infermieri, appellandosi anche a dati OCSE in base ai quali sarebbe stata opportuna l’assunzione di altri 70mila operatori sanitari su tutto il territorio nazionale. Criticate, infine, l’indennità notturna e quella relativa al lavoro domiciliare, confermate rispettivamente a 2,74€ lordi all’ora e 5,16€ lordi al giorno e considerate ancora “risibili”, pur dovendo in generale riconoscere la volontà istituzionale di tornare dopo quasi 10 anni ad investire nel settore sanitario.

 

Francesco Gagliardi

 

Fonte immagine: miowelfare.it

InfoOggi.it Il diritto di sapere