Così è (se gli pare). Il messaggio non troppo criptato delle amministrative

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ROMA, 13 GIUSGNO 2013 - Il centrosinistra conquista gli undici capoluoghi, a Roma s'impone Marino, a...

ROMA, 13 GIUSGNO 2013 - Il centrosinistra conquista gli undici capoluoghi, a Roma s'impone Marino, a Treviso la Lega perde dopo venti anni, il M5S vince in due Comuni, in tutta Italia crolla l’affluenza. Per le Amministrative 2013 sono andati al ballottaggio 67 Comuni. Unidici i capoluoghi: il centrosinistra li ha conquistati tutti. Il Pd vince al Nord, ma il partito non ha nessun merito.

In questi giorni si sono svolte le amministrative. Il centrosinistra fa il pieno ai ballottaggi, vincendo in 11 comuni capoluogo. Vengono strappate al centrodestra Roma, Brescia, Iglesias, Imperia, Treviso e Viterbo. Il centrosinistra si conferma ad Ancona, Avellino, Barletta, Lodi e Siena. Il centrosinistra ha dimostrato di essere capace di parlare ai propri elettori a livello locale, perché pensi che non sia riuscito a vincere le elezioni nazionali?

Il risultato di queste elezioni amministrative è per il Pd una manna dal cielo, ovvero ha del miracoloso, ma come per tutti i miracoli c’è chi ci crede e chi no. Quindi è importante fermarsi a riflettere. Indubbiamente la vittoria ha arriso al centrosinistra, ma sollevando di nuovo e pesantemente il problema che da sempre affligge il partito democratico: la tenuta dei candidati locali, il loro contatto con l’elettorato sono di gran lunga superiori e più profondo che a livello nazionale. Il fatto che il Parlamento e il governo non godano della fiducia degli italiani per il loro distacco, vero o presunto, dalle preoccupazioni dei comuni mortali mette già una bella distanza fra eletto ed elettore, ma il problema credo che in questo caso riguardi più l’anima. Il Pd continua ad avere troppe anime al suo interno, e troppe anime significa nessuna anima. È tuttora un animale bi o anche tricefalo, un mostro che in quanto tale non trasmette fiducia ed è destinato a soccombere squartato dalle spinte interne in direzioni opposte.

Astensionismo in forte crescita, già al primo turno c’è stata una bassa affluenza. Il Pd, tuttavia, fa l’en plein negli undici comuni capoluogo di provincia. Anche Treviso, storica roccaforte della Lega, è stata strappata al Carroccio. È finita un’era?

Per la Lega è sicuramente finita un’ epoca, i malumori interni al partito fanno capire che la situazione è magmatica. Per gli italiani l’era è sempre quella: quella dei sacrifici e dei salti mortali. L’astensionismo la dice lunga. Io non farei salti di gioia se fossi un dirigente del partito democratico, perché la sconfitta del centrodestra o del M5S è solo una vittoria per manifesta inferiorità. Se da un lato i candidati locali del centrosinistra raccolgono la stima e i voti dell’elettorato, una delle ragioni di questa vittoria va ricercata nella volontà di dare un giudizio (un voto, appunto) a quello che la politica nazionale ha fatto e sta facendo in questi mesi. E l’elettorato preferisce stare a casa. Chi vota lo fa per punire un centrodestra che non riesce ad affrancarsi da Berlusconi, o un Movimento Cinque Stelle adesso responsabile come gli altri schieramenti della situazione critica nella quale viviamo, anche per i grillini la verginità è durata poco. Quindi il centrosinistra raccoglie un risultato che matematicamente premia ma che non dovrebbe lasciare spazio ad esultanze, dovrebbe anzi fare riflettere, spronare a fare finalmente ciò che va fatto per non far vincere l’astensionismo.

Ignazio Marino è il nuovo sindaco di Roma. Il candidato del centrosinistra ha trionfato al ballottaggio contro il sindaco uscente Gianni Alemanno. Il centrodestra, che arretra in tutto il Paese, perde la capitale. Dopo la vittoria di Marino, molti romani si sentono “liberati”, “più positivi e finalmente più onesti”. Dalla gente, ricorrono parole come “umiltà” ed espressioni come “ora spazio alle persone perbene”, “Alemanno lo ricorderemo con il caschetto, la pala e il sale in mano”, “si è mangiato Roma in cinque anni”. Quale differenza intercorre tra i due ormai ex candidati sindaci della capitale?

Sparare su un sindaco uscente è veramente troppo facile. Sparare su Alemanno è un gioco da ragazzi. Prima di dire che le cose miglioreranno, aspettiamo di vedere Marino all’opera. Gianni Alemanno ha fatto indubbiamente molti errori come sindaco di Roma, a partire da un programma elettorale che è stato in buona parte disatteso, per finire alla serie di scandali che lo hanno investito, ma comunque riuscire ad amministrare un comune, una provincia o una regione nelle condizioni in cui versano gli enti locali di questi tempi è impresa ardua. Io non credo che la musica a Roma cambierà molto, non vedo sensibili miglioramenti nell’orizzonte dei romani, mi auguro, come sempre, che chi viene dopo sia migliore di chi lo ha preceduto e peggiore di chi lo seguirà. Marino ha un compito enorme, Roma ha bisogno di ritrovare una pace persa ormai da anni e anni: il traffico, la violenza nelle strade, l’inquinamento, la lista si allunga di giorno in giorno.

Il premier Enrico Letta è intervenuto sulle amministrative affermando che questo risultato rafforza le grandi intese. Il centrosinistra ha vinto ma con il paradosso di un governo di coalizione. Il governo di larghe intese era davvero la soluzione migliore per l’Italia?

L’alternativa sarebbe stata tornare immediatamente al voto con la medesima legge elettorale e con il rischio di ritrovarsi nella stessa situazione di stallo dovuta ai fragili equilibri elettorali. Il governo di larghe intese era, ripeto era, l’unica soluzione per l’Italia. Il suo tempo non è ancora venuto, ci sono ancora tante cose da fare e l’occasione è propizia per approvare leggi utili altrimenti difficili da far passare, ma deve essere un governo a tempo determinato o forse a progetto. Oddio, il rischio che sia ad orologeria c’è, ed il detonatore potrebbe essere Berlusconi con i suoi processi, ma il Pd è molto bravo a farsi male anche da solo, potrebbe riuscire con una bella lotta intestina a fare harakiri. No, troppo onorevole, d’altronde ciò che è intestino ha solo una via d’uscita.

Lunedì sera a Piazza Pulita è intervenuto il sindaco di Firenze Matteo Renzi. «Le larghe intese sono la sconfitta della politica e del centrosinistra. Le facciamo perché abbiamo perso le elezioni, altrimenti non avremmo governato con Brunetta e Schifani», ha dichiarato. Il Pd necessita di una leadership interna vera e propria. Chi potrebbe prestarsi alla guida del centrosinistra e su quale linea dovrebbe muoversi per il bene del partito e del Paese?

Il Pd ha bisogno che i suoi leader appaiano un po’ meno in tv, che parlino meno e facciano di più. Sono specialisti nello sprecare occasioni ghiotte, si scannano in seno al partito quando avrebbero un Paese da governare, e se non fossero così dilaniati internamente, adesso l’Italia la governerebbero da soli. Paradossalmente chi tiene in vita il partito democratico è l’avversario: Berlusconi per adesso ancora più di Grillo, ma l’importante è che in assenza di idee e ideali, di anime e cervelli, ci sia un “nemico” da fronteggiare. Francamente ritengo che senza i “nemiciamici” il Pd oggi non esisterebbe. La questione della leadership è secondaria, è molto più importante trovare una linea comune nel partito, eliminare le varie correnti, assumere posizioni chiare sui vari argomenti e ritrovare il contatto con la base che ti da i sindaci. C’è da stare attenti: la gente potrebbe stufarsi di votare turandosi il naso, di scegliere il male minore.

Giulia Farneti e Alessandro Bertolucci
 

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