Così è (se gli pare). Reazione a pelle

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LUCCA, 11 APRILE 2013 - Tre ragazze di Femen sono riuscite a stupire nuovamente. Sono arrivate, a to...

LUCCA, 11 APRILE 2013 - Tre ragazze di Femen sono riuscite a stupire nuovamente. Sono arrivate, a torso nudo con la scritta "Fuck Dictator", vicino a Angela Merkel e Vladimir Putin ad Hannover. La protesta è durata pochi secondi. È un movimento che ha tentato di ricostruire l’immagine dell’Ucraina. Si è esteso in tutto il mondo suscitando non poche polemiche sul modo di manifestare delle donne.

Femen è un movimento di protesta ucraino fondato a Kiev nel 2008. È conosciuto per la pratica di manifestare a torso nudo contro le discriminazioni sociali e il turismo sessuale. Gli obiettivi sono quello di mostrare le capacità intellettuali e morali delle giovani donne ucraine e quello di ricostruire l’immagine di un Paese dalle ricche opportunità per le donne. Perché secondo te il movimento si è esteso in diversi Paesi nel mondo?

Il movimento Femen, di cui non si sente parlare mai abbastanza in tv, è un movimento di protesta estremamente moderno, potremmo dire 2.0, destinato quindi ad una diffusione virale principalmente attraverso internet. Queste donne hanno capito che la loro protesta, per varcare le soglie del loro Paese ed essere presa in seria considerazione, doveva raggiungere il più ampio numero di spettatori, doveva fare scandalo, fare notizia. Ma le notizie al giorno d’oggi si susseguono a ritmi vorticosi e il lettore, il pubblico è di memoria corta: se queste donne, per esempio, si fossero date fuoco (è una forma estrema di protesta e disperazione che già abbiamo purtroppo visto) ognuna di loro difficilmente avrebbe avuto modo di replicare la protesta, di proseguire nella battaglia; se invece si fossero incatenate sarebbero state semplicemente rimosse. Loro hanno scelto una lotta estremamente attiva, la definirei una specie di guerriglia, dove lo shock è l’arma più forte, la curiosità l’alleato migliore, le due cose insieme garantiscono la copertura mediatica e la conseguente crescita.

Sono diverse le donne italiane che non condividono il metodo d’azione delle Femen. Oggi più che mai le donne devono lottare per farsi strada e per dimostrare le proprie capacità. Devono far fronte ad ambiti lavorativi che sembrano privilegiare la “bella presenza” rispetto alla vera bravura. Il metodo esibizionista delle Femen in realtà va contro un modello maschilista o non fa altro che ricalcarlo?

Il metodo di Femen è da molti sottovalutato, ma poi il fatto che se ne parli e che conquisti sempre le prime pagine dei giornali dimostra che è un sistema vincente. Certo, trattandosi di ragazze a seno nudo che protestano, si può essere indotti a pensare che stiano ammiccando al modello maschilista imperante, ma è un errore. Chi ha ideato questa forma di protesta è un genio: queste ragazze non solo vanno contro la strumentalizzazione del corpo e la sua mercificazione, ma usano le debolezze degli uomini per fare arrivare il loro messaggio. La stupidità nostra di maschi e la nudità di queste ragazze sono divenute il veicolo supersonico di ogni tipo di messaggio contro il sistema, ed il messaggio, una volta capito che non si trattava semplicemente di “seni al vento”, ha riacquisito la propria giusta centralità, tant’è che adesso il movimento e le sue battaglie sono conosciuti, temuti e seguiti, ovunque.

«Rispetto la libertà di ogni persona di protestare come vuole ma sono piuttosto confusa nei riguardi di questo modo di protesta che utilizza la nudità femminile» ha dichiarato Joumana Haddad, giornalista libanese e fondatrice di Jasad, la prima rivista erotica in lingua araba. Sembra quasi che il mondo in cui stiamo vivendo ponga due strade: o il burqa o la nudità. Esiste una terza via che risulti essere una sorta di via di mezzo tra le due?

È incredibile e sconcertante come la nudità abbia ancora questo potere di fare indignare e vergognare le persone. La verità è che siamo tutti molto ipocriti. Io mi sconvolgo vedendo una donna che non è libera di scoprire il proprio volto in pubblico, mi imbestialisco per il turismo sessuale e la pedofilia nel clero, e mi fa rabbrividire l’idea di un primo ministro che va a puttane. In questi giorni è possibile seguire la vicenda di Amina, la ragazza apparsa in internet con la sua protesta scritta sul seno nudo; lei adesso rischia la vita e cosa mi dovrebbe indignare in questa storia? Il seno nudo o la totale mancanza di libertà di espressione di questa giovane donna? Non è la nudità ad essere volgare, è l’uso che se ne fa: io fossi nella giornalista libanese rifletterei sulla rivista erotica, il suo buon gusto è molto più discutibile.

Femen ha giustificato i suoi metodi provocatori affermando che «è l’unico modo per essere ascoltati. Se avessimo manifestato con il solo ausilio di cartelloni, le nostre richieste non sarebbero state nemmeno notate». In un mondo in cui vengono proposti modelli di quasi perfezione, Femen equivale a dare dignità alla donna o si tratta di una vera e propria strumentalizzazione e mercificazione del corpo della donna?

Il movimento Femen, con una operazione che a mio avviso è quasi artistica, recepisce la necessità di comunicare utilizzando la parola, scritta e parlata, e di agire come attori sul palco del mondo globale. I cartelloni e gli striscioni sono ormai reliquie di un passato trapassato. Adesso si ragiona in termini di filmati, di immagini che corrono veloci nel web. Una donna seminuda trascinata via a forza da un poliziotto è una fotografia che colpisce, una scritta rosso sangue su una pelle bianca come il latte è un contrasto forte. Credo che Femen si avvicini più al flash-mob, alla performance teatrale con finalità sociali e politiche.

Il ruolo della donna nella società è fondamentale, ma è davvero necessario mostrarsi per dimostrare la propria libertà?

Onestamente vorrei cento, mille movimenti Femen che lottano per cause giuste e che protestano contro dittatori, politici dalla dubbia moralità, idee bigotte, razzismi, sessismi, turismi, tutti gli -ismi. Mi rammarico solo del fatto che si continui a parlare dei loro corpi nudi e non delle battaglie che portano avanti, come l’ ultima protesta davanti a Putin, oligarca che ha svuotato completamente di significato la parola “democrazia” in Russia. Anche in Italia avremmo bisogno di questi tipi di protesta, di qualche tipo di protesta; noi siamo un popolo di contestatori da bar, ma quando si tratta di andare in strada e lottare non si trova molta gente ultimamente. Ci hanno intorpidito a forza di “Milano da bere”, ci hanno offerto il surrogato della libertà televisiva fatta di “Bagaglino”, un avanspettacolo che ci è stato portato pari pari in Parlamento con un carico di figure del tutto discutibili. E stiamo qui ancora a discutere su queste ragazze che protestano veementemente a seno nudo? Protestassero per la situazione pietosa in cui versa l’Italia probabilmente mi unirei a loro e non sarebbe altrettanto un bel vedere!

Alessandro Bertolucci e Giulia Farneti
 

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