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Decreto sicurezza, l’iter avanza: M5S ritira i propri emendamenti

Lazio > Roma

ROMA, 23 NOVEMBRE – La fronda ribelle interna al Movimento 5 Stelle ha alla fine ceduto, ritirando tutti gli emendamenti al ddl sicurezza precedentemente presentati in Commissione Affari Costituzionali alla Camera dei Deputati. I Pentastellati ribelli hanno dunque deciso di fare marcia indietro rispetto all’iniziativa con cui avevano tentato di allargare le maglie della proposta normativa confezionata dall’esecutivo, soprattutto con un ampliamento delle forme di protezione speciale previste per alcune categorie di migranti, nonché a proposito della disciplina degli Sprar ed alla vendita dei beni confiscati alle mafie (considerando l’attuale proposta eccessivamente aperta e prospettandone pertanto alcune restrizioni). Tra i quasi 600 emendamenti che erano stati presentati, vi erano anche misure che intendevano assicurare standard di trattamento minimi per la prima accoglienza umanitaria e limitare l’applicazione dei divieti di espulsione, respingimento o estradizione per chi rischierebbe di essere sottoposto a pene o trattamenti disumani o degradanti.

I vertici del Carroccio hanno immediatamente esultato alla notizia, reputandola una conferma dei buoni rapporti intercorrenti fra gli alleati di governo. Secondo l’on. Vinci, membro della Commissione interessata, si tratterebbe di una decisione arrivata dall’alto, dalla direzione politica del partito fondato da Casaleggio e Grillo, in funzione di accordi presi con la Lega stessa e sui quali i 5 Stelle avrebbero mantenuto la parola. Del resto, già negli scorsi giorni l’on. Brescia (M5S), Presidente della Commissione Affari Costituzionali, aveva annunciato che l’intero gruppo si sarebbe impegnato a non fare in alcun modo ostruzionismo per consentire l’approvazione del provvedimento normativo.

Nel contempo, anche il Partito Democratico ha ritirato tutti i propri emendamenti al decreto (più di 200) ed i componenti del gruppo dem alla Camera hanno  abbandonato i lavori parlamentari; il capogruppo in Commissione Gennaro Migliore ha spiegato che si tratta di un gesto simbolico di protesta, ma anche una mossa finalizzata a guadagnare tempo ed energie. La conferma è arrivata anche da Emanuele Fiano – altro membro dell’organo collegiale interno al Parlamento – il quale ha denunciato, furioso, che “non c’è spazio per un dibattito democratico, è già tutto deciso. Così il nostro lavoro è ridicolo, è inutile perdere tempo per cercare di far cambiare loro idea”.

Dal canto suo, il governo sta cercando di accelerare per quanto possibile l’iter parlamentare per giungere all’approvazione del provvedimento, spinto soprattutto dal Ministro dell’Interno. Nell’auletta della Commissione era oggi presente il sottosegretario agli Interni, Nicola Molteni (Lega), che ha naturalmente espresso il parere positivo dell’esecutivo su tutte le norme presentate. Il vicepremier Matteo Salvini sta in effetti premendo affinché il decreto legge che porta il suo nome venga definitivamente convertito in atto legislativo entro il 3 dicembre, evitandone così la decadenza. In base al calendario dei lavori parlamentari, il ddl (già approvato definitivamente al Senato) dovrebbe avere la possibilità di essere formalizzato nel giro di una settimana anche alla Camera, ma il leader del Carroccio non ha nascosto di essere ancora preoccupato: “Se non riusciamo entro il 3 dicembre, avremo perso sei mesi di lavoro inutilmente” – ha detto Salvini – “il problema è che ci sono ancora centinaia di emendamenti delle opposizioni, nonostante in esso siano previste norme che garantiscono maggiore sicurezza a tutti i cittadini, per cui prima diventa legge e meglio è per tutti” – ha poi assicurato, prima di concludere il suo intervento senza escludere la possibilità che venga apposta la fiducia in Aula per evitare altri rallentamenti, ricordando che c’è stato un “incidente di percorso dietro la maschera del voto segreto – che io abolirei subito perché è giusto che gli elettori sappiano cosa votano i propri rappresentanti” ma ribadendo che “la maggioranza è assolutamente compatta e molto orgogliosa di quanto fatto in questi primi 5 mesi ma anche di ciò che avverrà nei prossimi 5 anni”.

Baluardo della proposta politica di Matteo Salvini, il decreto sicurezza contiene varie strette in materia di asilo e permessi di soggiorno, un daspo urbano più severo ed importanti stanziamenti per le forze di polizia, oltre che alcune norme in ambito automobilistico. Riguardo l’immigrazione, si va dall’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari (sostituito da permessi speciali temporanei, prolungati per motivi sanitari) all’allungamento da 3 a 6 mesi del trattenimento nei Centri per i rimpatri; dalla possibilità di trattenere gli stranieri da espellere anche in strutture della pubblica sicurezza, in caso di indisponibilità dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), alla possibilità di revocare la cittadinanza italiana per terrorismo. Ma il fulcro del testo riguarda i richiedenti asilo: per coloro che dovessero compiere gravi reati sarebbe prevista la sospensione dell’esame della domanda di protezione e sarebbe possibile imporre l’obbligo di lasciare il territorio nazionale. Il decreto, inoltre, riserva esclusivamente ai titolari di protezione internazionale ed ai minori non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale previsti dallo Sprar (Sistema protezione e richiedenti asilo e rifugiati), mentre i richiedenti asilo “comuni” troverebbero accoglienza soltanto nei Cara. Novità anche sulla pubblica sicurezza: dal taser anche ai vigili urbani ad una stretta sui noleggi di auto e furgoni per evitare che vengano usati da eventuali terroristi contro la folla. Vengono stanziati, poi, quasi 360 milioni fino al 2025 per “contingenti e straordinarie esigenze” di polizia e vigili del fuoco e per “l’acquisto e potenziamento dei sistemi informativi per il contrasto del terrorismo internazionale”, rafforzando anche i nuclei Nbcr (nucleare, biologico, chimico e radiologico). Ancora, il testo prevede un daspo urbano più severo, ampliando le zone nelle quali potrebbe scattare nonché la platea dei suoi destinatari, inserendovi tutti gli eventuali indiziati per reati di terrorismo. I blocchi stradali torneranno ad essere sanzionati penalmente e non più in via amministrativa. Inoltre, l’utilizzo del braccialetto elettronico sarà possibile anche nei confronti degli imputati dei reati di maltrattamento in famiglia e stalking. È infine disposto un potenziamento dell’Agenzia per i beni confiscati alle mafie, liberalizzandone la vendita anche per i privati. Tali beni potranno dunque essere ceduti al miglior offerente, fermo restando il diritto di prelazione comunque riservato ad enti pubblici, associazioni di categoria e fondazioni bancarie.


Francesco Gagliardi


Fonte immagine: lettera43.it