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Esordio sulla luna: intervista ai Teenage Riot

Lazio

VITERBO, 25 GIUGNO 2015 - Oggi ci interessiamo di un disco rock che parla di alienazione e rabbia e lo fa partendo da un punto di vista molto particolare, quello di una scimmia approdata sulla luna. In questa intervista il gruppo leccese ci rivelerà qualcosa in più sul proprio lavoro discografico.
L’esordio dei Teenage Riot  "Scimmie Sulla Luna" è prodotto da Paolo Del Vitto (Playontape, Fonokit, Misteri Del Sonno, Le Carte, The Metropolitans, My Secret Windows), edito da La Rivolta Records e distribuito in tutta Italia da Self.
Buona lettura!

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Come vi è venuto in mente di raccontare lo sbarco sulla luna dal punto di vista di una scimmia?
Diciamo che è stata la canzone stessa a suggerircelo. La musica della title-track, unita alle tematiche del resto del disco ci ha fatto avere la “visione”. Le tracce dell’album seguono quasi tutte il tema dominante dell’alienazione, dell’impossibilità comunicativa, di una realtà frantumata, e ciò si riflette nello stile in cui sono scritti i testi. Ne La scimmia sulla luna abbiamo cercato di riassume in forma discorsiva queste impressioni: tutti possiamo essere la scimmia spaesata su un pianeta desolato, messa lì contro la sua volontà in nome di un fantomatico progresso, alla cui stretta sembra impossibile adeguarsi e allo stesso tempo sottrarvisi.

Chi sono i Teenage Riot e come sono arrivati a produrre il loro album di debutto?
I Teenage Riot raggiungono la formazione attuale nel 2010, con Cristiano Metrangolo alla chitarra e alla voce, Stefano Greco al basso e Ilario Surano alla batteria. Dopo cinque anni passati a comporre, suonare su palchi piccoli e grandi, fare piccole registrazioni abbiamo capito che era arrivato il momento di condensare il nostro lavoro in un disco. Nel farlo abbiamo incontrato La Rivolta Records che ci ha dato una grande mano ed ha creduto in noi.

Cosa vi ispira nella composizione dei vostri brani?
Tutto è ispirazione. Dalla cronaca al mondo dell’arte, fino a fantasie e suggestioni personali. Ogni cosa ci colpisca più o meno direttamente viene filtrata dal nostro modo di scrivere e comporre per poi formare le visioni disparate raccontate nei brani.

Qual è il vostro bagaglio musicale e come lo trasmettete nella vostra musica?
Siamo cresciuti ascoltando molta musica, dalla psichedelia al punk, al noise, al cantautorato, dunque componendo cerchiamo sempre di eliminare le separazioni tra un genere e l’altro. Crediamo nell’ibridazione musicale e a modo nostro ci piace sperimentare; si tratta di far convivere elementi diversi nello stesso brano, trovare soluzioni che non siano prevedibili.

Per una band emergente, come la vostra, quanto è difficile farsi notare?
Tantissimo. Ci sono moltissime band in circolazione e le possibilità di proporre la propria musica, specie se originale, non sono molte. Il mainstream musicale detta ancora i gusti degli ascoltatori, e farli allontanare dagli standard non è facile, però bisogna pur ingegnarsi e trovare il modo di far sentire la propria voce. Dalle nostre parti per fortuna ultimamente si sta muovendo qualcosa, realtà musicali estremamente valide stanno uscendo dall’oscurità e si sta creando una bella rete organizzativa…

Avete condiviso il palco con diversi gruppi "affermati", c'è qualche episodio di queste esperienze che ricordate in particolare?
Ci rimarrà sempre impressa la bellissima esperienza al Dirockato Rock Fest, ragazzi di cuore ed un evento realizzato davvero bene. E’ stato molto bello anche suonare più volte con gli Ulan Bator, con i quali siamo rimasti in contatto.

Ci sono album usciti nel 2015 che vi hanno colpito?
Endkadenz dei Verdena, Dying degli Spectres, anche se di fine 2014 Tyranny di Julian Casablancas & the Voids, che abbiamo ascoltato con interesse, e per aggiungere tre band nostre conterranee che hanno pubblicato dei bellissimi dischi: i Moustache Prawn con Erebus, gli Uro + Corridoiokraut con Pocca e i Nu-Shu col loro disco omonimo.

Salutandoli, consigliate ai lettori di GrooveOn tre dischi – o più – che per voi è importante conoscere?
La lista sarebbe lunghissima, ma tra i dischi che più ci hanno influenzato possiamo citare World Class Listening Problem dei Don Caballero, Spiderland degli Slint, 1000 Hurts degli Shellac, Third dei Portishead, ma anche Non al denaro non all’amore né al cielo del mitico Faber.

 

 

Federico Laratta
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