MILANO, 22 GIUGNO 2014 - Dopo le dichiarazioni di stamattina di Cantone, proseguono le indagini sullo scandalo Expo. A tenere banco sarebbero 192 consulenze, delle quali non si spiega la motivazione, trovate tra le carte del manager tuttofare Antonio Rognoni.
D'altra parte, sotto indagine ci sarebbero tutti i cantieri partiti dal 2008 al 2012. La Lombardia sembrava un cantiere a cielo aperto: nove ospedali, tre sedi nuove per le istituzioni e persino 252 chilometri per la nuova autostrada in vista della fiera. All'epoca, Formigoni vantava questa strategia politica, che aveva portato posti di lavoro: "L’attività e i risultati di Infrastrutture rappresentano il metodo con cui abbiamo voluto caratterizzare l’esperienza di governo regionale in questi anni" spiegava convinto ai cronisti.[MORE]
Secondo chi indaga, i veri problemi nella vicenda Expo sono stati i mancati controlli, che hanno consentito ai vari protagonisti di fare il buono e il cattivo tempo sulle gare di appalto. Chi doveva controllare, secondo gli inquirenti, era già in poltrona prima che tutto si realizzasse ed era pronto a "vigilare" in pieno conflitto di interessi.
Il caso concreto per le forze dell'ordine sarebbe proprio il supermanager, che da un lato gestiva gli appalti e dall'altro era tenuto come dirigente degli uffici regionali a controllare il suo stesso operato. A creare difficoltà agli inquirenti anche le procedure, che formalmente erano perfette. Le indagini continuano.
Fonte: Corriere.it
Annarita Faggioni
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