Francia, la disfatta dei socialisti, ma la Le Pen non è Grillo

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PARIGI, 31 MARZO 2014 - Francois Hollande è il presidente meno amato dai francesi ed il secon...

PARIGI, 31 MARZO 2014 - Francois Hollande è il presidente meno amato dai francesi ed il secondo turno di elezioni amministrative nei comuni francesi lo conferma: ben 155 comuni persi a favore degli sfidanti dell’Ump, la destra di Jean-Francois Copè.

Un tracollo elettorale, quello dei socialisti di Hollande, che non si è verificato solo a Parigi. Nella capitale infatti Anne Hidalgo è la prima donna sindaco, avendo battuto la sfidante dell'Ump, Natalie Kosciusko-Morizet, con il 54,5% dei voti.

Causa della disfatta socialista che ha perso quasi tutte le roccaforti storiche del partito, è stato anche il forte astensionismo: circa 4 francesi su 10, chiamati a votare, non si sono recati alle urne. Il cento sinistra francese ha perso anche a Limoges, la città che da più di un secolo era in mano ai socialisti.

Il risultato è stato tutto a favore di quella destra moderata, guidata nel 2008 da Sarkozy e che perdeva all’epoca ben 100 comuni alle amministrative e che adesso, forte della riconosciuta ed apprezzata leadership di Jean-Francois Copè, è pronta a stravincere anche le europee.

In seguito alla batosta elettorale che ha portato il Partito Socialista al di sotto del 40% in molte città, il Presidente della Repubblica ha deciso di procedere con un rimpasto di governo. Sicura sarà la presenza, all’interno della nuova compagine, dell’ex moglie del Premier, Segolene Royal.

Il Front National conquista ben 14 comuni, un buon risultato per il partito estremista della Le Pen, che mantiene il risultato del primo turno, aggirandosi intorno al 7% di consensi.

Il punto interrogativo più importante riguarda adesso le prossime elezioni Europee. Il rischio è quello di un tracollo totale del Partito Socialista a favore di un maggiore consenso verso il Front National della Le Pen.

Come già accaduto al primo turno, l’outsider vincente, la Le Pen, richiama quasi d’istinto il nostro caso nazionale, il Movimento 5 Stelle.  Precisando che se fossi in Grillo mi arrabbierei alquanto per la comparazione non dovuta con un partito ultranazionalistico, ci sono due osservazioni da fare in merito per sfatare questo mito: il Movimento ed il Front National sono diametralmente opposti, nei modi, nei tempi, nella portata popolare e soprattutto nelle idee. La Le Pen e Grillo sono più diversi di quanto possa sembrare, la prima è una politica, il secondo no.

Le battaglie del Front National vengono affrontate con la forza popolare e quella dose di populismo demagogico che non ha molto a che vedere con il blog di Beppe o con i meet up dei grillini, ma che ricorda piuttosto il celodurismo leghista dei primi anni ’90.

Il Fronte Nazionale è stato fondato più di quarant’anni fa ed ha già diverse esperienze elettorali alle spalle. Quella dell’ultradestra francese è una avanzata che prende il via già alle presidenziali del 2009, quando il FN riesce ad eleggere tre deputati, con un consenso del 6% (ovvero pari a quello registrato oggi). Nel 2012, candidata contro Hollande e Sarkozy, la Le Pen ottiene il 17% dei voti.

Nel Front National non c’è quell’elemento novità e la ciclopica tempesta grillina, l’elettorato di riferimento è uguale ma le idee sono molto diverse. I grillini soffrono di sinistrite convulsa ed i rappresentati (non gli elettori) del movimento sono per l’80% ex comunisti e socialisti delusi.

Un voto al FN è un voto che risponde invece a delle precise idee in campo politico ed ideologico, idee ultraconservatrici, ultranazionaliste ed antieuropeiste, che per quanto retrograde hanno comunque un loro perchè e si giustificano con i sentimenti politici individuali ed inopinabili. Un voto al M5S rischia di perdersi nel traffico di un programma poco chiaro e di anime politiche del tutto in contrasto.

Lo sforzo di comparare un partito francese, molto più vicino alle idee di Forza Nuova che a quelle dei grillini, con il Movimento 5 Stelle, è da evitare. Non c’è traccia di identificazione fra le due compagini politiche, se non quella di cavalcare l’onda della delusione.
 

Sergio Sulmicelli

foto da: affaritaliani.it

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