Glovo e i rider: la Procura di Milano boccia gli aumenti e la società pensa all'addio
La vicenda che coinvolge Glovo e i suoi rider a Milano ha raggiunto un punto di svolta delicato. La Procura di Milano ha infatti respinto il piano di aumenti proposto dalla piattaforma di delivery, che prevedeva un compenso di 14 euro lordi all'ora (rispetto ai precedenti 10) e 3 euro a consegna (invece di 2,50). Un'offerta che, sulla carta, sembrava un passo avanti significativo per i lavoratori, ma che nascondeva secondo i magistrati una criticità fondamentale: non tutte le ore di lavoro effettivo sarebbero state conteggiate.
Le ore “fantasma” e il nodo del conteggio
Secondo quanto ricostruito dalla Procura, il nuovo sistema proposto da Glovo avrebbe escluso dal calcolo almeno 3 ore su 10 lavorate. Ciò significa che, nonostante l'aumento della tariffa oraria, il reddito effettivo dei rider sarebbe rimasto sostanzialmente invariato o addirittura peggiorato in alcuni scenari. Questo dettaglio non è passato inosservato ai pm, che hanno bollato il piano come non idoneo a garantire condizioni di lavoro dignitose e trasparenti, come richiesto dalla normativa vigente e dagli accordi sindacali.
Il controllo giudiziario e la minaccia di uscita dal mercato
Il piano di aumenti era stato presentato da Glovo anche come leva per ottenere la revoca del controllo giudiziario sulla società, misura disposta nei mesi scorsi per verificare il rispetto delle regole sul lavoro. Il no della Procura rappresenta quindi una battuta d'arresto per la strategia legale dell'azienda. Ma la risposta di Glovo non si è fatta attendere: la società ha minacciato di lasciare l'Italia, mettendo a repentaglio il futuro di circa 40mila rider che operano tramite la piattaforma nel nostro Paese. Una prospettiva che solleva non poche preoccupazioni tra i lavoratori e nel mondo del delivery italiano, già segnato da tensioni e vertenze.
Le implicazioni per il settore e le prossime mosse
Questa vicenda assume rilevanza non solo per i diretti interessati ma per l'intero settore delle piattaforme digitali di consegna. La decisione della Procura di Milano potrebbe infatti fare da precedente e spingere altre procure a vigilare con maggiore attenzione sui modelli retributivi adottati dalle aziende. Dal canto suo, Glovo dovrà rivedere la propria proposta, cercando un equilibrio tra sostenibilità economica e rispetto dei diritti dei lavoratori. Il rischio concreto è che, in assenza di un accordo, si arrivi a uno stallo con conseguenze occupazionali significative. La palla ora passa alla politica e alle parti sociali, chiamate a trovare soluzioni normative che tutelino i rider senza scoraggiare gli investimenti delle imprese.
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