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Guerra. Iran contro le nuove sanzioni Usa, Teheran scrive all’Onu e accusa Washington di terrorismo economico

Redazione
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Guerra. Iran contro le nuove sanzioni Usa, Teheran scrive all’Onu e accusa Washington di terrorismo economico
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Iran contro le nuove sanzioni Usa, Teheran scrive all’Onu e accusa Washington di terrorismo economico

Sale la tensione tra Washington e Teheran mentre la diplomazia prova a riaprire il dialogo sullo Stretto di Hormuz e il petrolio torna al centro degli equilibri internazionali

La contrapposizione tra Iran e Stati Uniti si sposta sempre più dal terreno militare a quello economico e diplomatico. Teheran ha formalmente contestato le nuove misure annunciate da Washington attraverso una lettera indirizzata alle Nazioni Unite, accusando gli Usa di portare avanti una campagna di pressione che il governo iraniano definisce terrorismo economico.

Come riportato da Sky TG24 e confermato anche da altre fonti internazionali, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha inviato la comunicazione al segretario generale dell'Onu António Guterres, al Consiglio di sicurezza e agli Stati membri delle Nazioni Unite.

La nuova escalation economica arriva in una fase particolarmente delicata della crisi mediorientale, mentre parallelamente aumentano gli sforzi diplomatici per ridurre le tensioni e trovare una soluzione sulla navigazione nello Stretto di Hormuz.

Iran contro le sanzioni americane

Secondo la posizione espressa da Teheran, le nuove sanzioni Usa contro l'Iran avrebbero l'obiettivo di ostacolare non soltanto l'economia iraniana, ma anche i normali rapporti commerciali tra la Repubblica islamica e gli altri Paesi.

Araghchi sostiene che Washington stia cercando attraverso gli strumenti economici di raggiungere risultati che, secondo la lettura iraniana, non sarebbe riuscita a ottenere attraverso il conflitto.

Il ministro degli Esteri ha inoltre chiesto alla comunità internazionale di opporsi alle misure coercitive unilaterali e alle sanzioni secondarie, cioè quelle potenzialmente applicabili anche a soggetti stranieri che continuano a intrattenere rapporti commerciali con Teheran.

Secondo quanto riportato il 27 agosto, l'Iran sostiene inoltre che gli Stati Uniti debbano rispondere dei danni provocati dalle misure unilaterali e ha rivendicato il diritto di chiedere risarcimenti e altre forme di riparazione.

Washington punta sulla pressione economica

La strategia americana appare orientata, almeno in questa fase, verso un rafforzamento della pressione economica sull'Iran, senza però escludere completamente altre opzioni.

Il punto centrale è limitare le entrate di Teheran e aumentare il costo dei rapporti commerciali con la Repubblica islamica. Le sanzioni secondarie rappresentano uno degli strumenti più incisivi perché possono condizionare le decisioni di aziende, istituzioni finanziarie e Paesi terzi.

Si tratta quindi di uno scontro che supera i confini di Iran e Stati Uniti: eventuali restrizioni più severe potrebbero avere conseguenze sui commerci internazionali, sulle forniture energetiche e sulle relazioni tra Washington e i principali partner economici di Teheran.

Stretto di Hormuz decisivo per la crisi

Al centro della partita resta lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il trasporto di petrolio e gas.

La situazione resta complessa. L'Iran e l'Oman stanno discutendo un quadro graduale che comprende una rotta temporanea per la navigazione e un progetto per lo sminamento dello Stretto. Il Qatar ha espresso sostegno agli sforzi diplomatici dell'Oman.

Donald Trump ha sostenuto che la Marina statunitense abbia rimosso le mine rimaste nello Stretto e ha avvertito Teheran contro il posizionamento di nuovi ordigni. Sul reale livello di sicurezza e sulla gestione futura della navigazione, tuttavia, rimangono divergenze significative.

La questione non riguarda soltanto la sicurezza militare. Prima della guerra, attraverso Hormuz transitava circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio, elemento che spiega perché ogni apertura diplomatica venga immediatamente osservata dai mercati energetici.

Il Qatar arriva a Teheran per favorire la de escalation

Un altro elemento importante è rappresentato dall'iniziativa diplomatica del Qatar.

Il primo ministro e ministro degli Esteri qatariota Sheikh Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani è atteso a Teheran per colloqui con le autorità iraniane. L'obiettivo dichiarato è favorire la de escalation, discutere la libertà di navigazione attraverso Hormuz e creare le condizioni per una ripresa del dialogo tra Iran e Stati Uniti.

Il Qatar si affianca così all'Oman nel tentativo di costruire uno spazio diplomatico in una crisi nella quale gli interessi militari, energetici ed economici sono ormai strettamente collegati.

Petrolio in calo con le speranze su Hormuz

Le prospettive di un possibile allentamento delle tensioni hanno già avuto effetti sui prezzi del petrolio.

Nelle contrattazioni del 27 agosto il Brent è sceso nell'area degli 87 dollari al barile, mentre il WTI statunitense si è attestato intorno agli 82 dollari. Il mercato sta reagendo soprattutto alle aspettative di progressi diplomatici e alla possibilità di ridurre le difficoltà nel trasporto del greggio attraverso Hormuz.

È un passaggio significativo: una maggiore sicurezza della navigazione potrebbe alleggerire il premio di rischio incorporato nelle quotazioni energetiche. Al contrario, una nuova escalation militare o ulteriori problemi alle petroliere potrebbero riportare rapidamente pressione sui prezzi.

Perché le sanzioni contro l'Iran riguardano anche l'Europa

La crisi Iran Usa può avere conseguenze ben oltre il Medio Oriente.

Per l'Europa, e quindi anche per l'Italia, uno degli aspetti principali riguarda il costo dell'energia. Un aumento prolungato del petrolio può trasferirsi sui prezzi dei carburanti, sui trasporti, sui costi di produzione delle imprese e, successivamente, sull'inflazione.

La riapertura stabile dello Stretto di Hormuz avrebbe invece un effetto potenzialmente distensivo sui mercati, soprattutto se accompagnata da un accordo capace di garantire continuità e sicurezza al traffico commerciale.

Diplomazia e pressione economica, la partita resta aperta

Lo scenario rimane dunque estremamente fluido. Da una parte Washington aumenta la pressione attraverso le sanzioni e cerca di limitare le risorse economiche iraniane. Dall'altra Teheran porta la questione davanti alle Nazioni Unite e denuncia la strategia americana come illegittima.

Nel mezzo si muovono Oman e Qatar, impegnati nel tentativo di riaprire uno spazio negoziale e trovare una soluzione per Hormuz.

Il futuro della crisi dipenderà soprattutto dalla capacità delle parti di trasformare questi primi contatti in un percorso diplomatico concreto. Lo Stretto di Hormuz, le sanzioni americane, il commercio petrolifero e la sicurezza regionale restano strettamente collegati: qualsiasi cambiamento su uno di questi fronti può avere conseguenze immediate sugli altri.

Per questo le prossime mosse di Iran e Stati Uniti saranno decisive non soltanto per gli equilibri del Medio Oriente, ma anche per i mercati energetici internazionali e per l'andamento dell'economia globale.


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