Il bisogno di viaggiare: considerazioni di un viaggiatore mai pentito

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Viaggiare è un’attività che ha impegnato e affascinato gli uomini fin dall...

 Viaggiare è un’attività che ha impegnato e affascinato gli uomini fin dall’antichità. Si viaggiava per conoscere, per imparare, per scoprire, per cambiare vita, per vedere il proprio mondo con altri occhi. 

“Quando vivi in un luogo a lungo, diventi cieco perché non osservi più nulla. Io viaggio per non diventare cieco.” (Josef Koudelka, fotografo)

La quotidianità può rendere ciechi, impermeabili alla bellezza, talmente impegnati nelle proprie beghe esistenziali da prenderle troppo sul serio, da dimenticare di impegnare bene l’unica ricchezza che abbiamo: il tempo.

È giunto il momento di cambiare luogo per cambiare stato d’animo, per vedere altre persone e soprattutto altri modi di stare al mondo, uomini e donne probabilmente preoccupati quanto noi che però ce la fanno, in maniere diverse, magari per noi folli, ma ce la fanno. Esattamente come noi.

Credo che il viaggio sia l’attività che più mi fa sentire in comunione con il resto del genere umano. Partecipare a bellezza, culture, riti. Conoscere come altre persone si sono adattate in altri posti, capire il loro stile di vita, godere delle loro abitudini.

Sto parlando di scoperta, e nello scoprire qualcosa di nuovo c’è sempre un po’ di paura.
Molte persone, quindi, si rintanano in viaggi fatti a immagine e somiglianza del loro quotidiano, con lo stesso cibo, le stesse attività, solo in luoghi esotici.

Non lasciatevi convincere dalla comodità, evadete dalla gabbia dorata del vostro abituale, e inoltratevi profondamente in qualcosa che non conoscete. Scoprite, e questo ricordo vi farà compagnia per tutto il tempo che vi rimane.

“I veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perchè. I loro desideri hanno le forme delle nuvole.” (Charles Baudelaire)


Giovanni Porta

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