Il segreto del Monte Tabor: perché Gesù scelse proprio Pietro, Giacomo e Giovanni?
Vie dello Spirito,
Nel Commento al Vangelo di Matteo, San Tommaso d'Aquino svela il significato profondo della Trasfigurazione: una mappa per la vita interiore che unisce fervore, prontezza e amore.
Ogni volta che nella liturgia si proclama il brano della Trasfigurazione di Gesù, emerge spontanea una domanda che attraversa i secoli: perché il Maestro ha voluto accanto a sé soltanto tre discepoli per salire sul monte Tabor?
E perché la scelta è caduta proprio su Pietro, Giacomo e Giovanni?
Una risposta profonda e illuminante arriva da San Tommaso d'Aquino che, nel suo celebre Commento al Vangelo di Matteo, solleva il velo su questo mistero.
Nella visione del Dottore della Chiesa, ogni azione di Gesù non è mai casuale, ma racchiude un preciso insegnamento.
I tre apostoli scelti non rappresentano solo tre uomini, ma i tre pilastri fondamentali su cui poggia l'intera esperienza della fede: il fervore, la prontezza e l’amore.
I tre pilastri della fede
Attraverso la personalità e la storia di questi tre discepoli, Gesù indica una strada ben precisa:
▪︎ La prontezza del “si” di Giacomo: attraversa e definisce tutta la sua vita. Dal momento della prima chiamata lungo il mare di Galilea, quando lascia tutto senza esitare, fino al giorno del martirio, la sua esistenza diventa una continua conferma di quella risposta iniziale, che vede il culmine nell’offerta totale di sé.
▪︎ L’autorità di Pietro: il suo fervore non è un semplice entusiasmo iniziale, ma è una piena e costante determinazione a seguire Gesù. Questo atteggiamento di Pietro matura nel tempo trasformandolo in una persona responsabile al punto da diventare guida per gli altri.
L’ autorità che Gesù affida proprio a Pietro dicendo: “Su questa pietra edificherò la mia Chiesa” racchiude la necessità di custodire la verità dei suoi insegnamenti, una verità che non puòessere negoziata con il pensiero del mondo.
▪︎ L’amore di Giovanni: si esprime attraverso uno sguardo contemplativo verso Gesù. La contemplazione è la linfa che nutre e alimenta la fatica del cammino, del servizio e della sequela.
Una mappa per l'uomo contemporaneo
La Trasfigurazione sul monte Tabor non è dunque il semplice racconto di un miracolo del passato, ma si rivela una mappa straordinariamente attuale per la vita interiore di ogni persona.
▪︎ La vita di Giacomo ci insegna che la fede ha bisogno di concretezza, quel "si" iniziale deve poi concretizzarsi nelle scelte della vita quotidiana, fino al dono totale di sé.
▪︎L'autorità di Pietro custodisce la verità del Vangelo, garantendo che il messaggio di Gesù rimanga integro e saldo, offrendo quella roccia sicura su cui il cristiano può edificare la propria esistenza.
▪︎ Lo sguardo contemplativo di Giovanni ci insegna che l'amore dà un senso alla fatica del cammino.
Una roccia che orienta e un amore che accoglie: equilibrio perfetto.
Senza questo sguardo d'amore, l’autorità rischierebbe di diventare rigido legalismo — una pietra da scagliare anziché una roccia su cui costruire — e la prontezza del "sì" rischierebbe di trasformarsi in un vuoto attivismo.
L'autorità ha bisogno dell'amore per restare umana e capace di accogliere le fragilità dell'uomo, così come l'amore ha bisogno dell'autorità per non scivolare nel sentimentalismo e restare ancorato alla Verità.
Non è un caso, quindi, che Gesù abbia chiamato proprio Pietro, Giacomo e Giovanni sul Monte Tabor.
Stefania Tolomeo
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