Il tormento e l'estasi

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TRIESTE, 12 Maggio – immaginate di assistere a una gara di velocità a due tra Carl Lewi...

TRIESTE, 12 Maggio – immaginate di assistere a una gara di velocità a due tra Carl Lewis e uno zoppo. Vi porreste domande sulla vittoria o dareste il risultato per acquisito? Bene, immaginate ora che Carl Lewis, a poca distanza dal traguardo smetta di correre e cominci a saltellare su una gamba sola, magari per adeguarsi al suo avversario; forse a qualcuno verrebbe qualche dubbio sul risultato ma i più continuerebbero a darlo per vincente. Ottimo, a questo punto immaginate di vedere Carl Lewis, a pochi metri dalla fine, suicidarsi sulla pista (Lewis non ce ne voglia se l’abbiamo usato come macabro esempio). Lo zoppo vincerebbe la gara e si accrediterebbe come novello Davide, vincitore contro il gigante Golia. Ecco, l’opposizione italiana, come questo immaginifico Carl Lewis, ogni volta che deve dimostrare di poter vincere contro lo zoppo (l’attuale maggioranza) decide di suicidarsi.

Davvero, in qualsiasi paese occidentale, per l’attuale opposizione, costringere il governo ad andare al voto anticipato e stravincere le elezioni a basse mani sarebbe un giochino semplice semplice, ma in Italia no. Perché? C’è qualcosa che da ormai 17 anni tiene la sinistra inchiodata a una posizione di eterna opposizione, qualcosa che le impedisce di accreditarsi come forza di governo valida e credibile. È un retaggio storico: quando gli italiani decisero se stare a Est o a Ovest Togliatti sapeva che avrebbe contato molto di più come capo del più importante partito comunista dell’Ovest che come capo del meno importante dell’est, e vide con sollievo il realizzarsi della prima ipotesi, sebbene lo relegasse a un ruolo di eterna opposizione. La sinistra attuale, erede culturale e storica del Pci, anche se con almeno 4 nomi diversi nel corso degli anni, nel momento in cui, allo sciogliersi della prima repubblica poteva andare al governo, non ha superato il complesso dell’eterna opposizione. Anzi, l’ha migliorato facendo opposizione persino a sé stessa.

Come il Carl Lewis che a un certo punto comincia a saltellare per adeguarsi al suo avversario, da 17 anni la sinistra tenta di adeguarsi a Berlusconi e seguirlo nel suo terreno preferito, ovvero quello della trappola mediatica. Berlusconi parla alla pancia dei cittadini, stuzzica le loro insoddisfazioni, le loro frustrazioni, pungola i loro sogni accreditandosi come il Genio che realizza i desideri, stimola i loro pregiudizi e il loro odio. Da quanto tempo ormai sentiamo parlare di Magistrati di sinistra, giornalisti di sinistra, professori di sinistra, impiegati pubblici di sinistra, ferrovieri, autoferrotranvieri, medici, operai… tutti di sinistra? Molti autorevoli commentatori hanno ristretto le esternazioni del Presidente del Consiglio alla psichiatria, ma è un abbaglio: fanno parte di una lucida strategia. Quale cittadino non è insoddisfatto dello stato dei processi e della giustizia italiana? Quale cittadino malsopporta gli scioperi del trasporto pubblico locale e ferroviario? Quale cittadino non disprezza la lobby baronale universitaria? Quale cittadino non è disgustato dai pochi casi di malasanità, dalle lista di attesa infinite, dalle attese eterne al pronto soccorso? Accreditando alla sinistra tutta questa gente, Berlusconi concentra il malumore degli elettori per fatti e disservizi della vita quotidiana dipendenti da un sistema in sé asfittico, creato da 30 anni di democrazia cristiana e 10 di Craxi, a una parte politica ben determinata, costringendola alla difesa e riversandogli addosso la collera del cittadino che non vede l’ora di trovare un parafulmine politico. E qui si compie il fatale errore della sinistra: seguire Berlusconi su questo campo, rispondere alle ridicole provocazioni sulla Magistratura comunista, che nessuno prenderebbe sul serio se nessun membro dell’opposizione si preoccupasse di smentirle, ma si limitasse a sottolinearne l’assurdità; replicare vanamente alle sparate del primo anziché incastrarlo sui veri problemi, sui temi interessanti per i cittadino.

Con una differenza: Bersani non è Berlusconi. Sarebbe più adatto a parlare di cose serie, anziché infilarsi in un botta e risposta fatto di sparate e di vuoti proclami. E se non basta, mentre Berlusconi è circondato di fedeli araldi che ripetono la stanca litania dei suoi rituali slogan, che insistono come un sol’uomo sugli stessi volgari concetti, Bersani si contorna di curiosi personaggi che giorno per giorno ne contestano l’autorevolezza e ne delegittimano il ruolo. L’estasi mistica dei sacerdoti di Berlusconi, posseduti da qualche spirito che gli fa ripetere liturgicamente le stesse parole da 17 anni, mai realizzate e mai realizzande, e il tormento di un’opposizione che preferisce attaccare sé stessa anziché il proprio avversario.

Quando quest’opposizione imparerà a parlare, a parlare al cittadino e non al suddito, in modo semplice e lineare, senza pubblicità, di fatti e problemi concreti, quando smetterà di prendere così sul serio le sciocchezze che ogni giorno piovono copiose dall’altra parte, quando si farà di nuovo sinistra operaia e andrà a parlare con l’operaio, con il pensionato, con lo studente e il disoccupato, allora diventerà forza di governo.

L’unica cosa abbastanza certa, per il momento, è che la gloriosa e leggendaria macchina da guerra comunicativa del Pci si è sgretolata per sempre, e cercare di vincere Berlusconi nel terreno della comunicazione è come volare troppo vicino al Sole: una hybris che farà precipitare nel vuoto chi vi si azzarderà.
Nell’attesa che arrivi quel giorno e la sinistra decida di tornare alle sue origini di forza che nasce dal basso, venghino siori venghino, venghino al circo…

(Marco Biagioli)

(Fonte fotografie: rete)

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