InArt - Intervista a Filippo De Mariano

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SANTA LUCIA DEL MELA (ME), 23 GIUGNO 2013 - Questa settimana la rubrica InArt presenta il giovane ar...

SANTA LUCIA DEL MELA (ME), 23 GIUGNO 2013 - Questa settimana la rubrica InArt presenta il giovane artista emergente Filippo De Mariano. Siciliano sì, ma soprattutto “mediterraneo” nell’animo. I colori, i sapori e gli aromi stessi della terra d’Africa sono percepibili dall’occhio che visiona le sue opere, quasi come se De Mariano, che l’Africa non l’ha mai vista, ne avesse un ricordo atavico che riemerge nei suoi pensieri e nella sua ispirazione. Nel 2003 partecipa alla Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo ad Atene con cinque quadri e nello stesso anno crea la sua prima istallazione “Il perdono” che viene esposta al Museo Regionale di Messina nell’ambito di Gemine Muse. Durante gli anni realizza varie installazioni come quella all’Hotel Alexander Museum di Pesaro dove crea la stanza 602 “Le radici del mondo”. In vent’anni gira l’Italia con le sue mostre: Bari, Roma, Pesaro, Alessandria, Milazzo, Milano, Catania, e Taormina dove ha presentato la sua ultima mostra personale, riprendendo con una nuova veste “Gli animali di Sophia”, esposizione successo del 2006. Nel 2011 ha realizzato per il comune di Messina una scultura in acciaio alta 4 metri dal titolo “Il passaggio dell’angelo”, e nel 2012 ha partecipato ad una mostra “Appunti di Viaggio” con Thomas Berra a Gualtieri Sicaminò e poi a “Grafitismi di segni e di luce” alla Fondazione Mazzullo a Taormina sotto la direzione artistica di Giuseppe Filistad e Giuseppe Morgana e Art Promotion. De Mariano ha risposto alle domande di infooggi.it rendendoci partecipi della sua passione ed ispirazione artistica.

Un’arte fatta di colori e profumi provenienti prevalentemente dal continente africano, dove l’essenziale e il minimale sono gli elementi cardine. Da cosa nasce la passione per l’etnico?

“La passione nasce quasi per caso, per il semplice fatto che vivendo in Sicilia, terra immersa nei colori, avevo voglia di cercare qualcosa che esprimesse a pieno ciò che mi sta a cuore. Un incipit per un’arte diversa dall’astrattismo che fino a quel momento avevo fatto, ma che non sentivo più mia. Ho pensato dunque all’Africa, a quel continente così vicino a noi, che con la sua straordinaria cultura, con i suoi colori forti, mi ispira da vent’anni. Ho cominciato con l’Africa sì, ma ho poi giocato con i vari continenti facendo, così, un immaginario giro del mondo”.

Nel 2006 nascono gli “Animali di Sophia” di cui lei stesso ha detto “è una mostra nata per i bambini ma pensata per gli adulti”. Quanto l’animo infantile di un artista e la ricerca della semplicità contano nell’arte e quanto raggiungono chi ne fruisce?

“Mah...io credo che un artista rimanga sempre bambino, guai se non lo facesse. Molte persone, purtroppo, crescono anche spiritualmente, mentre per chi fa arte è un fatto fondamentale rimanere semplici di spirito. Il progetto sugli “Animali di Sophia” nasce dal desiderio di manifestare un’emozione. Vedevo mia moglie cambiare naturalmente in gravidanza, e sentivo forte il desiderio di rendermi anche io partecipe di quel miracolo, volevo fare qualcosa. Da qui nasce, da questa emotività, dai nove mesi di gestazione, un lavoro fatto dapprima solo su bozzetti, su ispirazioni che rimanevano nella mente, e che poi, dopo il parto, hanno “trovato vita” sulla tela. E’ stata una mostra che ha avuto un grande successo e che mi ha cambiato profondamente, come uomo e come artista”.

Neanche i segni zodiacali sfuggono alla creatività di Filippo de Mariano, che nel 2009 inizia il progetto “Di che segno sei?”, in cui ha cercato attraverso immagini universali di scoprire quel microcosmo che è connaturato in ogni individuo. Quanto la rappresentano le sue opere?

“L’interesse verso i segni zodiacali nasce subito dopo gli “Animali di Sophia”, con l’idea di fare qualcosa di diverso rispetto all’ultimo lavoro, ma in effetti...non ci sono riuscito. Gli “Animali di Sophia” sono stati un’esperienza talmente forte che il lavoro sui segni zodiacali ne ha inevitabilmente risentito. Sono stati una sorta di prosecuzione del lavoro precedente, senza volerlo. Pur non essendo un patito di astrologia, sono stato sempre affascinato dal senso ancestrale dell’universo, dagli astri e dalle carte stellari, e da qui è nata l’idea di giocare con i 12 segni zodiacali, che avendo ovviamente un numero stabilito, non ammettono una continuazione, ma hanno un inizio ed una fine”.

La figura femminile, la donna, la madre e la maternità, temi ricorrenti spesso anche affrontati con sofferenza e dolore. Sono queste forse “Le radici del mondo”, per parafrasare la stanza 602, su cui regge l’umanità stessa?

“Per collegarci alla stanza dell’Alexander Museum, quello era un periodo in cui io avrei voluto chiudere il ciclo dell’Africa. Sono partito, dunque, con l’idea di realizzare quell’opera che portasse a termine una fase e contemporaneamente servisse come ringraziamento per l’esperienza che io e mia moglie stavamo vivendo. Aspettavamo infatti la nostra prima bambina. Realizzai, dunque, una donna africana gravida, anche allo scopo di esprimere quanto la donna sia posta a fondamento della vita. Essa è alla base di tutte quante le attività quotidiane ed è sì “radice del mondo”, soprattutto nelle mie rappresentazioni primordiali della vita. Le mie donne, aggiungo, sono donne raffigurate un pò alla Modigliani, con un collo lungo che consente loro di vedere oltre l’orizzonte. Inoltre, le immagino e le raffiguro sempre ad occhi chiusi, per sottolineare quanto sia imperscrutabile il mondo femminile. La donna sofferente è invece bene espressa da una mia installazione che nel 2003 ho realizzato per il Museo Regionale di Messina. Essa prevedeva il coinvolgimento di un crocifisso ligneo in cui io sostituii Gesù con una donna africana in procinto di partorire. Tutto questo a sottolineare quanta sofferenza ci sia soprattutto in alcune parti del mondo che “mettono in croce” la donna senza fornirle aiuto. La mia volontà, poi, di esprimere con forza il concetto della potenzialità femminile, è sicuramente manifestata all’ennesima potenza nella raccolta di opere “Donna un mondo infinito”.

Le opere di Filippo De Mariano sono al momento visibili al Castello Normanno - Svevo di Salemi (TP), dove l’artista è stato vincitore nella categoria “Disegno” del premio "Patrick Ysebaert". De Mariano sta anche lavorando ad un progetto che partirà dalla rielaborazione del mito del filo di Arianna, che si avvarrà anche di una installazione molto particolare che vedrà la riproduzione di un labirinto in pietra.

Per maggiori informazioni visitare il sito internet http://fildem.wix.com/demariano

Katia Portovenero 

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