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InArt - Sangue di drago, squame di serpente

Trentino Alto Adige

 TRENTO, 1 SETTEMBRE 2013 – Reliquie di epoche lontane raccontano di un mondo non affatto dissolto, che mutando forma e genere è sopravvissuto nell’immaginario di svariate culture, continuando ad alimentare saghe pressappoco infinite di eroismi e paure arcaiche. “Sangue di drago, squame di serpente” è il titolo (musicale come un incantesimo) della mostra-evento in corso al Castello del Buonconsiglio (fino al 6/01/2014), che restituisce, inalterato, il tempo della magia, con al centro il suo bestiario inquietante.

 All’origine di tutte le storie c’è un giardino, qui reinterpretato in chiave contemporanea, il “Giardino Fantastico”, in cui si aggirano creature di vetro, come le sculture di Alberto Gambale che rivaleggiano per originalità con le bambine-animale dalla testa di cervo o pecora dell’argentina Silvia Levenson. Domina la scena - allestita nella sala ex Marangonerie - il monumentale drago (alto 15 metri) dello scenografo-scultore Gigi Giovannazzi. Il percorso espositivo prosegue sulle tracce di esseri mitologici, unicorni, grifoni, chimere, mostri marini, ibridi tra uomini e animali come le sirene, le sfingi, i centauri, senza escludere pesci, aquile, cigni, leoni, cavalli e altri ferini abitanti del mondo reale, ravvicinati da questa articolata immersione nella storia dell’arte a cura di Franco Marzatico, direttore del Castello del Buonconsiglio, con la collaborazione del Museo Nazionale Svizzero di Lugano.

 La rassegna (catalogo Skira) si avvale di numerosi prestiti delle prestigiose collezioni di Zurigo, Vienna e Firenze, di Wunderkammer, di filmati e proiezioni 3D, che si affiancano ai tesori custoditi nelle sale del Castello del Buonconsiglio di Trento, di Castel Thun o del Castello di Stenico, un patrimonio, quello dei castelli provinciali, da valorizzare con maggiore consapevolezza.  

In mostra vasi ellenici, arazzi, erbari antichi e miniature medievali, dipinti del Rinascimento e del Barocco, un excursus eccentrico, al limite del mistico, rappresentativo dell’iconografia castellana, che attraversa il mito fino al fantasy, dalle favole di Fedro alle metamorfosi di Ovidio, passando per la tradizione cristiana, dal serpente dell’Eden al drago a sette teste dell’Apocalisse. Un antropomorfismo proiettato nel mondo animale, espressione di energia inconscia, istintiva, talora di forze regressive e demoniache, radicate nella psiche collettiva.

 Tra le creature fantastiche, da sempre, il più rappresentato e il più temuto è il drago, pur nell’eterogeneità di aspetto e ruolo, carico di una simbologia che allontana la visione occidentale dal vicino Oriente, dove invece assume una connotazione positiva. Lo ritroviamo pertanto, con la sua ferocia, nelle tele ispirate alle fatiche di Ercole, nelle “Tentazioni di S. Antonio Abate” del pittore tedesco Dietterlin o nella “Santa Margherita” di Tiziano, oppure fatalmente, nelle sculture raffiguranti il popolarissimo cavaliere di Cappadocia intento a ucciderlo, San Giorgio Martire.

Informazioni:
www.buonconsiglio.it

«Nessuno può spiegare un drago. È bene ricordare che ciò
che non si può spiegare va tutelato, protetto, indagato, non certo distrutto
».
(Cit. di Ursula K. Le Guin da “Il rifugio degli Elfi”).


(Immagini: dalla pagina facebook del Castello del Buonconsiglio, la locandina della mostra, taccuino tardogotico, “Sirena” del Museo Civico Archeologico di Modena, una bambina-cervo di Silvia Levenson)[MORE]

Domenico Carelli