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InArt - She Devil 6, intervista a Manuela Pacella

Lazio

ROMA, 8 MARZO 2014 – Il “fattore D” è al centro della rassegna video presentata dallo Studio Stefania Miscetti - via delle Mantellate, 14 - per il sesto anno consecutivo, “She Devil” – fino al 15 marzo 2014.
Un progetto di respiro internazionale che coinvolge curatrici e artiste anche poco conosciute in Italia, interessanti interpreti di quello «spirito diabolico e bizzarro – secondo l’ideatrice Stefania Miscetti - con cui l’esperienza artistica indaga e attraversa il quotidiano», rivelando l’energia e il volto femminile dell’iconologia contemporanea. Già dal titolo, un omaggio a un noto film del 1989 diretto da Susan Seidelman - con Meryl Streep nel cast – e anche alla “diavolessa” Shanna della Marvel Comics, è preannunciato il leitmotiv della collettiva, che nella Giornata dedicata alle donne nei Paesi sviluppati, rimanda in prima battuta a un passato di slogan, ai movimenti femministi degli anni ’60 («Tremate, tremate, le streghe son tornate») e alla loro stagione di battaglie civili di matrice emancipatoria, oltrepassando man mano il tempo delle fate e delle streghe.

Interrelazioni virtuose fra tecnologia e arte, le opere video proposte, tra cliché e percorsi inediti, raccontano un altro futuro possibile, nel bene o nel male. In mostra:

Jeanne Susplugas (Montpellier, 1974) – presentata da Manuela Pacella – con “For your eyes” (2005), un video di 04'03'' min in cui «fa un abile uso delle tecniche (nella parte animata usa diversi stili: dal disegno infantile al manga) per creare un contrasto semantico tra l’innocenza e la crudeltà. L’immaginario è quello interiore di una bambola i cui occhi iperrealistici si chiudono in un limbo onirico di assassinii e si riaprono animati di nuovi colori»;

- Mana Salehi (Teheran, 1980) – presentata da Dobrila Denegri – con “Mother cell” (2010), un video di 3'03'' min che «indaga le interazioni tra leggi fisiche, biologiche e arte nella dimensione della nanotecnologia»;

- Larissa Sansour (Gerusalemme, 1973) - presentata da Cristiana Perrella - con “Nation Estate” (2012), «un cortometraggio di fantascienza della durata di 9 minuti e una serie di foto che offrono una visione distopica ma anche ironica delle difficoltà del Medio Oriente»;

 

 - Kathryn Cornelius (Binghamton, NY, 1978) – presentata da Elena Giulia Rossi – con “ReSolve” (2005), alle prese nel video di 11'46'' min con un aspirapolvere che «esce dalla dimensione domestica» per entrare «in uno scenario dominato dalla natura», diventando «strumento e momento catartico. Natura, tecnologia, dimensione intima e pubblica si ritrovano insieme nell’impegno di superare la conflittualità che la loro coesistenza comporta»;

- Barbara Visser (Haarlem, 1966) – presentata da Orsola Mileti – con “Herbarium” (2013), un video di 6'47'' min concepito come «una mise-en-scene apocalittica», in cui «moderni burattinai allestiscono i loro fili in una serra tropicale abbandonata per rianimare le piante inaridite»;

- Payal Kapadia (Mumbai, India, 1986) – presentata da Pia Lauro – con “Weapons Of Mass Destruction” (2012), un film d’animazione di 3'10'' min che punta «sull’accostamento tra cibo e spiritualità», mostrando i dubbi dell’artista sugli effetti della manipolazione genetica degli alimenti;

- Malak Helmy (Alessandria, 1982) – presentata da Antonia Alampi – con “Records from the Excited State – Chapter 3: Lost Referents of Some Attraction” (2012), 6'55'' min di video, «un nuovo capitolo» di «un progetto on-going che conduce un’analisi dei ritmi biologici e sociali di un luogo di svago sulla costa egiziana».

 

Una delle curatrici di “She Devil 6”, Manuela Pacella, ha risposto ai microfoni di infooggi.it

1) Questo è il sesto appuntamento di una rassegna video incentrata sul tema dell’identità femminile. Nella giornata dedicata all’altra metà del cielo, quale messaggio suggerisce?
Credo che attraverso l’arte in modo particolare, attraverso lo sguardo femminile, citando la stessa Stefania Miscetti, sia possibile portare avanti l’idea sovversiva che «la storia può essere cambiata, che i rapporti di potere possono essere rovesciati proprio per il fatto che scegliamo di ricordare ciò che alcuni possono ritenere sia meglio dimenticare».[MORE]

2) Tra i progetti visivi proposti, quale ha apprezzato maggiormente?
Quest’edizione riflette un’incredibile urgenza che evidentemente albergava in tutte noi e si traduce in una scelta di opere video tutte incredibilmente interessanti. Ho apprezzato molto “Herbarium” di Barbara Visser, presentato da Orsola Mileti.

3) In omaggio al titolo della mostra, da cosa si riconosce una “diavolessa” o una “strega”?
Per il modo empatico di relazionarsi con gli altri e per il significato a volte esagerato dato agli eventi che accadono. Ho imparato sulla mia pelle che davvero nulla accade per caso, come questa edizione di “She Devil”.

4) Manuela Pacella è una strega “buona” o da temere?
Troppo spesso mi accade di verificare affinità tra il mio sentire, addirittura il mio immaginare, e la realtà. Sono io stessa, quindi, che temo ciò che sento e forse inizio a temere di più la razionalità che arriva a cancellare le prime sensazioni che, purtroppo o per fortuna, si verificano sempre veritiere.

5) Mai senza…
La memoria e l’intuito.

 

 

«L’ULTIMA “STREGA” D’EUROPA, ufficialmente, fu la svizzera Anna Göldi, decapitata nel 1782. Ma alcuni contano anche Barbara Zdunk, mandata al rogo nel 1811. Barbara aveva quarantadue anni ed era polacca. Nel 1806 il piccolo villaggio in cui abitava, Reszel, fu devastato da un incendio gigantesco. Barbara fu accusata di aver scatenato il disastro. Oltre che, come decine di migliaia di donne prima di lei, di essere posseduta dal demonio e avere oscuri e maligni poteri. Oggi non ha molta importanza stabilire se fu giustiziata per stregoneria o come incendiaria. Ma mi incuriosisce il suo stato civile: single e con un fidanzato molto più giovane. Una strega piuttosto moderna».
                                 (Cit. di Lilli Gruber, dall’introduzione del suo saggio “Streghe”, Rizzoli, 2008)

 

(Foto: Courtesy Studio Stefania Miscetti, in evidenza il logo realizzato da Gianmaria Mazzeo per questa edizione di “She Devil” e gli still tratti dalle opere video proposte)

Domenico Carelli