NEW DELHI, 11 AGOSTO 2011 - La presidente della Repubblica indiana Pratibha Patil ha rifiutato la richiesta di grazia per gli assassini di Rajiv Gandhi, ex primo ministro indiano.
Gli uccisori saranno impiccati, come vuole la legge indiana in caso di pena capitale.
Questa sentenza rema contro l'utilizzo regolare della pena di morte in India che, seppur ancora prevista dalla legge, è in netta dimunuzione e tende alla scomparsa. Secondo il sistema giudiziario indiano, questa dovrebbe infatti essere applicata solo “nel più raro dei casi rari”.[MORE]
Questo fatto evidenzia il senso di ingiustizia che regna ancora in India per l'assassinio dei membri della famiglia Gandhi. Entrambi sono infatti omicidi troppo forti per essere trattati con indulgenza e questa sentenza sembra un monito per eventuali nuove rivendicazioni separatiste.
L'omicidio di Rajiv Gandhi, avvenuto il 21 maggio 1991 per mezzo di una donna kamikaze, fu infatti organizzato, secondo la sentenza della corte di Madras del 1998, da un commando delle Tigri Tamil, organizzazione militare clandestina per l'indipendenza dei tamil dello Sri Lanka.
Rajiv era il figlio di Indira Gandhi, anche lei assassinata per ragioni indipendentistiche nel 1984, ed il marito dell'attuale presidente del Partito del Congresso Indiano, l'italiana Sonia Gandhi.
Marta Lamalfa
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