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Iran, in strada si canta "Morte all'America" nel mentre si dialoga con Washington

Dino Buonaiuto
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Iran, in strada si canta "Morte all'America" nel mentre si dialoga con Washington
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TEHERAN, 6 NOVEMBRE 2013 – La “Giornata Nazionale contro l’arroganza globale” è un evento annuale in Iran, che ricorda la presa dell’ambasciata americana a Teheran da parte di un gruppo di studenti universitari musulmani nel 1979. 52 dipendenti dell’ambasciata furono tenuti in ostaggio per circa 444 giorni, e l’episodio segnò una profonda frattura nei rapporti diplomatici tra i due paesi – il film Argo di Ben Affleck del 2012 descrive quanto accaduto in modo piuttosto chiaro.

Gli estremisti non sono mancati all’appuntamento nemmeno quest’anno, in centinaia di migliaia hanno preso parte alla manifestazione che, a detta degli osservatori, rappresenta essere tra i più grandi raduni anti-americani in Iran. Quest’anno, però, il messaggio in grassetto aveva un sapore più marcato, nel gesto di bruciare la bandiera a stelle e strisce e di intonare “Morte all’America”: gli organizzatori della marcia urlavano la loro ferma posizione nelle orecchie del neo-presidente moderato Hassan Rouhani e il suo team di negoziatori, intimandogli di non fidarsi delle parole di Washington e dei loro colloqui volti a risolvere la questione nucleare.

Sin dalle ultime elezioni, con la salita al potere di Rouhani, le due parti sembrano aver preso la strada di una solida negoziazione, nella speranza di riallacciare rinnovati rapporti diplomatici bilaterali. Punto focale di questa svolta è stata una storica telefonata tra i due presidenti, e in occasione della visita di Rouhani a New York per prendere parte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La conversazione telefonica è stata la prima comunicazione diretta tra un presidente iraniano e uno degli Stati Uniti, dalla rivoluzione islamica iraniana del 1979. L’iniziativa è stata accolta con favore dalla gran parte della popolazione iraniana, mentre i sostenitori della linea dura hanno reagito con sospetto, e hanno accolto il presidente, di ritorno da New York, con lancio di uova e scarpe.

Molti sono stati gli appelli, da parte del governo, di bandire gli slogan anti-America nelle celebrazioni ufficiali, e durante il venerdì di preghiera, ma lo zoccolo duro dei dissidenti non sembra volere, in nessun modo, fare un cambio di marcia.

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foto: aljazeera.com

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Scritto da Dino Buonaiuto

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