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La speranza in uno scatto - Fotografia e giornalismo

Lazio

ROMA, 01 MAGGIO 2016 – Da due giorni è stata inaugurata nella cornice del Museo di Roma in Trastevere la mostra World Press Photo 2016 (visitabile fino al 29 maggio 2016), promossa dalla World Press Photo Foundation di Amsterdam, l’istituzione internazionale indipendente per il fotogiornalismo che annualmente assegna il Premio World Press Photo, il più prestigioso riconoscimento fotogiornalistico su scala mondiale.[MORE]

Il 18 febbraio scorso la giuria del World Press Photo, presieduta da Francis Kohn, ha scelto come foto dell’anno Hope for new life, del fotografo australiano freelance Warren Richardson. Lo scatto, con la sua disarmante semplicità, accende con potenza i riflettori sull’emergenza umanitaria dei migranti: mostra un neonato, affidato come un dono alla speranza di una vita migliore dalle mani sapienti di due uomini separati dal filo spinato. Accadeva a Roske, in Ungheria, il 28 agosto 2015. Annota l’autore: «Ero accampato con i rifugiati da cinque giorni sul confine. Un gruppo di circa 200 persone è arrivato, posizionandosi sotto gli alberi lungo la linea di recinzione. Prima sono passate le donne e i bambini, poi i padri e gli uomini anziani. Devo essere stato con questo gruppo per circa cinque ore, giocando al gatto e il topo con la polizia per tutta la notte. Non ho utilizzato il flash perchè altrimenti la polizia avrebbe potuto vedere quelle persone. Ho scattato la foto grazie alla luce del chiaro di luna».

Nel percorso espositivo sfilano le immagini rappresentative delle otto categorie in cui è articolato il concorso (rispettivamente, Contemporary Issues, Daily Life, General News, Long-Term Projects, Nature, People, Sports, Spot News); questa 59ª edizione, tra 5.775 fotografi provenienti da 128 Paesi, ne ha visti premiare solo 42, di 21 nazionalità – per l’Italia, il reporter Dario Mitidieri, con Lost Family Portraits, terzo premio People foto singole.

Pregevole su un duplice fronte, estetico ed etico, l’iniziativa della World Press Photo Foundation ricorre al linguaggio immediato della fotografia per narrare storie, sogni ed orrori, dando voce anche a chi spesso la voce viene negata, aggiungendo al contempo un tassello per la comprensione delle realtà complesse della nostra attualità.

Domenico Carelli

(Foto, courtesy 10bphotography)