Larghe intese, l'armatura di carta di una politica in fase di implosione

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ROMA, 12 NOVEMBRE 2013 - Ciò che risulta immediatamente comprensibile da quanto sta accadendo...

ROMA, 12 NOVEMBRE 2013 - Ciò che risulta immediatamente comprensibile da quanto sta accadendo in questi giorni è che, diversamente da quanto ci vogliono far credere i nostri politici, a loro le larghe intese piacciono. Eccome. Il mix politico (a cui ormai purtroppo ci stiamo quasi abituando) non sembra affatto esser nato da una strada obbligata o da un incontro dovuto. E’ visibilmente invece il frutto, forse inconscio, della perenne crisi interna ai partiti. E’ una corazza. Un vestigio sotto il quale nascondere l’implosione, ormai innescata, dei nostri movimenti politici. Da destra a sinistra. Dall’anti-destra all’anti-sinistra. 

Lo spaccato di politica trash a cui stiamo assistendo è l’unico motivo per cui esistono oggi le larghe intese e queste sono condizione necessaria affinché l’implosione avvenga tacitamente senza lasciare danni visibili. Questa armatura di carta agisce mediaticamente per affievolire risvolti drammatici su quella fascia di cittadini a conoscenza, purtroppo e per fortuna, delle assurde beghe interne ad ogni partito.

Facile farci credere che le larghe intese sono la conditio sine qua non il popolo italiano si troverebbe in preda al più grave vuoto democratico degli ultimi vent’anni, più difficile sarebbe invece il contrario: dire con onestà (bontà morale sconosciuta ai più) che il vuoto democratico lo stiamo vivendo già. Lo viviamo ogni giorno. Ogni qualvolta il pensiero di aver votato un’idea, di aver contribuito alla vita pubblica attraverso il sacro rito del voto, quello stesso pensiero viene demolito, umiliato, mortificato dall’ingente quantità di idiozia che con tremenda facilità alcuni politici mettono in campo. Allora e solo allora, capisci di essere già nel vuoto democratico.

Il Porcellum ci ha costretti (nel bene e soprattutto nel male) a scegliere con tutte le controversie del caso, delle idee prima ancora che degli uomini. Queste idee oggi contano meno di zero. Il Partito Democratico ad esempio non è un’idea. Non è nulla. Anzi: è tutto, troppo. Così ti ritrovi ad assistere allo spettacolo da quattro soldi che tu hai sponsorizzato con il tuo voto. E ti ritrove a pensare di dire a Renzi (di cui non condividi l’80% delle idee, ma ne sposeresti una sintesi): se perdi di nuovo, fuggi. Non fare l’eroe. Non è più il momento!

Perché qui non si tratta di discussione interna. Nella maniera più assoluta. Ben venga la partecipazione ed il dialogo, ma non è questo il caso. Tutto ciò si può intendere invece come cessazione di quel confronto serio e misurato che porta ad una sintesi e l’iniziazione di un percorso di divagazione mentale che porterà all’ennesima sconfitta dell’idea-partito.

Il PDL non lo guardo nemmeno. A volte è meglio tacere su ciò che da vent’anni si discute. Loro sono un mondo a parte. Sono il mondo dell’allievo e della maestrina pronta a bacchettarti le dita se non scrivi con la mano giusta. Un mondo indegno persino della mia umile ira.

Credetemi, a diciannove anni è difficile scoprire il cinismo. Mentre si dovrebbe essere sognatori ed idealisti. Mentre si dovrebbe volgere lo sguardo ad una bandiera che possa rappresentare qualcosa per te. Mentre si sogna di poter dare una definizione al proprio pensiero. Loro hanno ucciso tutto ciò e lo hanno coperto con la sacra sindone delle larghe intese. Ma il degrado che li sta colpendo è lo stesso in cui versa oggi la nostra possibilità di immaginare una classe politica diversa: il buio più totale.

Sergio Sulmicelli

(foto da: it.wikipedia.org)

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