Le Pietre che danzano di Paolo Hermanin

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ROMA, 15 NOVEMBRE 2012 – Presso lo Studio Arti Floreali - vicolo della Campanella 34/A –...

ROMA, 15 NOVEMBRE 2012 – Presso lo Studio Arti Floreali - vicolo della Campanella 34/A – parte la mostra “Litochoreia, le Pietre che danzano” (dal 15 al 25 novembre 2012) di Paolo Hermanin. 
Continua a sorprendere l’artista romano, classe 1951, già noto al pubblico per la caratteristica tecnica dell’incisione su specchio – nel 2011 le sue opere sono state esposte al padiglione italiano della Biennale di Venezia.

Nel suo laboratorio, avviato negli anni Novanta, crea opere multiformi e originali, frutto di una sperimentazione artistica incessante, che non esclude l’incontro fra nuvole e rocce, e che spazia, evolvendosi, dalle vetrate artistiche alle sculture in bronzo o in legno, fino a quelle in pietra. Dal suo talento innegabile nascono inedite figure danzanti. 

 La personale odierna ci introduce in un regno incantato, in cui assistiamo alla metamorfosi della materia, fra le più statiche, il granito, che si fa azione, scultura in grado di catturare il movimento della danza, sprigionando energia, vibrazioni nello spazio circostante.

 Come un Demiurgo, con raffinata abilità artigianale, Paolo Hermanin plasma la materia che diventa forma plastica tridimensionale sul modello dei moti dell’animo, esprimendo la complessità della dimensione interiore, da immateriale in tangibile.

 L’ispirazione nasce sulle coste della Gallura, dove l’artista aveva potuto osservare e meravigliarsi delle tante effigi naturali scolpite sulla vivida roccia granitica dal prodigioso operare del vento e dei flutti, traccia visiva dell’eterna lotta tra gli elementi.  Un'alchimia che avrebbe condizionato la sua ricerca estetica, votata allo studio dell’equilibrio tra forma e materia, tra natura ed arte.

«Il filo rosso che sottende tutte le mie opere – ha asserito Hermanin - è costituito dalla tensione irrinunciabile al disvelamento del mistero, al riconoscimento dello spirito nei molteplici aspetti del mondo reale. Questa componente sottile, profonda che permea la realtà in ogni ambito, sfugge, a mio parere, alla sensibilità dell'uomo contemporaneo condizionato da una "fede cieca" nella scienza e nella tecnologia».

(Fonte foto: opera di Paolo Hermanin in mostra, dal sito di Studio Arti Floreali)


 Domenico Carelli

 

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