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M5S tenta ripartenza ma è attacco interno a "terza via”. Crimi in campo per evitare scissioni

Lazio > Roma

M5S tenta ripartenza ma è attacco interno a "terza via”Crimi in campo per evitare scissioni. La sponda del referendum
ROMA, 27 GEN - Essere l'ago della bilancia senza diventare un ago nel pagliaio. In questo agrodolce gioco di parole c'è tutta la mission impossible di un Movimento 5 Stelle che esce letteralmente a pezzi dalle Regionali. E il day after del voto già prelude al grande scontro che si avrà da qui agli Stati generali: quello tra chi persegue la linea della "terza via" e chi, soprattutto dopo l'ennesimo flop elettorale, vede oramai come inevitabile l'abbraccio al Pd.

Sarà uno scontro tra titani e il rischio è che finisca invischiato anche il premier Giuseppe Conte. Il capo del governo, infatti, oggi torna a delineare la sua strategia "giallo-rosa", quello di un campo largo contro le destre. E' una strategia che Conte, non a caso, infarcisce di temi "cari" al Movimento, come lo sviluppo sostenibile, la svolta green, la digitalizzazione. Ma, per ora, dai vertici arriva un netto no. Vito Crimi, il nuovo capo politico del M5S post-Di Maio traccia infatti una linea non dissimile da quella del ministro degli Esteri: il Movimento deve correre da solo, partendo dalle origini, ovvero dal fallimento del bipolarismo. Altri "big", però, si muovono in direzione opposta. E' noto che, da tempo, Beppe Grillo persegue la strategia dell'avvicinamento al Pd.

E' una strategia che, in molti parlamentari e in qualche ministro, trova dei decisi fautori. E, pur nel suo silenzio, la linea probabilmente non dispiace neppure a Roberto Fico. Dall'altro lato della trincea c'è invece chi vuole un Movimento "terzo" rispetto a sinistra e destra, chi crede, con fermezza, che aderire ad un campo del centro-sinistra significherebbe estinguersi. Lo pensava Di Maio, lo pensa Alessandro Di Battista, lo mettono nero su bianco sui social "big" come Ignazio Corrao, Stefano Buffagni, Laura Castelli. E' la posizione delle origini, quella che ideò Gianroberto Casaleggio e che il figlio Davide di certo non disdegna. E' tutta qui la battaglia che si consumerà da qui a marzo. Con un'appendice. Dopo l'ennesimo flop il passo dallo scontro interno alla scissione è più breve.

Anche perché, ad intaccare le convinzioni di chi pensa ad un M5S ago della bilancia c'è il dato del voto in Emilia-Romagna, culla del Movimento ma teatro di un trasferimento massiccio di voti dall'universo pentastellato al Pd. "La linea dell'ago della bilancia è una linea coerente, ma per esserlo bisogna essere forti", spiega una fonte vicinissima ai vertici del Movimento. Un gancio alla difficile risalita è offerto dal referendum sul taglio dei parlamentari. "E' un tema prioritario", assicura Crimi. Un tema che, nel mare di divisioni interne, potrebbe rivedere il Movimento unito. E forse non è un caso che nei vertici pentastellati si stia pensando ad uno slittamento degli Stati generali. Dal 15 marzo, data annunciata nei giorni scorsi da Di Maio, al 29 marzo, data del referendum sul taglio agli eletti.

E' su questo tema che Crimi potrebbe chiedere quel rilancio all'unità a cui il capo politico fa appello nelle primissime ore del post-Regionali. Non sarà facile. Il Movimento in queste ore è un mix di facce scure e mutismi congegnati ad hoc. In rigoroso silenzio sta Di Maio, l'uomo che sul flop alle Regionali non ha voluto metterci la faccia con una motivazione ben chiara: lui era contrario alla discesa in campo. Non parla Grillo, non parla Casaleggio, non parla il "Dibba" dall'Iran. Anche Fico evita di esporsi. Parlano, eccome, quei parlamentari che già nelle scorse settimane chiedevano una svolta nella struttura e nella direzione politico del Movimento: da Paolo Lattanzio a Giorgio Trizzino. Parlamentari che, in fondo, si ritrovano nella mozione di Emanuele Dessì, che guarda a un Movimento "riformista".

Parla chi come Buffagni ammette con nettezza che, da quando è andato al governo, il "il M5S ha sbagliato a rincorrere gli altri". E, sullo sfondo, resta il tema della leadership. Il nome verrà solo dopo la linea che il M5S vorrà adottare. L'idea di un volto femminile piace e non sono apparse inosservate le nette parole di Chiara Appendino ("Il M5S deve ritrovare fiducia in sé"). Ma ogni ipotesi deve fare i conti con Di Maio. L'ex leader non ha alcuna intenzione di farsi da parte e già domani alla congiunta notturna, la sua presenza non sarà certo marginale.