Mafia: Blitz a Catania contro clan Santapaola-Ercolano, 18 Arresti

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CATANIA, 10 OTTOBRE - Oltre 200 carabinieri del Comando provinciale di Catania, dalle prime ore del ...

CATANIA, 10 OTTOBRE - Oltre 200 carabinieri del Comando provinciale di Catania, dalle prime ore del mattino, stanno eseguendo un provvedimento restrittivo ad Acireale e Aci Catena emesso dal gip del Tribunale etneo su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 18 soggetti riconducibili alla "Famiglia" "Santapaola-Ercolano", ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni con l'aggravante del "metodo mafioso", scambio elettorale politico mafioso, tentato omicidio, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi.

Le indagini, condotte dal Nucleo investigativo del Comando provinciale e dalla Compagnia carabinieri di Acireale, hanno consentito, tra l'altro, di accertare, anche grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, la responsabilità' degli indagati in ordine alla loro appartenenza a due "gruppi" storici della "Famiglia" di Catania, nonché' all'imposizione del "pizzo" nei confronti di diversi imprenditori locali nell'arco di svariati anni.

Maggiori dettagli verranno resi noti nel corso della conferenza stampa che si terra' questa mattina alle ore 10:30 nella sala conferenze della Procura della Repubblica di Catania, dal Procuratore Carmelo Zuccaro e dai vertici provinciali dell'Arma dei Carabinieri.

Aggiornamento - Fatta luce su agguati ed estorsioni 

L'indagine culminata nel blitz antimafia "Aquila" nel Catanese, ha inoltre consentito di fare luce sul tentato omicidio di Mario Giuseppe Tornabene, avvenuto a Fiumefreddo di Sicilia il 28 agosto 2007. Secondo il racconto di due collaboratori di giustizia, Tornabene, gia' responsabile del 'Gruppo di Giarre' per conto della frangia acese riconducibile al citato Sebastiano Sciuto, e curatore degli interessi di quest'ultimo, attraverso la costituzione di societa' in diverse attivita' commerciali, aveva disatteso gli accordi economici intrapresi con lo stesso Sciuto, tant'e' che il figlio di questi, Stefano, insieme ad altri rimasti allo stato senza nome, quella sera di undici anni fa, lungo via Marina, aveva esploso tre colpi di pistola all'addome contro la vittima che era riuscita a fuggire da un'uscita secondaria della propria struttura ricettiva, in cui si trovava al momento.

All'attivita' investigativa svolta dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale si affianca, poi, una indagine parallela, svolta dai colleghi della Compagnia di Acireale e confluita nel provvedimento cautelare eseguito quest'oggi, sul conto di soggetti orbitanti in seno ai medesimi gruppi mafiose, chiamati a rispondere di furto, estorsione aggravata e reati concernenti gli stupefacenti e le armi


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