Merkel-Trump, tensione palpabile. E il presidente snobba la stretta di mano della cancelliera

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WASHINGTON, 18 MARZO- Non è sembrato iniziare bene il tanto atteso incontro tra Angela Merkel...

WASHINGTON, 18 MARZO- Non è sembrato iniziare bene il tanto atteso incontro tra Angela Merkel e Donald Trump, che, nella studio Ovale, alla richiesta dei giornalisti di stringersi la mano e alla stessa domanda della cancelliera: “Ci stringiamo la mano?” il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti è rimasto del tutto impassibile, senza nemmeno guardarla, e continuando a tenere le mani chiuse palmo a palmo incastrate tra le gambe. La scena ha fatto il giro del mondo ancor prima che iniziasse il colloquio.


La cancelliera è stata accompagnata da tre delle più imponenti aziende tedesche, quali la Siemens, la Bmw e la Schaeffler, casa costruttrice di componenti auto. Per la delegazione americana, si sono presentati Ivanka Trump, figlia del presidente, ma che non riveste alcun ruolo nell’amministrazione governativa, il marito kared Kushner, consigliere del presidente, e Wilbur Ross, segretario del commercio. A rappresentare l’imprenditoria statunitense, i ceo di Dow Chemical, Ibm e Salesforce, rispettivamente Andrew Liveris, Ginni Romettey e Marc Benioff.


Nel colloquio non sono mancate tensioni su diversi temi, ma è stato giudicato positivo da entrambe le parti: “produttivo” per Trump e “soddisfacente” per Merkel.


Il presidente americano ha esordito dicendo che “Un America più forte è nell’interesse del mondo intero”, e la cancelliera ha aggiunto che: “È meglio parlarsi l’uno con l’altro piuttosto che parlare l’uno dell’altro”.


La prima questione a essere dibattuta è la Nato: nonostante il presidente ribatta il suo “forte supporto”, ha sottolineato l’esigenza che gli alleati paghino la loro “giusta quota”.


Segue ringraziando la Germania, che ha aumentato le spese militari dall’attuale 1,2% del PIL per avvicinarsi al 2%, percentuale concordata per ogni Paese facente parte dell’Alleanza, e che aveva causato diversi contrasti tra Washington e gli alleati, nelle settimane precedenti. In effetti, solo cinque su ventisette Paesi si sono impegnati per raggiungere la cifra, incluso gli Stati Uniti.


Poi l’attenzione si sposta sulla situazione ucraina, in cui il presidente ha “apprezzato la leadership francese e tedesca per la risoluzione del conflitto in Ucraina, dove cerchiamo la pace” e la Merkel ha aggiunto “Le relazioni con la Russia devono migliorare, ma prima deve essere risolta la crisi ucraina”.


A seguire, l’addestramento militare in Iraq, la situazione in Siria e in Libia, per le quali il presidente ha confermato: ”Dobbiamo continuare a lavorare mano nella mano per sconfiggere l’Isis e proteggere i nostri Paesi dal terrorismo”.


Tuttavia, l’incontro non ha conciliato le opinioni su diversi temi, come per esempio quello dell’immigrazione.
Il presidente americano ha giudicato il modo in cui essa viene affrontata in Europa, affermando che “non è sicura, prima viene la sicurezza dei nostri cittadini" e poi: "L'immigrazione è un privilegio, non un diritto".
La cancelliera tedesca ha ribadito invece:” Dobbiamo proteggere i nostri confini ma allo stesso tempo guardare ai rifugiati che scappano dalle guerre e dalla povertà”.


Ha continuato esprimendo il suo “rammarico” per il Muslim Ban, mentre Trump ha definito catastrofica la politica tedesca della porta aperta e ha considerato un errore il sistema applicato per i rifugiati, tale che indurrà altri Paesi a seguire la Brexit.


Nonostante la politica restrittiva di Trump, durante una telefonata avvenuta lo scorso gennaio, proprio la Merkel aveva detto al presidente che la Convezione di Ginevra obbliga i suoi firmatari, quindi anche gli USA, ad accogliere i rifugiati di guerra per motivi umanitari.


Altro tema su cui non si è trovato un punto di incontro valido è il commercio: con il suo “America First”, Trump ha annunciato di voler imporre dazi pari al 35% sulle case automobilistiche tedesche che producono in Messico veicoli per il mercato statunitense e la linea tedesca, poche ore dopo l’incontro, ha risposto che, in caso della “border tax” , avrebbe fatto ricorso presso la Wto, l’organizzazione del commercio mondiale.


Il presidente ha come obiettivo risanare il deficit commerciale: “Gli Stati uniti sono stati trattati male da molti Paesi. Sono per il libero commercio e voglio sia un commercio equo. Sono favorevole al commercio internazionale, al commercio più giusto per tutti, non sono un isolazionista" e, rivolgendosi alla giornalista tedesca che aveva formulato la domanda, ha detto:” "Non so che tipo di stampa lei legga, ma che io sia un isolazionista è una fake news!".


Per l’aspetto economico, la Merkel ha affermato che :"Non abbiamo ancora parlato di economia, credo che la Germania tuttavia debba lavorare per una Europa forte e unita” e ha auspicato che “possano riprendere i negoziati con gli Stati Uniti per l'accordo di libero scambio Ttip con l'Unione europea".
Trump ha chiuso l’argomento dicendo che gli Usa richiedono accordi commerciali “giusti che non costringano le nostre aziende a chiudere".


Durante la conferenza stampa non sono mancate battute che la cancelliera tedesca non ha sembrato apprezzare.
"Spiati da Obama? Almeno abbiamo qualcosa in comune, forse...". La battuta, molto rischiosa, riguardava le presunte intercettazioni della Trump Tower da parte dell’ex presidente americano Obama e la vicenda della Nsa che, sempre durante il governato dell’ex presidente, avrebbe spiato anche i telefoni della Merkel.

(foto da Daily Wire)

Eleonora Ranelli

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