MEMPHIS (USA), 16 NOVEMBRE 2011 - Melvina Brown, residente a Chattanooga, in Tenessee, era incinta da 19 settimane quando ha prematuramente dato alla luce il suo bambino. Il neonato è sopravvissuto per alcuni giorni per poi morire, purtroppo, in ospedale.[MORE]
L'istituto ha subito predisposto i moduli per lo smaltimento dei resti del feto: la scelta era tra smaltirli privatamente e quindi riportarli a casa o, in alternativa, mandarli all'obitorio. La donna, non potendo permettersi l'obitorio, ha optato per la prima opzione, chiedendo però del tempo per decidere che cosa farne. Ma, tra orrore e sgomento, dopo pochi giorni è arrivata a casa una scatola bianca con dentro il feto del neonato.
<<Ero poco lucida quando ho fatto quella scelta, ma non pensavano che recapitassero così il cadavere di un neonato>> ha dichiarato affranta la donna. L'ospedale, invece, si è difeso dalle accuse affermando di essere perfettamente a norma con le leggi del Tenessee. L'istituto, secondo la norma, può gestire i cadaveri dei neonati fino a 350 grammi di peso e attua il servizio di spedizione su richiesta delle famiglie che vogliono dare una sepoltura privata ai propri piccoli.
Il padre di Melvina, tuttavia, è andato comprensibilmente su tutte le furie: <<È inammissibile. Voglio sapere chi mette un corpicino morto dentro una scatola e lo spedisce a casa delle persone. Non doveva andare così >>.
Nicola Capolupo
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